Inglese come lingua esclusiva Politecnico fa ricorso contro decisione del Tar

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Inglese come lingua esclusiva Politecnico fa ricorso contro decisione del Tar

Milano, 3 giugno 2013 – Guerra dell’inglese al Politecnico di Milano. Oggi il Senato accademico e il Consiglio di amministrazione del Politecnico di Milano, riuniti in seduta congiunta, hanno deciso a larga maggioranza di impugnare presso il Consiglio di Stato la sentenza con la quale il TAR Lombardia ha annullato la delibera di attivazione in lingua inglese dei Corsi di laurea magistrale e di Dottorato a partire dall’anno accademico 2014-2015.
“Rispettiamo naturalmente la sentenza del TAR – ha detto il Rettore, Giovanni Azzone – ma, come Università scientifico – tecnologica riteniamo che sia nostro dovere adottare tutti gli atti previsti dall’ordinamento vigente per chiarire il quadro entro cui si può esercitare l’autonomia universitaria e per assicurare il diritto dei nostri studenti alla migliore formazione possibile”.
(Da ilgiorno.it/milano/cronaca, 3/6/2013).




4 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

IL RICORSO <br />
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Corsi in inglese vietati: Politecnico contro il Tar <br />
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Battaglia a colpi di inglese al Politecnico. L’ università ha fatto ricorso contro la sentenza del Tar che aveva dato ragione ad alcuni docenti e di fatto ha «bocciato» l’ avvio di corsi esclusivamente in lingua inglese per tutti i corsi di laurea magistrale. <br />
Il Politecnico infatti aveva deciso il 15 dicembre ha deciso che dall’anno accademico 2014-15 tutti i 34 corsi di secondo livello sarebbero stati soltanto in inglese. Ma alcuni docenti <br />
si sono opposti e hanno impugnato la delibera davanti al Tar che, nei giorni scorsi, ha dato loro ragione. Ora la contromossa da parte dell`Università. Ieri il Senato accademico e il Consiglio <br />
di amministrazione del Politecnico, riuniti in seduta congiunta, hanno deciso a larga maggioranza di impugnare presso il Consiglio di Stato la sentenza con la quale il Tar Lombardia ha annullato la delibera di attivazione in lingua inglese dei Corsi di laurea magistrale e di dottorato a partire dall’anno accademico 2014-2015. «Rispettiamo naturalmente la sentenza del Tar ha detto il Rettore, Giovanni Azzone - ma, come Università scientifico-tecnologica riteniamo che sia nostro dovere adottare tutti gli atti previsti dall’ordinamento vigente per chiarire il quadro entro cui si può esercitare l'autonomia universitaria e per assicurare il diritto dei nostri studenti alla migliore formazione possibile». <br />
Per questo motivo il rettore Giovanni Azzone era pronto a escludere l’italiano dalle lauree specialistiche e dai dottorati, «per un ateneo internazionale», «per formare professionisti <br />
pronti per un mercato globale». <br />
«Dobbiamo formare capitale umano di qualità in un contesto internazionale per rispondere alle esigenze delle imprese e a quelle degli studenti che chiedono di essere pronti per un mercato mondiale del lavoro», aveva motivato il rettore quando aveva annunciato di volere bandire l’italiano dai corsi di laurea di specializzazione. <br />
Un anno fa, a maggio, c’era statala delibera ufficiale da parte del senato accademico: a partire dal 2014-2015 i corsi di laurea magistrale e dottorati di ricerca le lezioni sarebbero state <br />
esclusivamente in lingua inglese. Un’impostazione che proiettava l’università nel panorama internazionale e che faceva del Politecnico l’apripista in questo senso. <br />
L’intenzione da parte de lPolitecnico era infatti di portare allo stesso livello tutti i 34 corsi di laurea magistrale, di cui 19 sono già in lingua inglese. <br />
(Da Il Giornale ed. Milano, 4/6/2013).

E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>Corsi in inglese, Polimi: ricorso al Consiglio di Stato </strong><br />
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Milano - Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione del Politecnico di Milano, riunito ieri in seduta congiunta, hanno deciso di impugnare presso il Consiglio di Stato la sentenza con la quale il TAR Lombardia ha annullato la delibera di attivazione in lingua inglese dei corsi di laurea magistrale e di dottorato a partire dall’anno accademico 2014-2015.<br />
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Pur nel pieno rispetto della sentenza del TAR, il Politecnico, come Università scientifico-tecnologica statale, ritiene doveroso adottare tutti gli atti previsti dall’ordinamento vigente per assicurare il diritto dei propri studenti alla migliore formazione possibile e per garantire l’autonomia universitaria nella definizione dei programmi formativi.<br />
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Anche il rappresentante in seno del Senato Accademico della lista Svolta Studenti, Antonio Vincenzo Giannico, ha espresso parere positivo al ricorso al Consiglio di Stato.<br />
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Giannico rivendica l'importanza dell'internalizzazione del politecnico: "Gli insegnamenti in lingua inglese possono garantire un livello formativo competitivamente adeguato alle esigenze di un panorama accademico e lavorativo ormai globalizzato". Infine "l'adozione della lingua inglese - conclude Giannico - può essere d'impulso per attrarre studenti da ogni nazione e non solo da paesi di lingua "affine".<br />
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Da uninews24.it, 04/05/2013[/justify]

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Avanti così, l’italiano diverrà un dialetto<br />
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Cari Italians, gentile Severgnini, la discussione infinita sul ruolo dell’inglese nella società e nelle università italiane mostra che noi linguisti abbiamo ancora molto lavoro per fare capire alle persone come stanno le cose. Leggendo la lettera della signora Sironi, per esempio (“Inglese all’università: c’è ancora molto da fare” – <!-- m --><a class="postlink" href="http://bit.ly/11zRm8j">http://bit.ly/11zRm8j</a><!-- m -->), mi viene da dire: ma ci rendiamo conto o no che se continuiamo così la nostra lingua diventerà, nell’arco di qualche generazione, un dialetto? Insegnare in inglese alle superiori, imporre l’inglese alla TV, estromettere l’italiano dall’università, sono tutte iniziative che alla lunga rendono l’italiano una lingua buona solo per le canzonette, per parlare con gli amici al bar e con la fidanzata al ristorante. Certo, non accadrebbe domani, ma nell’arco di qualche decina di anni. Andate a leggere in che condizione versavano, prima che si reagisse con opportune politiche linguistiche, il catalano, il francese in Québec e altre lingue dominate gradualmente, ma inesorabilmente, da lingue maggiori. Siamo d’accordo o no che debba esistere un luogo sulla terra dove la lingua italiana sia “completa”, cioè un posto dove le persone abbiano la libertà di vivere, lavorare, studiare in italiano? Ebbene, se lo siamo, allora dobbiamo dotarci di politiche linguistiche che smorzino gli effetti erosivi dell’inglese, e che diano primato alla lingua italiana in tutti i settori della società (primato non vuol dire esclusiva). Non è nazionalismo, è sopravvivenza. Oppure, come prevedeva Montanelli, finiremo annacquati e diluiti nel calderone globale. Non è ammissibile, ad esempio, che non si chieda ai docenti stranieri assunti all’università italiana di non sapere insegnare in italiano dopo 3 anni che lavorano in un ambiente italofono, ed è sbagliato non esigere (entro la fine degli studi) un C1 in italiano dagli studenti stranieri che studiano da noi. Oppure vogliamo diventare una Singapore nel Mediterraneo? La globalizzazione è un fenomeno umano, non naturale, e come tale va governato, non accettato da rassegnati.<br />
Stefano Castelli, <!-- e --><a href="mailto:s.castelli@infinito.it">s.castelli@infinito.it</a><!-- e --><br />
(Da italians.corriere.it, 4/6/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Inglese al PoliMI: non siamo retrivi<br />
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Caro Dr. Severgnini nella rubrica “Italians “è apparsa una lettera (“PoliMI: il TAR appoggia una minoranza retriva” – Gianluca Spina) offensiva nei confronti dei docenti del Politecnico di Milano che hanno vinto il ricorso al TAR contro l’obbligo della lingua inglese.<br />
Si deve dire, a onore dei giudici, che il TAR non “appoggia” una “minoranza rumorosa e retriva”, ma parla in nome del popolo italiano. Non siamo minoranza, né al Politecnico, né in Italia, né “retriva”. Ma se per “retriva” si intende “reazionaria”, allora siamo “reazionari”, perché abbiamo reagito all’esclusione dell’italiano nei corsi universitari, contro ogni diritto costituzionale e contro le leggi della repubblica, come ha osservato il TAR (Sentenza N. 01348/2013 del TAR Lombardia), una sentenza da leggere. Il TAR afferma che «insomma, l’uso della lingua straniera deve essere tale da affiancare, in particolari materie, quello della lingua italiana, nei limiti in cui sia necessario per favorire il processo di internazionalizzazione.»<br />
E ancora: «Ne consegue che la disciplina gravata (l’obbligo dalla lingua inglese) contrasta con il principio del primato della lingua italiana sia per l’ampiezza riconosciuta all’impiego della lingua inglese, sia per la diversa incidenza riconosciuta all’italiano e all’inglese rispetto alla formazione specialistica.» E ancora: «Vale precisare che ciò non esclude l’attivabilità di corsi di laurea anche in lingua straniera, ma significa che il rispetto del ruolo che l’ordinamento assegna alla lingua italiana impone che sia consentita la scelta tra l’apprendimento in italiano o in lingua straniera….». È anche la nostra posizione: non siamo contro l’inglese, ma contro l’abolizione dell’italiano, non solo per i diritti costituzionali allo studio dei nostri connazionali e della libertà di insegnamento di tutti, ma anche per i numerosi danni alla formazione degli allievi che ciò comporterebbe, pericoli sollevati non solo da noi.<br />
Emilio Matricciani, <!-- e --><a href="mailto:Emilio.Matricciani@polimi.it">Emilio.Matricciani@polimi.it</a><!-- e --><br />
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Caro Matricciani, la lettera di Gianluca Spina è un po’ enfatica, forse, ma non è offensiva. Gli aggettivi “rumorosa e retriva” sono acqua fresca, considerato cosa gira nei blog di questi tempi! Non sto a ripetere le mie argomentazione a favore della scelta dell’inglese nella laurea magistrale al Politecnico. Comunque, la può trovare qui.<br />
Aggiungo una cosa: ricorrere al TAR, scavalcando il VOSTRO Senato accademico, mi sembra un’iniziativa poco elegante, e piuttosto grave. In America la stessa comunità accademica avrebbe stigmatizzato la cosa. Se ogni volta che qualcosa non ci garba tiriamo in mezzo i tribunali amministrativi, buonanotte. Non vi va più da nessuna parte, in questo benedetto Paese.<br />
(Da italians.corriere.it, 8/6/2013).

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