Il presidente della repubblica di Malu Entu

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L’INDAGINE L’ACCUSA: EVASI 7 MILIONI. LUI: NON PAGO AGLI STRANIERI

Arrestato per frode al fisco l’indipendentista sardo

di Alberto Pinna

«Le tasse all’Italia? Non si pagano: è uno stato straniero. Ma quale evasione! La mia è rivolta fiscale». Già sotto processo da un anno per frode al fisco, Salvatore Meloni, leader di un movimento indipendentista, è stato arrestato: «Aveva già omesso di dichiarare 5 milioni di redditi ed evaso Iva per 700 mila euro – lo accusa la Guardia di finanza di Oristano – e ha continuato ad evadere anche dopo la denuncia, un altro milione e 250 mila euro». Meloni si è proclamato nel 2008 presidente della repubblica di Malu Entu (isoletta Mal di Ventre, 81 ettari, costa occidentale sarda) e con un pugno di fedelissimi combatte una guerra, carte bollate e appelli all’Onu contro lo Stato italiano. Entrando in carcere ha gridato: «Indipendenza. Ho già cominciato lo sciopero della fame e della sete». Si è subito proclamato «prigioniero politico». Grandi baffi bianchi a manubrio, corpulento, Salvatore (per gli amici Doddore) è convinto di essere stato arrestato perché è riuscito a raccogliere più di 10 mila firme per un referendum popolare sull’indipendenza della Sardegna, i giorni scorsi aveva annunciato che il suo movimento avrebbe partecipato alle prossime elezioni regionali. «Diamo fastidio – aveva pronosticato Meloni – e cercheranno di metterci fuori gioco con ogni mezzo». Militante del Partito Sardo d’Azione dagli anni ’70, ma subito in proprio (considerava il partito fondato da Emilio Lussu «moderato») e poi sempre presente nei gruppuscoli dell’ala più radicale del separatismo. Marce, documenti a capi di Stato, appelli alla Carta sull’autodeterminazione dei popoli: «Siamo contrari – ha sempre ripetuto – ad ogni forma di violenza». E tuttavia, negli anni ’80 il suo Paris (Partito indipendentista sardo) incappò in un’inchiesta su una trama internazionale che aveva per scopo l’indipendenza della Sardegna. Accusato di legami con la Libia di Gheddafi e di aver progettato attentati, Salvatore Meloni fu condannato a 9 anni. Uscì dopo averne scontati più di 6 e sparì dalla scena politica: «Ho giurato alla mia famiglia di starmene buono fino ai 65 anni. Ora è ritornato il mio momento», proclamò nell’estate 2008 sbarcando da un gommone a Mal di Ventre e innalzando fra i ginepri nani e i gigli selvatici di Punta Nuraghe la bandiera rossa e blu della neonata repubblica. Mal di Ventre è poco più che uno scoglio, battuta dal maestrale, non c’è una casa, né luce né acqua, proprietario è l’eccentrico nobile britannico John Miller. Il manipolo mise una tenda. «L’isola è nostra, fuori lo straniero». Meloni nominò 5 ministri e mostrò la nuova moneta, su soddu (il soldo) somigliante al dollaro, con al centro il suo faccione. Chiese il riconoscimento a 190 capi di governo, Berlusconi compreso («Siamo come Ossezia, Lapponia, Groenlandia: popoli oppressi»). Non ricevette risposte. I guai col fisco dal 2007. Meloni fa l’imprenditore. La Finanza ha messo sotto osservazione la sua società di autotrasporti Alpha, fallita. E poi Selis Commerciale e Marceddì srl, produzione di bottarga; denunce per bancarotta fraudolenta, evasione fiscale, false fatturazioni, lavoro nero per 23 dipendenti, persino una brutta storia di indumenti raccolti per beneficienza e invece rivenduti. Meloni ha chiesto e ottenuto di difendersi esprimendosi in lingua sarda; bilingue anche l’atto di notifica di conclusione delle indagini (se scritto in solo italiano, rifiutava di firmarlo). Ieri le manette. «Mi dispiace solo che alla festa per i 4 anni della repubblica, il 25 agosto – ha detto ai suoi – non potrò esserci». Rischia 6 anni, ma in prigione rimarrà poco. Fra 6 mesi compie 70 anni, limite d’ età per la carcerazione preventiva.
(Dal Corriere della Sera, 19/8/2012).




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