Il vocabolario della Crusca sul fiorentino contemporaneo

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Crusca, un vocabolario per il fiorentino di oggi

Viaggio tra ‘bischero’ e ‘mesticatore’

di Giovanni Bogani
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Un vocabolario del fiorentino. Dove ci siano parole come “pizzicagnolo”, “mesticatore” e, naturalmente, “bischero”. Ma un vocabolario nobile, nel quale ogni parola sia raccontata, nelle sue origini, nei suoi usi.
E’ quello che stanno preparando alcuni studiosi, sotto l’egida dell’Accademia della Crusca, che è come dire la Corte suprema della lingua italiana e con il sostegno di Comune di Firenze, Regione Toscana, e della banca Federico del Vecchio. Ieri, nella sede dell’Accademia della Crusca, insigni studiosi hanno discusso di sugo scappato e dell’erba voglio, che “non cresce neanche nel giardino di Boboli”. Non hanno dibattuto di grandi idee, ma di “un’ideina”, nel senso in cui, a Firenze, diciamo “un poco”. “Mettici ancora un’ideina di sale, per piacere!”. Il vocabolario è stato presentato, al termine di un convegno sulla storia della lingua italiana. Al momento, esiste in parte on line: su www.vocabolario fiorentino.it si trovano un migliaio di voci. Ma il vocabolario “vero”, di carta, uscirà nel corso dell’anno prossimo, e di voci ne avrà settemila.
Come hanno fatto i ricercatori a scegliere quelle giuste? “Abbiamo intervistato diverse persone, per lungo tempo, mesi interi – dice Neri Binazzi, uno dei coordinatori del progetto -. Tutti fiorentini, scelti tra gli abitanti di tre quartieri: San Frediano, per l’autenticità popolare della sua lingua, Santa Croce, come espressione del centro cittadino, e Rifredi, come quartiere di antico insediamento operaio”. Linguisti e sociolinguisti hanno strizzato questi vecchietti come… limoni, e ne hanno distillato il succo del fiorentino attuale. Perché è importante questo lavoro, coordinato dalla dottoressa Teresa Poggi Salani?
Prima di tutto perché il fiorentino è l’espressione di un pensiero, di una logica, di una storia. Perché è una lingua – sì, viene da dire una lingua – precisa, efficace, articolata. E perché gli “stranieri” – soprattutto quelli che abitano sopra l’Appennino e sotto la Maremma – tendono a non capire. A non capirne la grande ricchezza.
E a ridere, dicendo “voglio una hoha hola con la hannuccia horta”. Eh, no. Imparate almeno qualcosa sulla rificolona, e non ci fate ingrullire, alla fiorentina, a spiegarvi perché non si dice “tre haffè”, ma normalmente “tre caffè”, proprio come dite voi.
(Da La Nazione, 5/12/2010).

La ‘Bologna’ è mortadella: solo a Firenze

Bulletta: chiodo, Bologna: mortadella. Si usa in tutta Italia tranne a Bologna. Impiantito: pavimento della casa. Incignare: primo taglio che si fa su formaggi, prosciutto, salame. Midolla:mollica del pane.(pare assai sconosciuta). Sistola: tubo di gomma o di plastica che si usa per annaffiare, (parola sconosciuta). Questa e altre voci si trovano sul “Vocabolario del vernacolo fiorentino” edito un paio di anni fa da Romano Editore e dove sono raccolte da Stefano Rosi Galli, con l’aiuto di utenti del web, 3300 voci. I web amici hanno contribuito anche alla raccolta di detti, frasi e motti. Alcuni sono stati persino recitati da attori di vernacolo durante manifestazioni di piazza.
(Da La Nazione, 5/12/2010). .




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