In dialetto messinese

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Una stanza per due solitudini

di Claudia Cannella

L’atto unico in dialetto messinese sull’amicizia fra siciliani emigrati al Nord

Ogni volta che si chiede a Spiro Scimone come e perché ha cominciato a scrivere, la risposta è una sorta di affettuoso saluto a distanza alla persona che, ancora oggi, è punto di riferimento importante per lui e il suo complice Francesco Sframeli: «Dopo il diploma, volevamo mettere in scena testi contemporanei, ma non riuscivamo a decollare. Era il 1994, Ettore Capriolo mi consigliò di far leggere il mio primo testo, “Nunzio”, a Carlo Cecchi. Ci siamo presentati al suo manager con il copione in mano e gli abbiamo detto che volevamo che Cecchi lo leggesse assolutamente. E Carlo ha pensato che o eravamo completamente pazzi o il copione valeva davvero la pena. Si è incuriosito e lo ha letto». Non solo: gli è anche piaciuto e ha deciso di farne la regia. Intanto quell’atto unico in messinese per due personaggi, cucito sui corpi e sulle anime dei due giovani interpreti, diventa un piccolo «caso teatrale»: Premio Idi Autori Nuovi e pubblicazione sulla rivista Hystrio nel’94, nomination al Premio Ubu nel ‘ 95 e Premio Speciale Ubu nel’97 (un altro Ubu arriverà nel 2004 con «Il cortile»), Leone d’oro-Opera Prima alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2002 per la versione cinematografica, «Due amici». In «Nunzio» … si ritrovano i ritmi serrati e scarni della drammaturgia di Pinter, virata però con i colori mediterranei della lingua siciliana. Al centro è la convivenza, tra solitudine ed emarginazione, di Nunzio e Pino in una città del Nord dove sono emigrati (uno è impiegato in una fabbrica, l’altro è un killer). Non hanno molto da dirsi, ma quando Pino scopre che Nunzio ha problemi di salute, tra i due s’ instaura un rapporto in cui si intrecciano amicizia e solidarietà, diffidenze maschili e segreti professionali inconfessabili. Il tutto durante la pratica quotidiana dei pasti consumati tra le mura scrostate della loro stanza, al tempo stesso rifugio e prigione.

(Dal Corriere della Sera, 9/11/2006).

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