Indipendenza europea e giostra americana.

Posted on in L'ERA comunica 15 vedi

Indipendenza europea e giostra americana.

Impressionante vedere quanto gli italiani-europei siano timorosi dei potenti Stati Uniti e della sua ancella britannica. Le prudenze e le smentite di Letta, circa l’opera demolitrice delle imprese e della diplomazia italiana da parte degli United Spioni of America, vengono oggi ridicolizzate da “L’Espresso” che produce documenti descriventi con chiarezza l’attacco alla nostra rappresentanza di Washington nonché l’opera di una unità speciale, sotto copertura e protetta dall`immunità diplomatica, con la missione di spiare le comunicazioni della leadership italiana.

Nonostante gli statunitensi siano stati presi in fallo con le intercettazioni, lo scandalo Datagate, le volontà di muovere l’ennesima guerra – questa volta in Siria -, ancora l’Italia fa finta di nulla e anzi, mantiene nei loro confronti quell’attenzione genuflessa al limite del masochismo per evitare di creare anche il pur minimo problema. Esattamente l’inverso di quanto fecero i coloni americani nei confronti della Gran Bretagna per costruire gli Stati Uniti d’America.

Sono passati pochi giorni dall’approvazione della legge di stabilità, che spremerà di tasse più o meno nuove gli italiani e soprattutto per gli anni seguenti, ma non è stata inclusa la norma che prevede di tassare le web company americane obbligandole a fatturare in Italia solo con una partita Iva Italiana, perché Stefano Parisi (ex amministratore delegato di Fastweb e presidente di Confindustria Digitale) insieme alla Camera di Commercio Americana in Italia non hanno voluto.

Questo emendamento, presentato da Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio alla Camera, è stato osteggiato su più fronti ma, sostanzialmente, perché sarebbe un ulteriore ostacolo all’avvio dell’area di libero scambio Eu-Usa, come dichiarato candidamente in un comunicato della AmCham. Infatti loro ci tacciano di protezionismo e nazionalismo. In questo, direi che noi siamo esattamente uguali, allora. Visto che finché si tratta di indagare nei loro affari, sono protezionisti, ma loro si possono permettere di indagare nei nostri perché ci devono proteggere.

Ma i primi dai quali dobbiamo proteggerci sono proprio loro, apparentemente amichevoli ma subdolamente interessati ad assicurare la supremazia delle loro multinazionali a danno delle imprese e dei cittadini europei.

Adesso poi, oltre alle menti dei nostri giovani, allevate fin dalla culla all’immaginario d’oltreoceano affinché fin dalla più tenera età entrino nell’esercito dell’Impero della Mente, come pianificato da Churchill fin dal 1943 ad Harvard, la Gran Bretagna si permette anche di rubare i neonati italiani in terra d’oltremanica, roba da Giunta militare argentina.

È accaduto alla povera 35enne italiana Alessandra Pacchieri, incinta, che mentre seguiva un corso di aggiornamento in Gran Bretagna, dopo avere avuto un malore, è stata sedata, le hanno praticato un cesareo e la bambina nata è stata affidata ai servizi sociali inglesi, contro ogni diritto internazionale, senza che la famiglia in Italia venisse contattata preliminarmente. Ormai, evidentemente, gli inglesi, che come dice il buon Giovanni Sartori, “stanno in Europa un po’ sì e un po’ no”, dopo avere assoggettato le menti mondiali come aveva predetto Churchill nel 1943, ora assoggettano anche i corpi, ritenendosi autorizzati a farlo, dato che loro sono il popolo cool (direbbe Renzi).

Solo un cieco non vedrebbe in tutti questi fatti che una delle chiavi di volta è la questione linguistica, dato che il 90 per cento delle persone è convinto che “ormai c’è l’inglese, quindi non possiamo fare nulla”. Giovanni Sartori, in uno splendido editoriale apparso proprio il 3 dicembre sul Corriere della Sera, ne parla senza mezzi termini, e cito integralmente il suo pensiero:

«Il punto è che per uscire dalla crisi di disoccupazione che ci sta facendo affondare bisogna che il lavoro torni nell’Unione Europea. Come si fa? Si fa come hanno sempre fatto tutti gli altri Paesi avanzati, ivi inclusi gli Stati Uniti e il Regno Unito (che sta in Europa sì e no), e cioè proteggendosi quando occorre. Gli europeisti ritengono invece che la soluzione sia nel federalismo; ma, come non mi stanco di ripetere, un sistema federale richiede una lingua comune ».

Il problema degli Italiani, come non mi stanco mai di ripetere, è il ritenersi deboli.

Credere che gli americani “lo fanno meglio” e ciò è tipico dei popoli che hanno gettato la spugna e che si rendono disponibili all’assoggettamento. Gli italiani stanno lentamente ma inesorabilmente perdendo la propria identità.

Un italiano noto anche ai più giovani, che sta rappresentando l’Italia al suo meglio, Danilo Gallinari, talentuoso giocatore di basket ingaggiato da una squadra americana dell’NBA, scrive sul suo blog su corriere.it:

«Sarebbe bello che anche noi italiani avessimo il loro stesso senso di appartenenza, lo stesso senso del proprio Paese, che si ha negli States. Loro, in questo, sono davvero insuperabili. Sono i patriottici per eccellenza e non si fanno alcun problema a esibirlo al mondo in tutti i modi e le forme. Ogni occasione è buona per celebrare i propri simboli, l’inno, la bandiera, che anche per questo sono i più conosciuti al mondo. (…) Ma è l’Independence Day, che cade il 4 luglio, la celebrazione per eccellenza del loro profondo senso di appartenenza e del loro rispetto per i simboli del proprio Paese. È una delle feste più sentite, caratterizzata da vere e proprie “americanate” in tutta la nazione. Per loro, però, non è un semplice giorno di festa, non si tratta di “un giorno in più di vacanza” come, invece, è spesso per noi il 25 aprile».

Ebbene è esattamente questo il problema. Loro sono potenti perché credono nella loro forza. Noi che lo siamo stati tradizionalmente per storia, cultura e intelligenza, grazie ad una classe dirigente inetta e ladra dal Dopoguerra vi abbiamo rinunciato sempre di più fino a giungere alla svendita delle menti degli infanti italiani con il M5S che ha fatto passare un emendamento che obbliga all’inglese fino dai 3 anni.

Ebbene è l’ora del nuovo, l’ora dei patrioti europei, di giovani patrioti europei che riappropriandosi della loro storia danno vita al loro futuro, inverando la forza e l’intelligenza dei loro avi, dandosi gli strumenti innovativi necessari per affermare la nuova sfida storica: l’indipendenza europea.

Giorgio Pagano




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.