Inglese, latino, plurilinguismo mancato…

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Inglese fuori moda, torna il latino.

Il latino nuova lingua franca? E’ ciò che vuole Schola Nova, istituto belga che ha coniato nuove espressioni latine per essere al passo coi tempi. Ma la lingua morta ha trovato nuova vita anche nella musica dance.

DI SKUOLA.NET

Una lingua morta che torna a vivere: ecco la nuova era del latino. Quella lingua antica, tanto disprezzata dai liceali a causa della sua apparente inutilità nell’uso comune, sta oggi rinascendo nel segno delle innovazioni linguistiche. Infatti, alcuni appassionati e studiosi del latino dell’istituto belga Schola Nova hanno deciso di arricchirla di tutte quelle parole ed espressioni che ai tempi di Cesare o Cicerone non esistevano ancora, ma che inevece oggi sono di grande attualità: anche i jeans, il computer e il telefonino hanno ora i loro nomi latini. Si chiama Schola Nova l’istituto belga in cui l’operazione “recupero latino” ha avuto inizio. Ma sono tantissimi i sostenitori del latino che in tutta Europa stanno combattendo per la sua rivalutazione come lingua comune. Il fascino del latino non ha mai smesso di conquistare le generazioni contemporanee anche a millenni di distanza dal grande impero, e persino la musica dance ha preso spunto dalla lingua classica per un brano dalla grande originalità.

COSA ACCADE NELLA SCHOLA NOVA – In questa scuola nei pressi di Bruxelles, una dozzina di studenti sono impegnati nella missione di resuscitare il latino dai suoi antichi splendori e adattarlo agli usi e al lessico attuali. I giovani latinisti non ci stanno ad abbandonare la lingua dell’Impero più potente al mondo, nonché culla della civiltà occidentale, nel dimenticatoio del passato. E così per far rivivere l’antica Roma si impegnano a coniare termini sconosciuti all’epoca, ma necessari per noi abitanti della contemporanea Europa.

IL LATINO AL POSTO DELL’INGLESE – Nella prospettiva che il latino possa davvero diventare la lingua comune europea, sostituendo l’ inglese, nascono tutte quelle parole sconosciute a Cicerone, Seneca, Virgilio in quanto lontani dalla moderna tecnologia. Il cellulare diventa il telephonis gestabilibus, il pc e Internet si trasformano rispettivamente in computatoria e reticulum interretiale. Anche per gli intramontabili jeans arriva una parola ad hoc: le bracas Genuenses. Insomma per i sostenitori della rinascita del latino, non esistono barriere a questa importante missione. Tra loro Stéphane Feye, uno dei più convinti che se la moneta unica dell’Europa debba essere l’euro, l’idioma comune non può che essere il latino. Feye non propone, comunque, di abbandonare del tutto l’inglese. La lingua anglosassone rimane la preferita come lingua dell’economia, ma il latino prenderebbe il suo posto nell’amministrazione.

LATINO DANCE – Ma non sono solo professori e studenti a sposare la causa della rinascita latina. Infatti l’idioma degli antichi romani contagia anche il mondo musicale. E i Kronos cantano una “magica Europa” tutta in latino. “Germania, Hispania, Gallia et Britannia, Grecia et Italia divisa est”: così viene rappresentata l’Europa sulle note dance del gruppo musicale, con il risultato di un brano divertente e veramente unico nel suo genere..

E GLI STUDENTI? – Il latino lingua franca, magari al posto dell’inglese? Gli studenti non hanno dubbi sulle loro preferenze. Sul portale specializzato Skuola.net , un utente commenta: “Ma stiamo scherzando? Il latino al posto dell’inglese? Che senso avrebbe?”. Il latino, infatti, non è particolarmente amato dai ragazzi che frequentano la scuola, e sui social network ogni pomeriggio si scatenano i commenti di chi è costretto a cimentarsi sull’ennesima versione da tradurre. Eppure, il latino è una lingua più vicina all’italiano rispetto all’inglese e la sua adozione porterebbe un vantaggio proprio ai paesi dell’area mediterranea.
(Da lastampa.it, 2/12/2013).

In crisi l’insegnamento precoce dell’inglese?

Nella legge 128 di conversione del DL 104/2013 per il rilancio dell’istruzione si prevede all’art. 5 che “All’articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, dopo le parole: ‘formazione integrale delle bambine e dei bambini’ sono inserite le seguenti: ‘, anche promuovendo il plurilinguismo attraverso l’acquisizione dei primi elementi della lingua inglese”.
L’articolo in questione si riferisce alla scuola dell’infanzia, in formato riforma Moratti.

Per promuovere il plurilinguismo i bambini dovranno essere avviati all’apprendimento del (solo) inglese. Nel testo iniziale del Governo questa previsione non c’era, ma è stata inserita con un emendamento alla Camera. Forse sarebbe stato meglio, invece, porre maggiore attenzione alla formazione degli insegnanti di quella lingua.
Chi insegnerà l’inglese a quei bambini? Come si provvederà alla formazione degli insegnanti?
È un problema comune alla scuola primaria, dove, come si sa, dopo il notevole sforzo quanti-qualitativo del quadriennio 1992/95, la formazione linguistica in servizio degli insegnanti è stata ridotta ai minimi termini, con ricadute negative sul livello di competenza linguistica degli insegnanti preposti.
La politica di contenimento degli organici degli ultimi anni ha comportato il graduale assorbimento degli insegnanti specialisti, lasciando molte scuole con un numero insufficiente di docenti di inglese e costringendo i dirigenti scolastici ad utilizzare, per alcune ore e a mo’ di “cucina povera”, gli insegnanti in servizio che risultano avere sostenuto all’università alcuni esami d’inglese. Spesso non bastano, infatti, i neo-formai in inglese del piano Gelmini.
La preparazione complessiva sembra non molto elevata.
E, come si sa, gli errori di pronuncia appresi dai bambini nella fase precoce dell’insegnamento sono difficili da correggere. Gli insegnanti di inglese della secondaria di I grado ne sanno qualcosa, al punto che molti di loro preferiscono parlare di esposizione dell’inglese nella primaria, anziché di vero e proprio insegnamento.
(Da tuttoscuola.com, 3/12/2013).

 




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