Inglese e web, la scuola parte nel caos.

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Da quest’anno in tutta Italia sarà obbligatorio insegnare una materia in lingua straniera all’ultimo anno dei licei e degli istituti tecnici. A settembre entra in vigore il «Clil», il «Content and language integrated learning», un metodo didattico previsto nel 2010 dalla riforma Gelmini, iniziato due anni fa in via sperimentale nei licei linguistici e ora allargato a tutte le scuole superiori, esclusi gli istituti professionali. Una rivoluzione che richiede insegnanti formati sia dal punto di vista linguistico – il livello di preparazione deve essere avanzato – sia dal punto di vista metodologico. Le lezioni «Clil», infatti, sono completamente diverse da quelle tradizionali: comprendono l’uso delle nuove tecnologie, prevedono lavori di gruppo e un apprendimento basato su «progetti» più che su spiegazioni frontali.

«Una buffonata»

La macchina della formazione, però, è in ritardo: i primi corsi erogati dall’Ufficio scolastico regionale risalgono al 2012, ma la maggior parte delle lezioni per i docenti sono cominciate la scorsa primavera. Colpa dei ritardi del Ministero nell’inviare istruzioni dettagliate e nel finanziare la preparazione degli insegnanti. Risultato: al momento sono in corso di formazione circa 600 professori lombardi. La metà di quelli previsti per legge: la riforma Gelmini stabilisce infatti la presenza di un docente «Clil» ogni due classi quinte. Seguendo questo calcolo, le scuole della regione dovrebbero avere circa 1.200 docenti in grado di insegnare questo metodo.

Non abbiamo docenti formati: è mancato il buon senso da parte degli ultimi governi, che adesso vogliono applicare la riforma Gelmini in tutta fretta

Una cifra molto lontana dalla realtà. «È tutta una buffonata – commenta Carlo Arrigo Pedretti, preside del liceo classico Parini e ministro-ombra del governo anti-Renzi -. Io vado in pensione dal primo settembre, ma al momento la mia scuola non è pronta a insegnare una materia in inglese. Non abbiamo docenti formati: è mancato il buon senso da parte degli ultimi governi, che adesso vogliono applicare la riforma Gelmini in tutta fretta. Non si lavora così». In un altro classico, il Carducci, un solo docente ha completato la formazione all’Ufficio scolastico regionale. Altri sei o sette hanno inviato la richiesta di partecipare ai corsi, ma non sono ancora stati chiamati. «Noi però partiamo lo stesso: crediamo molto in questo metodo, perciò ci siamo attrezzati – spiega il preside Michele Monopoli -. Contiamo su un gruppo di quattro docenti, quello già formato e altri tre che sanno molto bene l’inglese. Insegneranno in lingua Fisica, Scienze e Scienze motorie. Così riusciremo a coprire tutte le quattro quinte. Certo, dobbiamo ringraziare i nostri professori per la loro disponibilità».

Ma niente sanzioni

Le scuole che riescono a far partire il «Clil» senza ritardi, in effetti, sono quelle in cui i docenti hanno un ottimo livello di inglese per meriti propri. Oppure quelle che si sono prese avanti arrangiandosi. Come il tecnico Feltrinelli, in cui per pagare la formazione ai docenti sono stati investiti i soldi provenienti dal bar interno. «Abbiamo cominciato a pagare i corsi di inglese e di metodologia “Clil” quattro anni fa – racconta la preside Anna Maria Indinimeo -. Per forza, nei tecnici la legge prevede che a essere insegnate in inglese siano le materie di indirizzo. Se avessimo aspettato i corsi ufficiali oggi non avremmo dieci docenti pronti. A settembre partiranno Matematica, Scienze, Chimica, Costruzioni aeronautiche, Informatica, Elettronica, Energia e Storia». Tutte materie che potrebbero finire anche nella terza prova o al colloquio della maturità: per legge il «Clil» arriverà anche all’esame di

Il Miur ha anche ridotto l’entità dell’insegnamento in lingua straniera, sceso al 50 per cento del monte ore della materia prescelta

Stato, ma non sono ancora arrivate disposizioni dettagliate dal Ministero.

Autogestione efficace anche allo scientifico Vittorini: «Molti docenti si sono formati a proprie spese – spiega la preside Mara Bariatti -. Altri stanno frequentando i corsi dell’Usr. Partiremo con Matematica, Fisica e Scienze, poi anche Filosofia e Storia. Non solo in quinta, anche in alcune classi del triennio». In molti altri istituti, però, la partenza del «Clil» non è garantita. Per fortuna non è prevista alcuna sanzione: le norme transitorie pubblicate dal ministero a luglio ammorbidiscono il testo della riforma: «Il Miur ha anche ridotto l’entità dell’insegnamento in lingua straniera, sceso al 50 per cento del monte ore della materia prescelta – rassicurano dall’Usr -. Inoltre per avviare il “Clil” in modo graduale, si è stabilito che le lezioni possano avvenire in videoconferenza con altre classi. Così gli istituti meno pronti possono farsi trainare dagli altri». 




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