IL SI (TIEPIDO) DELLA CROAZIA ALL’EUROPA

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Referendum Fra i favorevoli, anche il criminale di guerra Gotovina

IL SI (TIEPIDO) DELLA CROAZIA ALL’EUROPA
Un elettore su due resta a casa

Nel 2013 la Croazia diventerà il 28esimo membro della Ue, il secondo Stato sorto dalla dissoluzione della Jugoslavia ad essere accolto nella famiglia europea (il primo fu la Slovenia, nel 2004). Con il 66% di «sì» contro un 33% di «no», il referendum di ieri chiude un iter negoziale durato sette anni, sul quale hanno pesato le resistenze della giovane democrazia gelosa di una sovranità conquistata appena nel 1991, gli spettri del conflitto terminato nel 1995 con 20 mila morti, le inquietudini per la crisi, la voglia di lasciarsi alle spalle i traumi del passato balcanico per le incognite del futuro europeo.
A favore dell`adesione, tutti i maggiori partiti, dai socialdemocratici del premier Zoran Milanovic e del presidente Ivo Josipovic («questo voto è una delle più importanti decisioni nella storia della Croazia»), all`opposizione di centro-destra. Decisamente filo-europea anche l`influente Chiesa cattolica. E alla vigilia del referendum si è schierato a sorpresa per il «sì» il generale Ante Gotovina, detenuto all`Aia dove nell`aprile 2011 il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia lo condannò a 24 anni di reclusione per crimini contro l`umanità commessi nell`«Operazione Tempesta» dell`agosto 1995: la pulizia etnica dei serbi di Croazia che ancora oggi rientra in certa mitologia indipendentista . e fa del «boia della Krajina» un controverso eroe nazionale.
La richiesta di avviare i negoziati per l`ingresso nella Ue era stata presentata dieci anni fa ma era rimasta congelata proprio per la mancata collaborazione di Zagabria alle ricerche del generale latitante. Il mutato atteggiamento delle autorità croate e il conseguente arresto di Gotovina nel dicembre 2005 alle Isole Canarie hanno portato all`avvio dei colloqui, sostenuti soprattutto dalla Germania e conclusi nel luglio 2011: il 9 dicembre la Croazia ha finalmente firmato il Trattato di adesione, che ora dovrà essere ratificato dai 27 Stati membri, per entrare in vigore il primo luglio del prossimo anno. Un percorso accidentato, appesantito da dispute territoriali con la Slovenia oltre che da criteri decisi a Bruxelles e percepiti come troppo rigidi e punitivi a Zagabria, e che ha visto l`entusiasmo per l`integrazione calare sensibilmente rispetto ai picchi dell`8o% dei primi anni Duemila.
Nel corso della campagna, attraversata da tensioni e scontri come quelli di sabato tra polizia e nazionalisti nella capitale, le autorità hanno tentato di slegare i problemi nazionali dalla crisi dell`Eurozona, sostenendo che l`adesione avrebbe inserito il Paese in «un ambiente finanziario e macroeconomico stabile, in grado di rilancíare lo sviluppo». Ieri l`affluenza si è fermata al 47%: «Sarebbe stato meglio che fosse maggiore ma questa è la realtà, la gente è stanca», ha commentato il premier Milanovic, leggendo il raffreddamento dell`entusiasmo europeista come una conseguenza delle difficoltà economiche del piccolo Paese di 4 milioni di abitanti, in recessione e con una disoccupazione al 13%. Che però vede ancora nella Ue un approdo sicuro.

MARIA SERENA NATALE
Corriere della Sera pag 14
23/01/2012




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