Il «turismo fiscale» e i silenzi dell’Europa

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L'affaire Depardieu è il caso più eclatante. Ma negli ultimi anni sono numerosi i casi di persone e imprese divenuti "globetrotter del fisco" che non sano resistere alle sirene di una tassazione più favorevole. Tanto da scatenare una vera e propria concorrenza tra Stati per accapparrarsi contribuenti
e portare linfa vitale nelle casse pubbliche sempre più vuote. Le mete più convenienti, secondo uno studio di Kpmg, sono la Svizzera, ma anche paesi all'interno dell'Unione europea, come Slovacchia e Lussemburgo, autentici Bengodì per i redditi più alti. Mentre il "gioiello di famiglia" irlandese, con la tassazione delle imprese al 12,5%, rischia di impallidire di fronte ai tentativi del governo greco di varare l'esenzione dei redditi esteri per i pensionati che si trasferiscono nel paese. Un ennesimo freno alla creazione di un vero mercato unico e un inno agli egoismi nazionali. La spia si è accesa il mese scorso a Bruxelles. La Commissione Ue ha annunciato un giro di vite e una piattaforme europea sulla governance fiscale. Per ora si tratta soprattutto di intenzioni, ma occorre agire al più presto. Il rischio è infatti che il turismo fiscale si sposti in futuro verso mete sempre più esotiche, lasciando gli europei a bocca asciutta, vittime della fuga di investimenti e liquidità.

Il Sole 24 Ore – 07/0172013




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