Il vecchio linguaggio di Grillo

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L’AMACA

MICHELE SERRA

I partiti spariranno "in un peto", i loro leader sono zombie, morti, quasi morti, un’accolita di fantasmi incapaci e peggio ancora- di persone indistinte, non-uomini indegni di incarnare un’idea, destra uguale a sinistra, birilli che il vento della democrazia diretta (il Sacro Web) spazzerà via.
Il movimento delle Cinque Stelle merita rispetto, non è antipolitica, è impegno civile di una moltitudine di autoconvocati, in larga parte giovani e disinteressati. Ma il linguaggio
del loro leader è un problema grosso come una casa. E’ un linguaggio carico di disprezzo, maneggia la morte (spesso e volentieri) come l’insulto definitivo, non riconosce MAI dignità all’avversario, è ignobile e ripugnante tanto quanto il latrato leghista. Usciamo da vent’ anni di semplificazioni
rozze, di parole usate come sputi. Possibile che la nuova politica usi un linguaggio così vecchio? Si capisce la gratitudine (meritata) che le persone delle Cinque Stelle hanno per il loro fondatore. Ma, a meno che non siano un triste calco delle legioni bossiane, entusiaste del dito medio e dell’insulto
metodico, possibile che nessuno di loro osi chiedere al capo di non urlare, e soprattutto di non urlare quelle cose?
(Da La Repubblica, 23/5/2012).




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