In dialetto si parla con Dio, non di Dio: via il dialetto da strade e cartelli

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Il governatore contro la follia veneziana

Via il dialetto dalle calli. E Zaia «prende la scala» per rimetterlo

di ALESSANDRO GONZATO

 

«Lo digo in veneto: gavemo da difendar i nizioleti venexiani». I “nizioleti” sono le targhe con i nomi delle calli e dei campielli. Il governatore Luca Zaia attacca il Comune di Venezia, reo, con un’iniziativa di una certa importanza, di aver cominciato un’opera di italianizzazione della toponomastica della città lagunare. “Rio terà dei assassini”, ad esempio, è diventato “Rio terrà dei assassini”, “Ponte del parucheta” è stato trasformato in “Ponte della parrucchetta”, il ” sotoportego”, è ora “sottoportico”, e via dicendo. In questo modo, non solo la città viene privata di parte della propria storia, ma si corre pure il rischio di stravolgere il senso di alcuni termini. Ed è per questo che Zaia, per il quale «la lingua veneta va difesa, tutelata e valorizzata», contesta duramente la decisione dell’amministrazione guidata dal sindaco del Pd, Giorgio Orsoni. «So no pronto a dotarmi di una scala e di un bidone di pittura» sbotta il governatore: «Mi ci metto io a ridipingere correttamente i nizioleti veneziani».
Lo sfogo del presidente della Regione Veneto non è certo isolato se è vero, com’è vero, che la stragrande maggioranza degli abitanti di Venezia, tra degrado e un costo della vita ormai folle (che sia la correzione della toponomastica il vero problema da risolvere?), contesta l’operato del Comune. I veneziani non ci stanno e si chiedono il perché di questa trovata. Su Facebook è nato pure un gruppo in difesa del passato e del presente dei nizioleti.
L’idea di tradurre i nomi delle strade e dei canali è portata avanti dall’assessore alla Toponomastica di Venezia, Tiziana Agostini, la stessa che si è spesa in prima persona, dopo l’abolizione di papà e mamma in favore del “genitore 1″ e del ” genitore 2″, per l’introduzione di appositi corsi per spiegare agli educatori come rapportarsi con i figli di coppie omosessuali. L’assessore (della direzione regionale del Pd) scrive su Facebook: non ho bisogno di difendermi con l’arroganza, ma di dover difendere Venezia dall’ignoranza. Nel dibattito infuocato, storici ed esperti. Venezia affonda, i canali ormai sono delle autostrade d’acqua, l’immondizia viene accatastata negli angoli delle calli, girare in vaporetto costa un occhio della testa, i “bàcari” (osterie tipiche) sono stati soppiantati da bar gestiti da cinesi, ma l’italianizzazione dei nizioleti, si capisce, è più importante.
(Da Libero Quotidiano, 3/11/2013).

 

Albì: addio al dialetto sarà Città del Moroni

Da Albì a Città del Moroni: il nuovo statuto comunale rinuncia al dialetto anche sui cartelli e rivendica i natali del celebre artista. Il nuovo documento che, snellito, passa da 77 a 47 articoli, nell’ultimo Consiglio comunale ha acceso gli animi in una lunga discussione senza ottenere il sì dai due terzi, necessari per l’approvazione al primo turno.

Sarà necessario un doppio passaggio nei prossimi Consigli comunali da tenere entro 30 giorni in cui basterà l’ok della maggioranza. Uno statuto «ideologico» secondo le minoranze, ma «non può che essere così», visto che è espressione della visone politica della maggioranza che guida il Comune, come riconosce l’assessore alla Cultura Andrea Chiesa.

Una proposta elaborata con associazioni e gruppi del territorio, che sulle finalità ha visto battagliare le minoranze, contrarie ad inserire oltre al rispetto, anche la «tutela delle diversità etniche, linguistiche culturali, religiose e politiche», temendo che tutelare si traduca in «cacciare soldi» come ribadito dal consigliere Fabio Terzi della lista «Rizzi sindaco degli Albinesi» e da Daniele Esposito della Lega Nord.

E mentre per Davide Zanga del Pdl il nuovo regolamento è una «pagliacciata» per il leghista Bianchi la commissione che lo ha elaborato ha fatto un buon lavoro. È il sindaco Luca Carrara che ha più volte spiegato che «tutelare significa favorire le condizioni per cui un diritto sia garantito».
(Da ecodibergamo.it, 3/11/2013).

 




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