Viva il diritto alla conoscenza: il TTIP deve essere in tutte le lingue ufficiali dei Paesi Ue.

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Viva il diritto alla conoscenza: il TTIP deve essere in tutte le lingue ufficiali dei Paesi Ue. 
Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale “Esperanto”.


Finalmente a furia di protestare e raccogliere quasi 3 milioni e mezzo di firme di eurocittadini, presso il Ministero dello Sviluppo economico verrà aperta una stanza, la 41 in Via Veneto 33,  in cui i parlamentari e i funzionari governativi italiani potranno leggere i testi riservati dell’accordo transatlantico. Ovviamente solo nella lingua della controparte e del suo storico alleato britannico che, da sempre è antieuropeo e fa concorrenza ai Paesi dell’area Euro con la sua Sterlina.

Il Trattato dovrebbe essere, così come recitano tutti i Trattati europei, in ciascuna delle lingue dei Paesi membri dell’Unione. E invece no!
Nessun Paese pare abbia sollevato la questione per cui, qualora si andasse in contenzioso e, su una dicitura inglese, gli italiani sostenessero che essa significa X e lo statunitense sostenesse che si interpreta come Y, cosa gli si racconterà? Che noi l’inglese lo sappiamo meglio di lui che ce l’ha come sua lingua madre?

Del resto come stupirsi se un campione dell’asservimento linguistico come Beppe Severgnini, rispondendo ad un lettore che gli chiedeva su quale lingua contare nel caso il Regno Unito uscisse dall’UE, rispondeva “L’inglese non s’è imposto per decreto e non se ne andrà per decreto: può starne certo”. Come dire, anche se non avrebbe titolo ad essere più lingua dell’Unione europea lo sarà comunque, in barba a Trattati e democrazia.

Trattato quindi che i parlamentari del popolo italiano non potranno leggere nella loro lingua ma solo coloro che sono stati anglocolonizzati lo potranno fare. Quattro alla volta, un’ora soltanto per leggere 900 pagine senza indice, scortati dai carabinieri, sotto il controllo permanente di un Responsabile di sala. Niente smartphone, tablet, fotocamere o personal computer: solo un dizionario d’inglese, una penna, un foglio per gli appunti e 4 secondi di tempo a pagina, purché non venga riportato su carta il contenuto esatto dei documenti. Come dire: puoi prendere appunti ma inventando a partire da quel che c’è scritto.

Ma, a scanso di equivoci, la Commissione europea ha deciso di non inviare parte dei documenti più sensibili agli Stati membri. Con il pretesto di nuove fughe di notizie, dopo quella orchestrata da Greenpeace in Olanda il 2 maggio scorso, la Commissaria al Commercio, Cecilia Malmström, ha deciso che le informazioni sensibili resteranno chiuse a Bruxelles, come si può apprendere da Views.eu attraverso il suo servizio a pagamento a 875 €/anno:

TTIP: Member states denied access to written tactical report
http://www.vieuws.eu/eutradeinsights/ttip-member-states-denied-access-to-written-tactical-report/

As a precautionary measure following the latest Greenpeace leak, the European Commission has decided to suspend dissemination of the restricted annex to the regular reports on the outcome of the TTIP negotiating rounds in the secure reading rooms across the EU.
At the special request of EU Trade Commissioner Cecilia Malmstróm, member states as of now will be debriefed orally on the “tactical state of play” in the ongoing EU-US negotiations on the Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) deal. According to sources, a decision to this end was made after consultations with US Trade Representative Michael Froman.
Justifying this move, the Commission described the 248-page leak of 2 May that revealed confidential TTIP documents as “intolerable” and “highly damaging.”
Although the leak failed to provide the anti-TT1P activists with an “I got you” type of argument, it dealt a blow to the already bad image of the ongoing talks, the Commission told a meeting of national trade experts on 20 May.

REGOLE SALA LETTURA TTIP




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