In Salento si parla di nuovo il "griko".

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La rivincita delle minoranze linguistiche

Titti Tummino

La Taranta riabilita il griko in Salento.”Ora tocca al provenzale”

Quattrocento chilometri dividono il Subappennino dauno dal profondo Salento. In mezzo ci sono tre civiltà – la francoprovenzale, l´albanese e la greca – intrecciatesi con quella locale oltre 2 mila anni fa. I francoprovenzali sono a Faeto e a Celle San Vito nel Foggiano. Casalvecchio e Chieuti custodiscono una piccola comunità arberesh (antico dialetto albanese) come fa San Marzano di San Giuseppe nel Tarantino. Nove comuni – Calimera, Castrignano, Corigliano, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino – compongono la Grecìa salentina. Se da un lato si tende a custodire la memoria, dall´altro la si trasforma in valida occasione di sviluppo culturale e turistico. Quello che manca è però un progetto articolato teso alla valorizzazione delle diverse etnie, in modo da superare singole iniziative, più o meno condivise e sostenute. Ne è convinta Silvia Godelli, assessore regionale al Mediterraneo, che propone alle Università pugliesi di assumere iniziative di studio e di ricerca volte, appunto, a valorizzare quelle culture antiche e preziose.
A Maruggio, per esempio, oggi sono in programma due appuntamenti voluti dal Comitato nazionale per le minoranze etnico linguistiche in Italia, emanazione del ministero dei Beni culturali, presieduto da Pierfranco Bruni; lo stesso studioso tarantino che ha appena pubblicato Sui passi della Magna Grecia, un elegante volume frutto di importanti collaborazioni, nel quale si passano in rassegna i luoghi e i beni culturali interessati alla realtà delle comunità etnico linguistiche del territorio che fu, appunto, la Magna Grecia. Nella Grecìa, invece, si sono appena spenti i riflettori della Notte della Taranta, ma al recente passato appartengono altre iniziative come il convegno nazionale sulle lingue minoritarie nel Centro anziani di Zollino. Da queste parti hanno fatto della lingua e delle tradizioni grike uno strumento di crescita economica e sociale. Un esempio in questo senso è il Griko Tour hotel, con stanze a tema dedicate ai nove paesi, aperto a Sternatìa. Nella Grecìa il bilinguismo campeggia anche fra i banchi di scuola, fra le insegne dei negozi e sulle frequenze di Telerama che trasmette il telegiornale in griko.
Dall´altro lato della Puglia, si difendono Faeto e Celle San Vito con la pubblicazione del mensile Il provenzale, a testimonianza del legame con le comunità sorelle valdostane. Qui sono anche impegnati in una battaglia per ripristinare l´uso del cognome francese accanto a quello italianizzato per legge negli anni Cinquanta. Intanto sono già realtà uno sportello linguistico, la trascrizione degli atti comunali e l´insegnamento nelle scuole elementari e medie. Il prossimo obiettivo è la certificazione di nascite e matrimoni, ma lì sarà necessario un accordo con lo Stato italiano.
Ogni minoranza etnica in Puglia ha dunque propri progetti e iniziative. Non esiste invece un disegno mirato alla loro valorizzazione. «Bisognerebbe lavorare su promozione, cultura e tutela delle lingue – dice Silvia Godelli – ma per farlo sarebbe necessario trovare degli interlocutori: non mi riferisco tanto alle comunità che sono fatte di gente comune, quanto a studiosi o gruppi di ricercatori che comincino ad approfondire questa tematica. Qualche iniziativa in questo senso c´è già alle Università di Lecce e di Foggia». Secondo l´assessore, la valorizzazione passa innanzitutto attraverso la ricerca e il consolidamento della tradizione orale: narrazioni, cantilene, filastrocche, poesie, letteratura minore, di cui sicuramente ci sono tracce ampie, ma poco accessibili.
«La Puglia – rileva la Godelli – da sempre ha avuto e mantenuto piccole comunità della più diversa origine, sia nazionale, sia linguistica, sia religiosa. Che sono non soltanto testimonianza del passato, ma anche elementi di dinamicità della composizione sociale e della dimensione culturale pugliese. Il fenomeno Taranta è un esempio classico di rivitalizzazione, grazie al sostegno dei Comuni della Grecìa e al prezioso lavoro della Fondazione Carpitella. Riuscire a valorizzare le minoranze etniche sarebbe un´occasione per far emergere quello che è sommerso».

la Repubblica Bari

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