Il pedagogista Vertecchi : chi sostiene l’uso dell’inglese per parte dell’attività didattica già al livello primario ha mai riflettuto sulle conseguenze di tale scelta?

Posted on 1 febbraio 2015 in Politica e lingue 26 vedi

Vertecchi: “CLIL alla primaria? Meglio studiare di più l’italiano”.

Pochi consensi sulla proposta del Ministro di introdurre nella primaria il metodo CLIL.
Una sonora bocciatura arriva da uno dei più eminenti pedagogisti italiani.
La proposta della Giannini di introdurre nella scuola primaria l’insegnamento di una disciplina in lingua inglese viene bocciata senza appello dal pedagogista Benedetto Vertecchi, docente di Pedagogia sperimentale presso l’Università Roma Tre. Proprio in queste ore, infatti, Vertecchi ha pubblicato nel suo blog un breve ma incisivo intervento dal titolo “Là dove ‘l sì suonava”.
La sua tesi è semplice e lineare: “Nelle scuole – sostiene il professore -sono sempre più rare le dotazioni che comportano esperienze percettive, organizzative, progettuali (le collezioni naturalistiche, iconografiche, le biblioteche – reali, non virtuali -, i gabinetti scientifici, gli spazi teatrali, le sale da musica). Sempre più trascurate le attività che comportino trasformazioni (laboratori) o interazioni con la natura (per esempio, il giardinaggio). In fondo a questa china c’è il disfacimento della capacità di usare la lingua italiana”.
“Rettori a caccia di lustrini e ministri che spesso come rettori si erano già insigniti di quei lustrini – ironizza Vertecchi – tablerondisti che si intendono di educazione come della coltivazione dei pomodori su Marte, prima hanno sostenuto l’opportunità di impartire l’insegnamento in inglese nelle università, ora vanno sostenendo la necessità che per parte dell’attività didattica si usi tale lingua già al livello primario. Hanno mai riflettuto questi signori sulle conseguenze delle loro scelte?”
Vertecchi non ha dubbi e sostiene che sarebbe ormai il caso di promuovere, non solo nelle scuole, ma nell’intera società, iniziative per la diffusione della conoscenza della lingua italiana, della letteratura, dell’arte, della musica.
E cita Galileo Galilei e la sua limpida prosa; ma quanti – si chiede – hanno mai letto un rigo delle sue opere e quanti sarebbero in grado di comprendere qualche pagina del “Dialogo sopra i massimi sistemi” ?
Anche su Facebook la proposta del Ministro raccoglie critiche.
E chi entra nel merito della questione ricorda che per insegnare una disciplina in lingua inglese occorrono competenze e capacità particolarmente elevate.
Senza contare che il metodo CLIL sta incontrando difficoltà ad essere applicato nella secondaria di secondo grado perché mancano insegnanti formati. Come sia possibile estenderlo alla primaria è un vero mistero.
Reginaldo Palermo | tecnicadellascuola.it | 1.2./2015




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