Il testo sull’Europa riscritto tre volte

Posted on in Europa e oltre 5 vedi

Il testo sull’Europa riscritto tre volte

Non stanno scrivendo una mozione parlamentare, stanno costruendo uno scudo per il governo in vista del vertice europeo di fine mese.
Perciò il ministro Moavero vigila sui partiti di «maggioranza» come fosse un ingegnere che bada ai calcoli di un progetto.

E c`è un motivo se le forze che reggono l`esecutivo sono già alla terza bozza, se il responsabile dei Rapporti con l`Unione europea continua a chiedere correzioni al testo che i partiti vorrebbero inzeppare di pretese: «Non possiamo presentarci con richieste troppo stringenti», ha spiegato Moavero nei colloqui riservati di questi giorni. E non tanto perché le «richieste stringenti» – se non fossero conseguite – esporrebbero politicamente Monti, ma perché «potrebbero essere interpretate dai partner europei come un tentativo di voler diluire gli impegni presi sul fronte del rigore». E un`impressione che l`Italia non si può permettere, «se vogliamo raggiungere l`obiettivo» in una trattativa che per il governo si preannuncia comunque «difficile».
Siccome sarà sul debito pubblico che si concentrerà il braccio di ferro al tavolo europeo, Moavero ha illustrato il progetto del premier, quali saranno cioè «le richieste irrinunciabili» che verranno avanzate al vertice del 30 gennaio: avviare il piano di rientro dal debito a partire dal 2014 e non dal 2013, fare in modo che il piano sia condizionato al ciclo economico, e ottenere che nel computo dei conti vengano inseriti il sistema previdenziale e il risparmio interno, su cui l`Italia può vantare buoni numeri. Ecco su cosa verrà misurata la forza del governo italiano, «altro non potete chiedere, perché non potremmo comunque ottenerlo».
Così la mozione andrà modellata seguendo quel disegno e quei calcoli, sebbene Pdl e Pd – come testimonia l`ex ministro Frattini – siano «sempre più desiderosi di risposte ambiziose da parte del governo, che invece frena e invita a non chiedere troppo». Ma è chiaro perché un euro-tecnocrate come Moavero, vero braccio destro di Monti, continua a marcare dei limiti, conscio di non poterli valicare. E la timidezza con cui si propone ai suoi interlocutori non gli ha fatto velo in questi giorni, quando più volte ha posto l`altolà agli emissari dei partiti di «maggioranza». A suo modo di vedere, infatti, il testo della mozione che verrà discussa la prossima settimana dalle Camere dovrà rispettare certi calcoli, dato che al cospetto dell`Unione ha un valore non inferiore al testo del decreto sulle liberalizzazioni.
Ogni passaggio d'altronde sarà decisivo in vista del summit europeo, di cui nessuno sa anticipare l'esito. «Si cammina sulle uova», riconosce il segretario del Pd, Bersani: «Incrociamo le dita. I vertici possono essere risolutori o provocare danni gravi. E non c`è dubbio che a Bruxelles ci giocheremo tutto». Lo ha spiegato il premier ai leader di partito, invitati lunedì scorso a pranzo a Palazzo Chigi. Lo ha confidato Casini allo stato maggiore del suo partito, dopo l'incontro: «Monti era molto preoccupato». Il capo del governo lavora affinché – così ha detto ai suoi ospiti – «la Germania si convinca delle ragioni della solidarietà europea». «Ma i segnali che arrivano da Berlino non sono buoni», sospira Bersani.
Il problema resta lo spread, e tutti tifano perché cali. «La sua diminuzione – ha commentato Monti al pranzo – è condizione essenziale per evitare il rischio che i nostri sforzi siano resi vani». In questi giorni il segretario dei democratici ha avuto modo di guardare in faccia lo spread e di parlargli, «ha il volto di un quarantenne che muove come niente quindici miliardi per un fondo di investimento, che a bassa voce ti spiega le ragioni delle sue scelte finanziarie, scommettendo che la Germania non darà una mano ín Europa. E pertanto mette i soldi del suo fondo al sicuro. Perciò conclude Bersani – è chiaro che se in Europa non ci si metterà d'accordo, se non verranno messe subito risorse sul fondo salva Stati, avremo addosso la pressione dei mercati». Il pericolo è di venir travolti «da un'ondata speculativa che potrebbe tramortirci», riconosce Casini.
Di qui la strada obbligata della «maggioranza», costretta a seguire le indicazioni dell'«ingegner» Moavero. E tra i partiti, secondo il segretario del Pdl Alfano, «c`è una comprensione reciproca». Buttiglione, che per l`Udc segue la trattativa sulla mozione, dice che «non si può fare altrimenti», e aggiunge che «l`Italia deve proporsi ai partner europei con un atteggiamento serio, quasi noioso come Monti, ma affidabile». L`esponente centrista si dice «fiducioso»: «Il premier sta facendo bene. E, in silenzio, sta facendo bene anche Draghi». Buttiglione si riferisce a quel «marchingegno» che è stato escogitato a Francoforte e che «in cambio di misure di rigore sta difendendo per ora il nostro Paese dalla speculazione», garantendo il finanziamento delle banche: «Ma sappiamo che si tratta solo di un freno a mano di emergenza».
Il testo della mozione dovrebbe esser pronto per lunedì sera, quando Alfano sarà a Berlino insieme a Frattini: l`ex titolare della Famesina gli aprirà le porte della fondazione Adenauer, dove la Merkel terrà un discorso. Per il segretario del Pdl sarà l`occasione di stringere la mano al cancelliere tedesco, in attesa di incontrare il giorno dopo il capo della Cdu. A Roma intanto si chiuderà l`accordo a cui lavora Moavero, e non c`è dubbio che Berlusconi darà il proprio assenso. Al di là delle minacce, il Cavaliere non ha margini di manovra né intende far saltare il banco della legislatura. Eppoi, come racconta Monti, «io e lui ci sentiamo e ci vediamo spesso»…

FRANCESCO VERDERAMI

Corriere della Sera, pag 1 segue a pag 6
21/01/2012




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.