Informatica: La Svizzera, futuro cuore d’Europa, apra la strada all’indipendenza informatica europea

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[fimg=left]http://www.kadmo.eu/giorgio_pagano_blu.png[/fimg]Informatica, Pagano (ERA): La Svizzera, futuro cuore d’Europa, apra la strada all’indipendenza informatica europea

«Ho sempre creduto con Denis de Rougemont che la Svizzera possa incarnare i valori di pace e nonviolenza che dovrebbero ergersi come pilastri a fondamento dell’UE. Inoltre ritengo che, una volta che ci saremo lasciati alle spalle gli assurdi esiti referendari e i veti incrociati che hanno ostacolato la piena integrazione del continente europeo con la confederazione elvetica, la capitale delle Nazioni Unite d’Europa potrebbe essere legittimamente Ginevra».
Questa la dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, alla notizia che la Svizzera sta cercando giovani che vogliano studiare informatica nelle proprie università, primariamente Lugano e Mendrisio. L’appello delle università ticinesi viene giustificato col fatto che il settore informatico non è soltanto il quinto per importanza in Svizzera, ma è destinato a crescere e complessivamente l’Europa nei prossimi anni dovrà assorbire 700.000 informatici, di cui 35.000 in Svizzera, e forse non basteranno neppure.

«La visione strategica della Svizzera, che vede nell’accelerazione dei processi di informatizzazione un grimaldello per scardinare la dipendenza che il nostro continente ha nei confronti degli Stati Uniti, mi vede assolutamente concorde.

Non a caso l’ERA da tempo sostiene che obiettivo primario dell’UE sia l’indipendenza informatica europea. Il continente europeo deve essere prima di tutto in grado di proteggere i dati sensibili dei propri cittadini impedendo nel modo più assoluto che essi possano finire nelle mani delle multinazionali informatiche che fanno capo agli Stati Uniti. Parallelamente, deve sviluppare in modo autonomo e innovativo strutture e reti di interconnessione proprie, finanche satellitari, nonché produrre sistemi operativi e programmi del futuro, in aggiunta agli stessi apparati informatici e digitali.

Il World Wide Web è nato nel 1989 proprio al CERN, sul confine fra Svizzera e Francia, inventato da europei e sviluppato da europei. La perversione del processo di occupazione americana a danno dell’Europa è però così forte che, ad oggi, siamo solo ed esclusivamente consumatori di prodotti e servizi informatici statunitensi.

La riscossa passa di qui, e mi permetto anche di suggerire agli scienziati europei una linea da seguire, o almeno da vagliare con molta cura e senza pregiudizi: lo sviluppo della Lingua Internazionale (Esperanto) come lingua informatica del futuro. Numerosi studi e indizi a vari livelli testimoniano infatti come la sua cristallina chiarezza e la mancanza totale di ambiguità a livello semantico la rendano perfetta per far compiere al settore sviluppi che potrebbero rivelarsi una delle chiavi dell’evoluzione.

Che il Web 3.0 sia “Fatto in Europa”!» conclude Pagano.




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