Incontro Gozi-Radicali: cooperiamo per una leadership italiana in Europa su brevetti e lingue.

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Incontro Gozi-Radicali: cooperiamo per una leadership italiana in Europa su brevetti e lingue.

Nelle settimane scorse Giorgio Kadmo Pagano del Partito Radicale aveva chiesto un incontro al Sottosegretario Gozi per proseguire il dialogo, aperto insieme a Marco Pannella già nel novembre 2014, per una cooperazione in ambito transnazionale circa la Campagna per la lingua comune della specie umana. Campagna che, all’interno dell’Unione, si declina come lingua federale ed aspetti economici dei diritti umani linguistici.

Secondo i Radicali la Brexit e la conseguente Engléxit, cioè l’uscita dell’inglese dalle lingue comunitarie, apre scenari per una leadership italiana in Europa, e non solo, da cogliere immediatamente.
Tra essi:

  • la richiesta ai partner europei dello spostamento dalla Capitale britannica a quella italiana del Tribunale Unificato dei Brevetti. Con il conseguente passaggio dall’inglese all’italiano di una delle 3 lingue brevettuali, là dove Confindustria e Governo fino a ieri avevano piegato la testa al TUB anglo-franco-tedesco e, anzi, la Confindustria di Giorgio Squinzi si era schierata a favore dell’uso del solo inglese;
  • il lancio europeo ed internazionale dell’Italia in una chiave culturale di jus sermonis e di patrimonio immateriale dell’umanità, insieme al rilancio del processo di unificazione della società europea a partire da una lingua federale super partes, contro il deleterio perseguimento della coesione linguistica basata sui nazionalismi che, da una parte distrugge la biodiversità linguistico-culturale dell’Europa colonizzandola e, dall’altra, si dimostra vana allorché un Paese e lingua escono dall’Unione come dimostra il caso inglese.

Nell’incontro, la delegazione radicale composta oltre che da Pagano da Iuri Maria Prado, ha evidenziato come, tra le ragioni della richiesta italiana del TUB, ci sia il fatto che la giustizia brevettuale italiana, da quando sono state create nel 2003 le sezioni specializzate, è risultata talmente efficiente da divenire seconda, dopo i tedeschi, per velocità dei processi in Europa, non solo, l’Italia benché abbia un numero di brevettazioni nazionali simile ad altri Paesi dell’Ue ha però non solo un numero di abitanti ben maggiore, fatto decisivo al raggiungimento del quorum perché divenga operativo il Brevetto unitario ma, soprattutto, è il terzo Paese designato per la validità e la tutela brevettuale.

«Oggi come oggi – ha chiarito l’esperto di marchi e brevetti Prado – il brevetto europeo non ha validità per l’intera Unione, è una procedura amministrativa di brevettazione in cui, ad esempio, io deposito il mio brevetto a Monaco e, però, lo voglio valido in Francia, Italia o Grecia. Ebbene l’Italia è appunto al terzo posto per la tutela brevettuale».

«Tale richiesta, considerato che gli altri due Tribunali sono già allocati nel nord Europa – ha aggiunto Pagano – va prospettata anche a nome e per conto della ricerca e dell’innovazione del sud, del sud-est e del sud-ovest europeo, nonché per tutti quei Paesi del nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo e dai quali arriva quasi solo immigrazione.

In relazione all’Italia superpotenza culturale, alla quale fa spesso riferimento il Presidente Renzi – ha continuato il responsabile della Campagna per la lingua comune della specie umana del Partito Radicale – è necessario non confinarla nell’ambito del patrimonio materiale bensì allargare questa forza al patrimonio immateriale: alla lingua e alla cultura italiana. Un patrimonio che, proprio perché immateriale, è godibile non solo nel Paese ma anche nella diaspora internazionale italiana di 80 milioni di persone, portando il potenziale linguistico-culturale italiano ad oltre 140 milioni di persone, ai quali va aggiunto il potenziale cattolico, che ha la sua “Mecca” a Roma, giunto ad oltre un miliardo e 229 milioni di fedeli, con un Papa Francesco eccezionale promotore della lingua italiana nella Chiesa e nel mondo.

Insomma quasi un miliardo e 370 milioni di persone interessate a dialogare, crescere, fare anche affari, in italiano ma, anche, un superamento della contrapposizione religiosa cattolicesimo-islam in una chiave culturale. Una politica non etnocentrica di jus sanguinis e/o di jus soli, bensì assolutamente internazionale di una politica dello jus sermonis. Politica – ha concluso Giorgio Pagano – sulla quale finora l’Italia non solo non ha mai lavorato ma nemmeno potenzialmente censita».

Il Sottosegretario Gozi ha precisato come, fintanto che il Regno Unito non notifica la sua uscita dall’Unione, poco si può fare. Qualora ciò accadesse nel gennaio del 2017 la sua uscita definitiva dall’Ue sarebbe nel gennaio 2019, quindi, teoricamente potrebbero persino ratificare il TUB a Londra anche se poi dovrebbero lasciarlo. Questo vale anche per le altre Agenzie europee presenti in territorio britannico delle quali abbiamo parlato anche nell’ultimo Comitato Interministeriale per gli Affari Europei, possiamo però già cominciare a parlarne in sede di ratifica del TUB in Parlamento.

«Questa idea dello jus sermonis – ha concluso Sandro Gozi – mi piace e ci lavoriamo un po’, anche in relazione al fatto che hai sollevato delle consultazioni del popolo europeo da parte della Commissione quasi sempre solo in inglese».

 




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