Inglese lingua del mondo i rischi e i vantaggi

Posted on in Politica e lingue 11 vedi

INGLESE LINGUA DEL MONDO I RISCHI E I VANTAGGI

Ogni articolo del Corriere della Sera è sempre più frequentemente infarcito di vocaboli inglesi. Qualche esempio: trend, brand, performance, step, road map, stalker, show room, player, talk show, big, outsider, killer, ticket, devolution. Potrei purtroppo continuare. In quasi tutti i casi, esistono — da sempre — gli equivalenti italiani che esprimono perfettamente il significato delle parole inglesi. (Paradosso: molti dei termini inglesi sono di origine latina). Tale pessimo andazzo è stato definito come una forma di servilismo o di provincialismo. È vero? È sufficiente per spiegarne la tendenza (spiacente il trend)? Come ci si può opporre, veramente non se ne può più. Amerei conoscere il suo pensiero in merito.

Gianni Colombo , 

Caro Colombo, i giornali devono difendere il buon uso della lingua nazionale, ma sono i cronisti della società contemporanea e non possono ignorarne l’evoluzione. Può darsi che in questa alluvione di termini stranieri vi sia un po’ di provinciale esibizionismo, ma il fenomeno è più complicato e merita qualche riflessione. L’Europa è sempre stata bilingue: una lingua nazionale (ma sarebbe meglio definirla statale) per le esigenze di una comunità retta da uno stesso sovrano, e una lingua veicolare per le esigenze di quei ceti sociali, professionali e intellettuali che dovevano intrattenere rapporti attraverso le frontiere. Quest’ultima, per molto tempo, è stata il latino, ma dal XVII° secolo ai nostri giorni la lingua veicolare è quella del Paese che esercita sul continente una sorta di egemonia politica e culturale: il francese dal Seicento all’Ottocento, l’inglese delle isole britanniche sino alla Seconda guerra mondiale e l’inglese degli Stati Uniti sino ai nostri giorni. Ma vi sono alcuni fattori, strettamente collegati, che hanno reso il fenomeno, oggi, alquanto diverso da quello del passato. Nelle società di massa il numero di coloro che hanno bisogno di una lingua veicolare, dai migranti ai turisti, è cresciuto esponenzialmente. Le nuove tecnologie della comunicazione e l’arrivo delle tigri asiatiche sui mercati mondiali hanno dato un contributo decisivo alla globalizzazione della economia. Gli Stati Uniti sono diventati il motore della modernizzazione, il luogo da cui sono giunte negli ultimi decenni molte delle innovazioni che hanno trasformato il nostro modo di comunicare, viaggiare, studiare, produrre e commerciare. Grazie a tutti questi fattori le parole finiscono in un grande frullatore che gira sempre più rapidamente e copre un’area sempre più vasta. In questo torrente di modernità proveniente dall’altra sponda dell’Atlantico vi sono molte scorie che sarebbe meglio ignorare, ma la modernizzazione parla inglese e l’esistenza di un lingua comune ha creato sinergie che sarebbero state, in altre circostanze, impossibili. È vero, caro Colombo, che quasi tutte le parole inglesi citate nella sua lettera hanno un equivalente italiano. Ma le parole possono avere significati diversi a seconda del contesto in cui vengono usate e la traduzione letterale, in molti casi, non trasmetterebbe il nuovo significato che la parola ha acquistato nell’uso inglese o americano. Questo fenomeno è troppo importante perché un grande giornale possa ignorarlo. Non sarebbe lo specchio dei tempi.

SERGIO ROMANO, Sabato 27 settembre 2014, Lettere al Corriere




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.