In rete i primi 2000 volumi della Biblioteca Europea

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ELZEVIRO ACCESSIBILI I PRIMI DUEMILA VOLUMI
BIBLIOTECA EUROPEA L’UTOPIA VA ONLINE

Incunaboli e spartiti, classici e testi di medicina, diritto, scienze naturali, religione

di ANTONIO PADOA-SCHIOPPA

La digitalizzazione delle opere a stampa sta procedendo nel mondo con un ritmo impressionante. Da Google all’iniziativa lanciata da Robert Darnton (The Case for Books, 2009), da Gallica ad American Memory, centinaia di istituzioni grandi e piccole stanno procedendo a memorizzare ingenti patrimoni librari, spesso a libero accesso, altrettanto spesso con accesso a pagamento. Eppure, una gran parte del patrimonio librario mondiale ancora non è accessibile online. In questo insieme si inserisce ora anche la Fondazione Biblioteca Europea (Beic), che dopo anni di lavoro preparatorio pubblica sul proprio sito (www.beic.it) i primi duemila volumi. La nuova biblioteca digitale si caratterizza per il suo carattere selettivo, interdisciplinare, multimediale, interconnesso. Mettere in rete, a libero accesso, i testi classici della cultura, dal mondo antico all’età contemporanea, nella lingua originale e in traduzione: una selezione di circa mille grandi autori, dalla matematica alle letterature europee, dalla medicina alla filosofia, dal diritto alle scienze naturali, dalla religione all’economia alla storia. In prospettiva, accompagnare ai testi scritti gli spartiti e le esecuzioni musicali, i video di opere, le immagini di grandi fotografi. Affiancare alle digitalizzazioni compiute ex novo il collegamento diretto con altre opere già liberamente accessibili in rete. Rendere fruibile questo patrimonio con un insieme di «metadati» particolarmente curato. Dare vita a una serie di collezioni speciali: incunaboli in lingua italiana, diritto dell’Europa medievale e moderna, atti di accademie italiane, testi matematici e scientifici antichi e moderni, storia della medicina e altro ancora. Interconnettere la Beic con le reti locali, nazionali e internazionali e con il grande patrimonio librario di Milano e della Lombardia, già digitalizzato o in corso di digitalizzazione. Mettere a disposizione un portale in cui fare progressivamente convergere gli archivi digitali delle principali istituzioni culturali milanesi e non solo. Tali sono le finalità della Beic digitale, che intende costituire a un tempo una struttura aperta di lettura e uno strumento di ricerca interdisciplinare, complementare rispetto alle biblioteche storiche e universitarie. Ai primi duemila volumi seguiranno anzitutto i settemila altri volumi già in corso avanzato di approntamento, digitalizzati attraverso convenzioni con università e biblioteche italiane e straniere che li possiedono. Altre opere e altre collezioni seguiranno. Una serie di testi che non possono andare in rete (tra questi una magnifica raccolta di oltre tremila manoscritti giuridici medievali provenienti da duecento biblioteche europee) sarà consultabile in postazioni riservate, la prima delle quali presso l’università Statale di Milano, Sala Crociera. La nuova biblioteca costituisce il comparto digitale della Biblioteca Europea di cultura e informazione (Beic) che dovrebbe sorgere nell’area di Porta Vittoria a ciò destinata da anni dal Comune di Milano. La Beic è stata approvata dal Parlamento con l’assegnazione di una prima tranche di finanziamenti finalizzati all’elaborazione del progetto dell’architetto Peter Wilson e alla costituzione di una prima parte del patrimonio librario e digitale. Ora si attende che il governo includa la costruzione della Biblioteca tra le infrastrutture finanziate dal Cipe, forse in una dimensione fisica ridotta, dato il particolare momento. Il futuro del Paese si gioca, come sappiamo, sulla ricerca e sulle infrastrutture culturali. E l’Italia manca ancora di una grande struttura bibliotecaria multimediale a scaffale aperto e a libero accesso, a differenza di quanto si è fatto e si sta facendo in Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Giappone, Corea e altrove. Solo chi ignora queste realtà, ciascuna delle quali è fruita quotidianamente da migliaia di utenti, può affermare che le biblioteche oggi non servono più.
(Dal Corriere della Sera, 28/11/2012).




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