Il ricco menu dell’euroghetto

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Lastampa.it- di Marco Zatterin – 8/11/07

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Il ricco menu dell’euroghetto

Commissione in visita alla Scuola Europea. Dove gli italiani qualunque non sono più ammessi, anche perché i governi non fanno proprio nulla se non parlare

Stiamo vivendo la giornata dell’Alimentazione proclamata dell’Unione. Non so se serva, ma alla fine è meglio che ci sia piuttosto che no. E’ l’occasione in cui ci ricordano di non mangiare grassi, di avere una dieta equilibrata, di non dare troppe merendine ai ragazzi, di non bere troppo etc. etc. Tutte cose sacrosante: basta aggiungere volersi bene e leggere un buon libro e abbiamo il senso della Vita, almeno secondo i Monty Python.

Per celebrare la giornata la Commissione Ue ha preparato numerose iniziative. Una prevede che il commissario per la Salute, il cipriota Markos Kyprianou, vada in visita alla Scuola europea di Bruxelles.

Bella marchetta. La Scuola europea è nata come istituto per i figli dei funzionari europei. Col tempo è stata allargata ai diplomatici e ancora ai lobbisti e manager delle grandi multinazionali selezionati in base ad una convenzione dai criteri misteriosi. Negli anni è stata anche l’importante punto di riferimento per tutta la comunità internazionale. Gli italiani, non avendo una loro scuola come francesi, tedeschi e inglesi – anzi ce l’avevano, ma un genio della lampada l’ha chiusa proprio perchè c’era la Scuola europea – finivano tutti qui. Alcuni hanno fatto parecchia strada. Funzionava tutto bene.

L’allargamento dell’Unione (rieccolo) ha aumentato la popolazione della Scuola Europea. I tecnocrati ne hanno tratto le loro secche concusioni: confermata l’apertura a diplomatici, manager e lobbisti; fuori tutti gli altri. Troppa gente, dicono.

A noi interessa principalmente che il figlio di un italiano a Bruxelles (sono parecchie migliaia) debba studiare in francese e inglese, alla faccia delle promesse e dei rassicuranti inviti di tutti i nostri governi degli ultimi venti anni anni, cose tipo “portate i vostri figli in Europa”. Venire quassù, e son tanti a farlo, vuol dire avere nuove prospettive ma anche mettere a rischio la propria identità culturale nazionale, cosa che per molti è importante e che lo Stato dovrebbe tutelare. Lo scriviamo da anni, ma se fanno orecchi da mercante sordo.

Fa friggere le interiora vedere allo stesso che la Scuola europea è diventato un euroghetto di lusso, una sorta di istituto che dietro una facciata di apertura e multinazionalità, pratica l’incesto culturale di giovani provenienti dallo stesso ambiente sociale. A sentire chi ci va, è chiaro che si sta insistendo per farne sempre un luogo più chiuso. Con la prospettiva, chissà quanto lontana, di buttare fuori tutte le lingue meno il tedesco, l’inglese, e il francese. Non era questa l’idea originale.

Quando se ne parla nei corridoi, Commissione e rappresentanti degli Stati membri convengono su questo. Anche se poi assicurano che la Scuola è indipendente e che non possono fare nulla. E bravi loro.

Kyprianou può però andare in visita alla Scuola Europea a vedere come mangiano i figli dei ceti più alti e spiegare loro che le bibite gassate fanno male. Ci sarà qualche funzionario contento di questo e la “Schola” si sentirà ancor più legittimata a proseguire nella sua metamorfosi del ghetto. Il cipriota poteva visitare una scuola belga, magari una mista valloni-fiamminghi, un luogo dove potesse parlare ad un pubblico socialmente differenziato. Sarebbe stato un gesto più concreto.

Invece ha scelto l’automarchetta. Salvo dire, la prossima volta che qualcuno protesterà per il muro alle iscrizioni costruito intorno alla Scuola europea, che la Commissione – come il Consiglio e gli stati membri – non ha alcun potere di indirizzo sull’istituto a dodici stelle.

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