Il progetto Europa è l’unica strada

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Noi e la crisi

Il progetto Europa è l`unica strada

Torno a parlare dell`Europa perché penso che è questo il tema di oggi: per la sinistra, per la destra e per il futuro di questo paese.
Sul Tempo ho letto un ampio articolo di Antonio Martino molto critico sulla moneta unica europea e più in generale sull`Ue. Conosco bene Martino e so che quel che pensa è frutto della sua cultura e dei suoi convincimenti, che rispetto, ma non condivido. La lettura del suo articolo mi ha stimolato a scrivere queste righe. La requisitoria di Martino si conclude con un`osservazione condivisibile e una invocazione da contrastare. Nella prima si constata che «l`Europa di oggi non ha nulla da spartire con quella in cui credevano i padri fondatori». Nell`invocazione scrive: «Quest' Europa non mi piace, rivoglio l`Italia».
Sbagliato, non solo perché assurda, ma anche perché bisognerebbe capire cosa potrebbe essere l`Italia separata dall`Europa. Niente, meno di "un'espressione geografica".
Se così stanno le cose, cioè se l`Ue non è quel che dovrebbe, e potrebbe, essere, se non si può tornare indietro, occorre lavorare per andare avanti. D'altra parte, come ho osservato in un altro mio scritto, la crisi che stiamo vivendo ha riproposto, in modi che non ci piacciono, il ruolo necessario e insostituibile dell`Europa unita.
La contraddizione che viviamo è drammatica: l`Ue e le sue strutture, proprio perché c`è una crisi globale, acquisiscono poteri enormi a scapito dei poteri democratici nazionali. La contraddizione ora pone problemi di democrazia ineludibili.
Il presidente Barroso, nella conferenza stampa di lunedì scorso, fra tante cose, ha detto che la Commissione Europea presenterà due regolamenti per «monitorare e valutare in maniera molto più rigida le decisioni relative al patto di stabilità e di crescita». E chiarisce: «se un paese dovesse presentare un bilancio con una Finanziaria che noi riterremo non compatibile con le regole comuni, chiederemo una seconda lettura al Parlamento e potremmo addirittura non accettare quella Finanziaria e, in alcuni casi, potremmo pensare a determinate sanzioni anche di natura finanziaria».
Non sfugge a nessuno il fatto che questi "regolamenti" mettono in discussione l`attuale assetto `politico-costituzionale". E vero che lo stesso Bar-roso dice che il tutto sarà fatto «nel pieno rispetto delle prerogative nazionali e alla fine sarà il parlamento nazionale che deciderà sulla Finanziaria». Ma, poi aggiunge che il Parlamento nazionale «dovrà sapere che quando prenderà quella decisione, sarà anche responsabile delle conseguenze che determina su tutta la comunità». Di fronte a queste posizioni dettate dai caratteri che ha assunto la crisi si possono assumere diverse posizioni:
1) non c'è niente da fare, dobbiamo adeguarci;
2) reagire come Martino: torniamo indietro;
3) rilanciare il progetto europeista di Altiero Spinelli, che proprio la crisi ripropone come soluzione democratica della contraddizione di cui parlavo.
Quest`ultima è la scelta che oggi dovrebbe fare il parlamento italiano. Con una iniziativa europeista. Diciamo la verità, i regolamenti dell`Ue riflettono uno stato di necessità, ma contraddicono la Costituzione e i regolamenti parlamentari del nostro paese che devono adeguarsi alle necessarie acquisizioni dei nuovi poteri europei.
Chi fa finta di niente sbaglia nella stessa misura di chi promuove velleitarie agitazioni antieuropee. Insomma, la democratizazione dell`Europa, e la sua qualità politica, dovrebbero essere gli obiettivi dei partiti, dei sindacati, delle associazioni, dei produttori e della cultura impegnati oggi a superare in positivo la crisi. Non ci sono alternative. Animiamo la politica con una grande battaglia europeista.

di EMANUELE MACALUSO

IL RIFORMISTA, pag 1/2
24/11/11




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

<strong>Più Europa, per una democrazia più matura e moderna</strong><br />
<br />
[justify]Caro Macaluso,<br />
leggo le tue considerazioni e condivido la piena attualtà del "tema Europa" e l`idea che la costruzione del governo europeo dell`economia, della difesa e della politica estera debba non regredire ma procedere verso forme ed assetti che lo pongano all`altezza delle sfide che vengono da una crisi così drammatica.<br />
Una crisi che dovrà essere affrontata non solo, come è giusto ma non sufficiente, con l`impegno dei governie mediante un raccordo virtuoso tra le politiche nazionali di risanamento e di riforma, ma attraversola strutturazione di poteri comunitari di governo capaci di collegare mercato interno, bilancio ed obbligazioni europee.<br />
Si tratta di realizzare cioè quella politica europea di risanamento e di sviluppo che Jaques Delors - auspicandoil superamento del "torpore europeo" e sollecitando il rafforzamento della Unione agli occhi degli Stati membri e dei suoi cittadini - ha definito "il pacchetto della crescita". La caduta della fiducia e la turbolenza dei mercati sono l`effetto didifètti costitutivi che occorre correggere con una forte e consapevoleiniziativa politica.<br />
Una iniziativa che coinvolga partiti, istituzioni e forze sociali e li porti a confrontarsi con la inedita dimensionedei problemi e con la inadeguatezza dei poteri nazionali. Poichè appare sempre più chiaro chele riforme nazionali sono necessarie ma non sufficienti dal momento che l`aggressione tocca l`intera Eurozonae non un singolo Paese. Per questo motivo appare urgente calibrare poteri e politiche capaci diun`ampia ed incisiva autonomia continentale. È questa la ragione per la quale, tra le diverse posizioni che descrivi e per le quali inviti a schierarsi (adeguarsi cioè allo stato di fatto, ritornare all`Italia della lira o rilanciare il progetto europeista) io non ho dubbi a convenire con te che la battaglia per l`Europa debbe riprendere con grande vigore sulla spinta sia dell`intelligenza delle cose che della stretta necessaità.<br />
Mai come in questo momento, infatti, lo stato di necessità può essere affrontato e superato solo con le risorsedi una visione ispirata e motivata sia dalla limpida memoria del passato che dal coraggioso sguardosul futuro. Dovremmo essere, sostanzialmente, capaci di trasmettere la convinzione che "più Europa"può significare - nella transizione che Monti sta guidando - l`ingresso della nostra democrazia in unadimensione più matura, più moderna e civile nelle relazioni tra politica, istituzioni e società.[/justify]<br />
<br />
Emilio Colombo<br />
Senatore a vita<br />
<br />
Il Riformista, pag 8<br />
26/11/11

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