In pericolo il "Colloquio sul multilinguismo nelle istituzioni Europee e in Europa"

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Ecco la lettera che la funzionaria europea Anna Maria Campogrande ha scritto al presidente Prodi in merito alla tenuta del “ Colloquio sul multilinguismo nelle istituzioni Europee e in Europa”, gia’ fissato per il 5 e 6 maggio:

Bruxelles, 12 Aprile 2003

Prof. Romano Prodi

Presidente della Commissione Europea

Signor Presidente,

E’ la terza volta, dal Suo insediamento come Presidente della Commissione

Europea, che mi rivolgo a Lei cercando di attirare la Sua attenzione sulla

gravità della situazione linguistica, e ormai anche culturale, in seno ai

servizi della Commissione che Lei presiede. Mi permetto insistere, nonostante

il fatto che le mie precedenti lettere non abbiano avuto alcun riscontro,

perché Lei è colui che, in seno alla Commissione e di fronte all’opinione

pubblica europea, porta la responsabilità di questa deriva.

Nella mia qualità di funzionaria europea ma anche di semplice cittadina

italiana, locutrice di una delle più importanti e delle più discriminate lingue

comunitarie, le scrivo oggi per informarLa di un fatto grave e chiederLe il Suo

autorevole intervento. Su iniziativa di un gruppo di funzionari europei e

dell’Observatoire International de la Langue Française (OILF) sostenuti e

spinti da numerose associazioni e istanze della società civile, per la

promozione e la difesa delle lingue degli Stati Membri, la Commissione aveva

acconsentito a finanziare e coordinare la tenuta di un “Colloquio sul

multilinguismo nelle istituzioni Europee e in Europa”. Allo scopo di preparare

questo colloquio di fondamentale importanza per l’avvenire dell’Europa, le cui

date erano state fissate per il 5 e 6 Maggio 2003, la Commissione ha proposto

alle parti interessate di tenere un pre-colloquio al fine di identificare le

questioni che si pongono e i temi da trattare nell’ambito del Colloquio stesso.

Tale riunione ha avuto luogo il 27 e 28 Gennaio 2003, con la partecipazione di esperti degli Stati Membri, significativamente rappresentati da personalità di alto livello, ed è stata un vero successo in termini di contributo intellettuale e di

riflessione sui legami tra lingua e cultura e tra cultura e potere economico.

In questo contesto, gli esperti si sono pronunciati a grande maggioranza per un

multilinguismo effettivo, in seno alle istituzioni europee e in Europa, in

quanto pilastro dell’identità europea e incarnazione concreta della sua creatività.

Già durante la preparazione del pre-colloquio , sono cominciate a circolare

voci insistenti dei ben informati, all’esterno delle istituzioni, secondo le

quali il Colloquio non si sarebbe mai fatto.

In seno al “Comité de Pilotage” predisposto per la preparazione del Colloquio e

del pre-colloquio, ho dovuto subire personalmente pressioni, minacce e

intimidazioni, da parte di certe forze dominanti, ogni qualvolta ho tentato di

far valere l’importanza dell’italiano e la necessità della messa a punto di

criteri obiettivi per l’uso delle lingue, basati sulla popolazione e sui

criteri di rappresentatività in uso nelle istituzioni europee.

In effetti, a dispetto del successo ottenuto dal pre-colloquio, la Commissione

ha deciso di non tenere il Colloquio previsto e di mettere tutto a tacere

venendo a mancare, in tal modo, non solo all’impegno preso nei confronti degli

esperti e della società civile, ma a una delle sue prerogative istituzionali,

quella di identificare l’interesse generale e fare proposte per salvaguardarlo e renderlo operante.

Il punto fondamentale in questa faccenda delle lingue è che, nel contesto delle

istituzioni europee, non ci troviamo a operare a livello internazionale, come

molti purtroppo ancora credono, ma a livello interno nel cui ambito gli attori

non sono le istanze diplomatiche, ma i cittadini europei stessi, destinatari di

disposizioni, regolamenti, politiche che li coinvolgono direttamente.

Per questa ragione, risulta indispensabile trovare un equilibrio tra lingue e

popolazione allo scopo di soddisfare il più gran numero di cittadini con l’uso

corrente di un numero adeguato di lingue e cercare al contempo soluzioni

alternative per le lingue meno usate, quali programmi “ad hoc” e altre facilità.

La Commissione non può continuare a imporre un sistema linguistico che lascia

scoperto più del 90°/° dei cittadini europei e per questo, mi permetto di

chiederLe, Signor Presidente, la tenuta del Colloquio, che potrebbe cominciare

a far chiarezza sui bisogni dell’Europa in questo settore, nei termini

previsti.

E’ possibile, necessario e urgente trovare un sistema che lasci un margine

massimo del 5°/° della popolazione con un minimo di lingue effettivamente operanti e con adeguati compensi per le altre lingue.

Lei non può permettere, Signor Presidente, che siano messe a tacere le voci

che si levano dalla società civile dei diversi Paesi europei.

La questione linguistica deve essere affrontata e risolta su una base

democratica, ispirandosi alla rappresentatività di ogni Stato Membro, trovando

un equilibrio equo tra lingue e popolazioni e cercando soluzioni adeguate per

rispettare e salvaguardare tutte le lingue ufficiali in un’ottica di dialogo,

di solidarietà e di corresponsabilità.

La lingua unica che ci viene imposta “de facto” non è una soluzione, è la messa

in opera di una società duale sulla base della lingua, è la nascita dell’Europa

dell’esclusione, è una dichiarazione di guerra contro i popoli europei e contro

la loro cultura millenaria. Lei non può permettere tutto ciò perché il rischio

che incombe su questa impostura è, a termine, la balcanizzazione dell’Europa.

Le folle che oggi protestano contro l’imperialismo anglo-americano in tutte le

piazze e le strade d’Europa non sanno ancora che la Commissione Europea

favorisce, nel suo seno, una delle forme più pericolose e anti-democratiche di

questo imperialismo, quello della lingua e della cultura, con metodologie non

dichiarate ma evidenti. Se la Commissione continua ad ignorare il problema

linguistico e culturale e non ne fa, di tutta urgenza, una priorità politica,

c’è il rischio che queste manifestazioni di insofferenza vengano in seguito

rivolte contro le istituzioni europee.

I Paesi Europei non sono le nuove colonie di lusso del potere militare e

economico dominante.

L’Europa deve darsi l’opportunità di esistere pienamente, i cittadini europei

non possono accettare questa egemonia linguistica e culturale, questo

sovvertimento di valori. Noi siamo gli eredi della civiltà dell’amore, che il

Papa da Roma non ha tregua di ricordare, nostro compito è realizzarla

pienamente con tutti i mezzi di cui disponiamo e anzitutto mediante il rispetto

e la riconoscenza reciproca dei nostri valori e della nostra cultura.

Voglia gradire, Signor Presidente, l’espressione della mia più alta stima e

devozione,

Anna Maria Campogrande

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