Il Senato italiano approva all’unanimità la mozione per gli italiani di Croazia

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Roma – Nel corso della seduta del 14 luglio, il Senato italiano ha approvato all’unanimità la mozione bipartisan per la tutela della minoranza di lingua italiana in Croazia. Con tale provvedimento, il Senato impegna il Governo :

a salvaguardare i diritti degli italiani che hanno abbandonato i territori assegnati alla ex Jugoslavia;

a proseguire, nell’ambito del tavolo Governo-esuli, nella richiesta di una verifica di tutte le possibilità di restituzione di beni espropriati;

a lavorare per il pieno rispetto degli accordi italo-croati a tutela della comunità italiana residente in Croazia, nel quadro della normativa comunitaria sul rispetto delle minoranze e in spirito di integrazione;

ad adoperarsi perché la Repubblica di Croazia, adempiute le condizioni poste dai competenti organi comunitari, con particolare riferimento alla tutela delle minoranze ed in particolare della minoranza italiana, possa celermente entrare a pieno titolo nell’Unione europea.

I parlamentari, nel corso della presentazione della mozione, hanno precisato, tuttavia, che il sostegno dell’Italia al cammino d’integrazione europea di Zagabria rimane distinto dalla forte esigenza di affrontare le questioni bilaterali, e rientra nelle problematiche relative alla minoranza italiana in Croazia e Slovenia, sia agli esuli della ex Jugoslavia. Con riferimento a quella ancora presente in Croazia, si tratta di 30.000 persone, al massimo 50.000, rappresentata nel Parlamento croato dall’onorevole Furio Radin, che riveste anche il ruolo di presidente della Commissione parlamentare per i diritti umani e delle minoranze. La minoranza italiana possiede una casa editrice (EDIT), una compagnia teatrale a Fiume, un centro di ricerche storiche a Rovigno, 46 comunità locali, 21 istituti scolastici e 3 dipartimenti di pedagogia. Nella regione istriana vige il bilinguismo amministrativo. Numerose municipalità istriane hanno adottato nei propri statuti comunali il bilinguismo integrale (18 complessivamente, tra cui Pola, Rovigno, Buie, Umago, Cittanova, Dignano, Parenzo), anche se tra grandi contrasti. Ad esempio, la toponomastica bilingue vige all’interno dei comuni, ma non nella segnaletica delle strade statali. Per rafforzare la presenza istituzionale italiana in quei territori, oltre all’azione del consolato generale a Fiume e del consolato a Spalato, sono stati aperti recentemente due vice consolati onorari (a Pola, principale città istriana, e a Buie, centro dell’ex Zona B) e un consolato onorario a Ragusa.

Con riferimento al sostegno a favore della minoranza italiana in Slovenia e Croazia, l’Italia ha stanziato nei due anni precedenti 4.650.000 euro annui e per il 2009 3.087.000 euro, a cui si aggiunge l’ulteriore impegno finanziario a favore della minoranza (ex Accordi di Osimo), che ammonta attualmente a oltre 1.900.000 euro. La regione Friuli Venezia Giulia contribuisce, inoltre, con oltre un milione di euro annui. Specularmente è stato avviato l’iter procedurale per l’ulteriore proroga e rifinanziamento – per il triennio 2010-2012 – della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007) a favore della minoranza italiana in Slovenia e Croazia e degli esuli dalla ex Jugoslavia, che scade il 31 dicembre. Tuttavia, viene rilevato che, mentre l’Italia si è adoperata per tutelare il ruolo della minoranza italiana autoctona in Croazia, come quella speculare croata in Molise, cosi in Alto Adige e Sud Tirolo – dove, dopo la guerra è stato ripristinato il bilinguismo nella toponomastica e nei timbri postali – in Croazia e in Slovenia accadde il contrario: dopo il Trattato di pace i tradizionali e storici nomi italiani sono stati cancellati. In Istria in qualche modo sono stati ripresi, ma a Lussimpiccolo, a Cherso, a Fiume è scomparsa ogni presenza della lingua, anche se non degli italiani (a Fiume c’è una comunità di circa 7.000 italiani).[addsig]




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