Il prossimo presidente sarà un ispanico

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Daina Chaviano

«Noi latinos contiamo di più E non abbiamo il problema razza»

La scrittrice «Sono sicura, il prossimo presidente si chiamerà Garcia»

di Alessandra Farkas

Il suo sito web www.dainachaviano.com, rigorosamente bilingue – inglese e spagnolo – è la riprova di quanta strada hanno fatto i 45 milioni di ispanici che oggi vivono negli Usa. «Il fatto che siamo riusciti ad imporre lo spagnolo come seconda lingua praticamente obbligatoria degli Stati Uniti dimostra quanto siamo numerosi e potenti», spiega Daina Chaviano, la scrittrice di origine cubana autrice di L’isola degli amori infiniti (Mondadori, 2008), considerata una delle tre più importanti autrici di fantascienza in lingua spagnola con l’argentina Angélica Gorodischer e la spagnola Elia Barceló. «Nella città dove vivo, Miami, i bianchi che non parlano bene lo spagnolo non riescono a far carriera – incalza la Chaviano -. Mio cugino, che lavora come dirigente per un colosso della telefonia di Chicago, mi ha confermato che è così anche in Illinois». Nel Paese dove, secondo le statistiche, tra due decenni rappresenteranno un terzo della popolazione, i latinos vincerebbero facilmente la sfida con la Black America: «Siamo più numerosi e più presenti nella politica sia locale sia nazionale». Ma non è solo questione di numeri: «La maggior parte dei leader afroamericani sono tormentati dal tema della razza, a causa della loro tragica eredità di persecuzione e sofferenza – teorizza l’autrice -. Ai nostri politici, invece, premono di più i problemi economici, della scuola, welfare e salute: cioè quelli che stanno a cuore al resto del Paese». E se è vero che nessuno può battere la musica nera, a suo dire «le star ispaniche sono le più popolari, da Jennifer Lopez a Jessica Alba e da Andy Garcia a Martin Sheen». La cucina? «Quella ispanica è entrata nelle case dei gringos, dove la “salsa fresca” – trito di pomodori con coriandolo, cipolle e peperoncini – oggi ha sorpassato il Ketchup per volume di vendite». «Noi siamo arrivati in America portando le tradizioni culinarie dei rispettivi Paesi d’origine – dice la Chaviano -. I neri arrivati qui in catene non hanno potuto fare lo stesso». E chi ha mai detto che le donne ispaniche sono più represse e sottomesse delle altre? «Oggi vedo molte più business women latine che afroamericane. Le agenzie di pubbliche relazioni sono tutte in mano loro». Che cosa penalizza gli afroamericani? «La disintegrazione del tessuto famigliare. Uomini e donne cresciuti dai nonni, senza genitori, mentre nella nostra comunità la famiglia è l’inizio, il centro e la fine di tutto». Eppure martedì scorso il 67% degli ispanici ha scelto Obama. «Il ricambio generazionale riguarda anche noi latinos. Perfino tra noi esuli cubani i giovani hanno scelto Obama e i vecchi McCain». Resta il fatto che nessun ispanico fino ad oggi è riuscito a scalare la Casa Bianca. «Dopo Obama il prossimo presidente sarà un ispanico – assicura la Chaviano -. I candidati in gamba non mancano, a partire da Bob Menendez, senatore del Jersey, fino a Bill Richardson, governatore del New Messico». E’ solo una questione di tempo. «Il prossimo Obama potrebbe essere uno sconosciuto Gonzales o Garcia qualunque, di cui oggi nessuno ha sentito parlare, ma che in questo preciso istante sta studiando e lavorando sodo per realizzare il grande sogno americano».

(Dal Corriere della Sera, 7/11/2008).

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