INDIA? C’E’ CHI LA VUOLE ARCAICA (Il Sole 24 Ore)

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Di Marco Masciaga
NEW DELHI – Restano degli asset più preziosi dell`India globalizzata, “piatta” e cablata è la diffusione della lingua inglese? Pazienza. Il Paese deve buona parte della propria nuova immagine, moderna ed efficiente, all`industria dell`Information Technology? Non importa. Una delle piaghe che continua ad affliggerla è il basso livello di produttívítà delle sue sconfinate campagne? E chissenefrega. Il manifesto elettorale presentato dal Samajwadi Party (Sp), importante schieramento del più popoloso Stato indiano, alla vigilia del voto legislativo (un evento monstre che comincerà giovedì prossimo e durerà un mese, chiamando alle urne 714 milioni di persone), ha una posizione precisa su ognuna di queste questioni: inglese, informatica e meccanizzazione dell`agricoltura. Ma non è quella che intelligenze politiche meno sottili di quella del suo leader, l`ex lottatore professionista Mulayam Singh Yadav, potrebbero immaginare. «L`uso dei computer negli uffici sta creando disoccupazione. Nel manifesto del partito socialista l`eliminazione dell`inglese a scuola, dei pc nel settore pubblico e delle macchine in agricoltura se un lavoro può essere fatto usando le mani, non c`è alcuna necessità di un pc», ha spiegato il leader del Sp. Per quanto riguarda l`inglese, Mulayam Singhha assicurato che si batterà «per eliminare l`obbligatorietà del suo studio nelle scuole, utilizzando ovunque possibile l`hindi e i dialetti regionali». Sui macchinari agricoli, il leader politico ha ricordato che «la stagione della mietitura portava lavoro ai contadini per almeno sei mesi, male nuove macchine finiranno per falcidiare i loro introiti». L`India immaginata da Mulayam Singh assomiglia pericolosamente a quella che per decenni, orgogliosamente “terza” rispetto a Stati Uniti eUnione Sovietica, ma fatalmente infatuata del sogno socialista, ha condannato alla miseria intere generazioni. Somiglia all`India che assistette con stupore all`ascesa di Rajiv Gandhi. Non tanto per la sua repentina scalata alla premiership, quasi un atto dovuto nel Paese con la dinastia politica più potente e longeva della Terra, bensì per la sua improvvisa decisione, nel 1984, di autorizzare l`importazione di computer nel Paese. Nell`India di allora occorrevano in media otto anni per ottenere l`allacciamento di una linea telefonica fissa. In quella di oggi, ogni mese, otto milioni di persone sottoscrivono un contratto con un operatore della telefonia mobile. Miracoli dell`economia di mercato. Quasi come quello di Mulayam Singh. Che con il suo programma elettorale fa rimpiangere quelli dei suoi scaltri colleghi che promettono computer in cambio di voti.

Questo messaggio è stato modificato da: Myrtle, 14 Apr 2009 – 20:34 [addsig]




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