In dialetto si parla con Dio, non di Dio: dialetto in economia

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Dialetto in economia

Nel Consiglio regionale del Friuli, la riduzione dei costi
passa anche dal taglio dei fondi per il servizio di traduzione
simultanea dal friulano (riconosciuta come fingila
minoritaria) degli interventi dei consiglieri durante i lavori
d’aula. A occuparsi del servizio non sarà più la società
esterna a cui era stato affidato l’appalto. Gli interpreti
verranno forniti a titolo gratuito dall’agenzia regionale per
la tutela del friulano, che già riceve dalla Regione un
sostanzioso finanziamento. La loro presenza tuttavia non
sarà più fissa, come accaduto finora, ma su chiamata.
Nessun cambiamento invece per gli interventi in sloveno,
come quelli del vicepresidente del Consiglio regionale Igor
Gabrevec: a tradurli in simultanea nelle cuffie, che quasi
nessuno dei consiglieri di Piazza Oberdan indossa, sarà
ancora l’interprete di una società esterna, che continuerà
a essere presente a ogni seduta. Costo del servizio: 524
euro al minuto. G.P.
(Da L’Espresso, 22/11/2013).

Ancora tagli per il friulano

La Finanziaria regionale per il 2014 riduce ancora i contributi per la marilenghe e il Comitato 482 scende in campo

“Tondo o Serracchiani
la persecuzion
dal furlan
dai furlans
e dal Friûl
e continue”.

È questo lo slogan che campeggia alle spalle dei membri del Comitato 482 che oggi hanno indetto una conferenza stampa perché si intervenga sulla Finanziaria 2014 e sulle politiche linguistiche per il friulano. Nato e attivo da oltre un decennio per difendere i diritti linguistici delle diverse comunità minorizzate del Friuli, il Comitato è costituito da realtà associative rappresentative di tali comunità e da singoli cittadini. La proposta è un’analisi sulle politiche linguistiche attuate fino a oggi dalla nuova Amministrazione regionale e, in particolare, sulle risorse finanziarie messe a disposizione per la lingua friulana nella legge finanziaria per il 2014 da poco approvata dalla Giunta Serracchiani e in attesa di approvazione definitiva da parte del Consiglio regionale. La manifestazione più chiara di questa realtà la ritroviamo certificata, nero su bianco, proprio in Finanziaria, dove per il friulano si investe appena lo 0,02% del bilancio regionale.
Entrando nello specifico dei contributi, quelli previsti per il 2014 sono il 10% in meno di quelli dell’anno in corso, che a sua volta conteneva un taglio di quasi il 50% rispetto all’annualità precedente: si passa così da un milione e 660 mila euro a un milione 485 mila euro per tutte le attività di tutela e valorizzazione della marilenghe. A essere colpite soprattutto le attività scolastiche.
Rischio immobilismo
“L’attuale Amministrazione ha ricevuto una difficile eredità dal precedente Governo regionale in tema di politiche linguistiche per il friulano – commenta Carlo Puppo, portavoce del comitato -. Ciò nonostante non si può non evidenziare come in sei mesi di attività si sia assistito a un immobilismo quasi totale. Il riferimento principale da cui partire rimane la legge regionale 29/2007 che avrebbe dovuto dare piena attuazione per quanto riguarda la lingua friulana ai principi e ai precetti previsti dalla legge statale 482/99. Per la sua attuazione però rimane ancora molto da fare. La stessa Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane, tra l’altro, sta ancora attendendo il rinnovamento dei suoi vertici direttivi e si ritrova in una situazione di stallo istituzionale che non solo è imbarazzante, ma alimenta una reciproca ed evidente sfiducia tra ARLeF stessa e Amministrazione regionale. Lascia poi perplessi la conferma per l’ARLeF delle stesse risorse assegnate lo scorso anno e che, in buona sostanza, vanno sì e no a coprire le spese di funzionamento e per il personale, riducendo così l’Agjenzie a un ruolo assolutamente marginale, ben diverso da quello previsto dalla legge. Ciò per altro blocca anche l’approvazione tanto del Piano generale di politica linguistica quinquennale, quanto dei Piani con le priorità d’intervento per raggiungere gli obiettivi annuali e dei Piani speciali di politica linguistica”.
“Sul fronte dell’associazionismo, invece, è certamente positiva la decisione di aumentare in finanziaria le risorse per i soggetti ritenuti di primaria importanza per la promozione della lingua friulana, ma ancora una volta – in perfetta continuità con quanto visto durante l’Amministrazione Tondo – l’assegnazione dei fondi viene attuata senza alcun criterio oggettivo, nonostante la legge 29/2007 preveda esplicitamente che la Regione finanzi, in proporzione all’attività svolta, le realtà associative dotate di un’organizzazione e di una struttura stabile che svolgono un’attività qualificata e continuativa per la lingua friulana”.

Indietro tutta
In una società articolata e complessa come la nostra, per la vitalità di una lingua è fondamentale la sua presenza normale e paritaria anche nei mezzi di comunicazione: televisione, radio, carta stampata, settore digitale. “In realtà, mancando il Piano Generale di Politica Linguistica, non è facile capire quali siano le politiche che l’Amministrazione regionale intende perseguire per quanto attiena la presenza della lingua friulana nei mezzi di comunicazione – sottolinea Paolo Cantarutti di radio onde Furlane -. Se per la carta stampata l’unica costante in questi anni è stata la mancanza da parte della Regione di una strategia chiara di valorizzazione del friulano, per l’ambito radiotelevisivo l’Amministrazione Tondo aveva avviato una politica di soffocamento progressivo. Nella finanziaria 2014 appena licenziata dalla nuova Amministrazione regionale le risorse per i programmi radiotelevisivi in lingua friulana sono stati ripristinati, ma con una riduzione che li porta al 50% dei fondi previsti originariamente”

Istruzione: serve coraggio
“Una realtà naturalmente multilingue come il Friuli – Venezia Giulia offre anche sul piano degli apprendimenti e degli insegnamenti linguistici un enorme vantaggio competitivo che dovrebbe diventare il principio cardine di tutte le scuole della regione con una presenza curricolare delle nostre lingue – illustra Adriano Ceschia -. Si creerebbero così dei veri “cittadini europei”, coscienti della propria identità ma anche aperti alle diversità, abituati ad andare oltre le apparenze, facilitati nell’apprendimento di altre lingue. Risulta poi a dir poco paradossale che, proprio mentre le istituzioni regionali si affannavano a difendere la permanenza in loco dell’Ufficio scolastico regionale motivandone la necessità quasi esclusivamente sull’insegnamento plurilingue derivante dalle norme di tutela di friulano, sloveno e tedesco, la Giunta procedeva a un taglio drastico delle già esigue risorse per l’insegnamento curricolare del friulano a scuola. Sarà anche vero, come affermato dall’Assessore competente, che le risorse rimanenti saranno stanziate con le variazioni di bilancio 2014, ciò nonostante ci sembra un segnale davvero inquietante”.
“L’assenza di controlli, criteri discutibili per la selezione degli insegnanti e altri elementi legati al regolamento approvato durante la precedente legislatura, rendono poi l’applicazione della legge alquanto problematica al punto che quanto visto durante lo scorso anno scolastico fa temere che, insistendo con la stessa politica, si rischi di danneggiare il percorso per la progressiva introduzione del friulano come lingua curricolare nelle scuole. Mancano infatti elementi fondamentali quali la formazione sistematica degli insegnanti, un giusto riconoscimento professionale per tali insegnanti attraverso la creazione di un’apposita classe di concorso come accade per quanti insegnano altre lingue”.
Valentina Viviani
(Da ilfriuli.it, 25/11/2013).




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