In Groenlandia gli Inuit vincono le elezioni con il 43,7%

Il voto

Sconfitti i socialdemocratici, erano al potere da trent’anni

La Groenlandia vira a sinistra

Trionfo degli eschimesi «rossi»

di Luigi Offeddu

In Europa, secondo i sondaggi, no. Ma lassù, lassù, i compagni vincono. Almeno tra le foche e i trichechi, trionfa un Ulivo congelato. E invece si scioglie come i ghiacci dell’Artico un centrodestra prima braccato dai magistrati, e poi semi-atterrato da una locale «velina»: a 5.000 chilometri dall’Italia un ribaltone boreale, con corollario pruriginoso. Tutto è successo ieri nella Kalaallit Nunaat, la «Terra dell’Uomo» o Groenlandia, meno di 60 mila abitanti e un po’ più di 30 mila elettori: nelle elezioni anticipate il partito al potere da 30 anni, il Siumut («Avanti!» in lingua eschimese), è stato duramente sconfitto dall’I.A., come tutti lo chiamano, cioè l’Inuit Ataqatigiit o Comunità dell’Uomo, fronte degli eschimesi Inuit che le agenzie di stampa straniere etichettano come indipendentista di sinistra». Batosta solenne, davvero: 43,7% di voti all’I.A. – con una punta del 51,5% nella minicapitale Nuuk -e appena 26,7% al Siumut, che è nominalmente un partito socialdemocratico ma in realtà raccoglie tutti gli umori del centrodestra. Il resto, le briciole, a partitini dai nomi per noi impronunciabili, come Kattusseqatigiit. Dalla mattina alla sera, il Siumut ha perso governo e seggi. La faccia no, perché l’ aveva già persa in precedenza: una serie di scandali amministrativi, voci di bustarelle, e soprattutto la caduta del gran capo, Jonathan Motzfeldt, pastore luterano e fondatore del partito, 67 anni di cui 38 anni trascorsi in Parlamento. Jonathan, faccione e corpo da orso buono, la pipa perennemente fra le labbra, dal 1971 era stato sempre eletto, sempre osannato: ma questa volta ha preso 91 voti, 429 in meno di 4 anni fa, e non tornerà a fare l’onorevole. La prima buccia di banana sulla sua strada l’ ha lanciata, nel 2007, una vivace signorina che lo ha accusato: «Quello mi ha chiamata a casa sua, per una riunione di lavoro, e mi è saltato addosso». Risposta dell’orso: «Ho la coscienza pulita», ma intanto si è dimesso da presidente del Parlamento. Poi, le accuse di non appartenere al popolo degli esquimesi ma a quello degli otto-mani, nel senso ladroneccio che Totò attribuiva alla parola. E infine, 20 giorni fa, l’ultimo episodio, che ha lasciato allibiti anche i più fedeli sostenitori. Jonathan, secondo il racconto dei testimoni, aveva ingollato due o tre bicchieri di quelli buoni e pensava di smaltirli a bordo di un elicottero della compagnia «Air Groenlandia». Doveva partire per un giro della campagna elettorale, con altri deputati, ma il pilota ha fatto qualche obiezione. «Toglietevi di mezzo, sono il re della Groenlandia», avrebbe ruggito a questo punto l’orso. Ed è stata un’altra scenataccia. Tutti questi incidenti hanno rovinato a Jonathan la festa più attesa, quella nazionale fissata nel solstizio d’estate: dal prossimo 21 giugno, infatti, la Groenlandia godrà di quella quasi-sovranità per la quale politici come lui hanno tanto lottato. Prima che arrivasse la I.A., la Rifondazione eschimese.

(Dal Corriere della Sera, 4/6/2009).

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1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Il voto <br /><br />
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Sconfitti i socialdemocratici, erano al potere da trent'anni <br /><br />
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La Groenlandia vira a sinistra <br /><br />
Trionfo degli eschimesi «rossi» <br /><br />
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di Luigi Offeddu<br /><br />
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In Europa, secondo i sondaggi, no. Ma lassù, lassù, i compagni vincono. Almeno tra le foche e i trichechi, trionfa un Ulivo congelato. E invece si scioglie come i ghiacci dell'Artico un centrodestra prima braccato dai magistrati, e poi semi-atterrato da una locale «velina»: a 5.000 chilometri dall'Italia un ribaltone boreale, con corollario pruriginoso. Tutto è successo ieri nella Kalaallit Nunaat, la «Terra dell'Uomo» o Groenlandia, meno di 60 mila abitanti e un po' più di 30 mila elettori: nelle elezioni anticipate il partito al potere da 30 anni, il Siumut («Avanti!» in lingua eschimese), è stato duramente sconfitto dall'I.A., come tutti lo chiamano, cioè l'Inuit Ataqatigiit o Comunità dell'Uomo, fronte degli eschimesi Inuit che le agenzie di stampa straniere etichettano come indipendentista di sinistra». Batosta solenne, davvero: 43,7% di voti all'I.A. - con una punta del 51,5% nella minicapitale Nuuk -e appena 26,7% al Siumut, che è nominalmente un partito socialdemocratico ma in realtà raccoglie tutti gli umori del centrodestra. Il resto, le briciole, a partitini dai nomi per noi impronunciabili, come Kattusseqatigiit. Dalla mattina alla sera, il Siumut ha perso governo e seggi. La faccia no, perché l' aveva già persa in precedenza: una serie di scandali amministrativi, voci di bustarelle, e soprattutto la caduta del gran capo, Jonathan Motzfeldt, pastore luterano e fondatore del partito, 67 anni di cui 38 anni trascorsi in Parlamento. Jonathan, faccione e corpo da orso buono, la pipa perennemente fra le labbra, dal 1971 era stato sempre eletto, sempre osannato: ma questa volta ha preso 91 voti, 429 in meno di 4 anni fa, e non tornerà a fare l'onorevole. La prima buccia di banana sulla sua strada l' ha lanciata, nel 2007, una vivace signorina che lo ha accusato: «Quello mi ha chiamata a casa sua, per una riunione di lavoro, e mi è saltato addosso». Risposta dell'orso: «Ho la coscienza pulita», ma intanto si è dimesso da presidente del Parlamento. Poi, le accuse di non appartenere al popolo degli esquimesi ma a quello degli otto-mani, nel senso ladroneccio che Totò attribuiva alla parola. E infine, 20 giorni fa, l'ultimo episodio, che ha lasciato allibiti anche i più fedeli sostenitori. Jonathan, secondo il racconto dei testimoni, aveva ingollato due o tre bicchieri di quelli buoni e pensava di smaltirli a bordo di un elicottero della compagnia «Air Groenlandia». Doveva partire per un giro della campagna elettorale, con altri deputati, ma il pilota ha fatto qualche obiezione. «Toglietevi di mezzo, sono il re della Groenlandia», avrebbe ruggito a questo punto l'orso. Ed è stata un'altra scenataccia. Tutti questi incidenti hanno rovinato a Jonathan la festa più attesa, quella nazionale fissata nel solstizio d'estate: dal prossimo 21 giugno, infatti, la Groenlandia godrà di quella quasi-sovranità per la quale politici come lui hanno tanto lottato. Prima che arrivasse la I.A., la Rifondazione eschimese.<br /><br />
(Dal Corriere della Sera, 4/6/2009).<br /><br />
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