Il Pd e le alleanze per l’Europa federale

Posted on in Europa e oltre 17 vedi

Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo •

DOPO MOLTE INCERTEZZE, IL PD HA PRESO NETTAMENTE POSIZIONE – ATTRAVERSO IL SUO SEGRETARIO – PER LA TRASFORMAZIONE DELL`UNIONE EUROPEA IN UNO STATO FEDERALE, optando per il ruolo costituente del Parlamento europeo. L`ha fatto nella «carta di intenti» e l`ha confermato nel discorso che Pier Luigi Bersani ha rivolto il 28 settembre a Bruxelles ai militanti del Pd dal titolo significativo «i democratici per gli Stati Uniti d`Europa». La via verso gli Stati Uniti d`Europa è tuttavia disseminata di ostacoli e occorre dotarsi di attrezzi adeguati per superarli uno dopo l`altro. In primo luogo, il Pd deve essere convinto che la scelta dell`Europa federale come progetto e del ruolo costituente del Parlamento europeo come metodo rappresenta una priorità strategica sulla quale occorre creare alleanze governative e parlamentari già a partire dalle elezioni legislative in Italia nella prossima primavera. Se una scelta è strategica, essa deve coinvolgere tutte le istanze del Pd, in Italia e in Europa, sapendo – come ha scritto Giuliano Amato – che non si può continuare a far procedere l`Europa con la maschera sul viso «arrivando zitti zitti a renderla più o meno federale senza che nessuno se ne accorga».

Si tratta di una scelta politica e non tecnica, destinata a dividere i partiti e dunque l`opinione pubblica anche in Italia e la coesione convinta del Pd su questo terreno è essenziale nei rapporti con le altre forze politiche. I conservatori che s`identificano nel Pdl e nel- la Lega insieme agli altri gruppuscoli di destra ed estrema destra cavalcheranno il populismo nazionalista e questa è una ragione discriminante per respingere in partenza l`ipotesi di un rinnovamento della «strana» maggioranza che sostiene oggi il governo Monti.

Ma questo discorso vale anche per una parte importante delle forze economiche e culturali che si stanno muovendo per il prolungamento nella prossima legislatura della «agenda Monti». Che alleanza è mai possibile con il gruppo «liberale» di Oscar Giannino convinto che il declino si ferma e la crescita si garantisce solo all`interno dei confini nazionali? Sappiamo poi che nella «agenda Monti» non ha trovato per ora posto la scelta federale europea e che anzi lo stesso Monti ha ripetuto a più riprese che essa non fa parte delle priorità del suo governo. Ha scritto Eugenio Scalfari che Monti non è disponibile per qualsiasi maggioranza ma per quella «sin d`ora schierata per un futuro Stato federale europeo» e non sappiamo da quale atto del governo o da quale dichiarazione Scalfari abbia tratto questa convinzione ma saremo naturalmente felici di essere smentiti. Questa maggioranza è tutta da costruire ed è auspicabile che, come avviene in altri Paesi europei, lo schieramento degli innovatori-federalisti sia più ampio di quello che sosterrà il futuro governo italiano comprendendo anche i radicali di Emma Bonino e la galassia dei verdi che si riconoscono nell`eredità politica di Alex Langer e Adelaide Aglietta fino a una parte della sinistra radicale e dei movimenti cattolici.

Ancora più difficile appare la costruzione delle alleanze in Europa conoscendo le divisioni nelle famiglie politiche europee socialista, popolare, liberale, verde e di sinistra radicale. Il Movimento europeo ha condiviso e anzi ha stimolato le forze politiche e le organizzazioni della società civile ad abbracciare la causa dell`elezione a suffragio universale e diretto di un`assemblea costituente e questa scelta è stata sostenuta nel Pd da Gianni Pittella e Sandro Gozi insieme a Monica Frassoni fra i Verdi. Appare evidente che essa non sarà fatta propria dai governi foss’anche quelli dell`eurozona o ancor meno dall`insieme dei cinque governi a guida socialista nell`Unione europea essendo tutti i ventisette governi convinti che essi sono i «padroni» dei trattati. Il movimento per un`assemblea costituente deve nascere dal basso ed è già importante che molte organizzazioni della società civile intendano cogliere l`occasione di «Firenze 10+10» dall`8 all`il novembre per coniugare democrazia sovranazionale e assemblea costituente.

Il silenzio assordante del Parlamento europeo – con rare eccezioni – sul rilancio a breve termine del processo costituente europeo e la convinzione diffusa fra i deputati europei che si dovrà accettare un vuoto d`iniziativa politica costituente fino alla primavera del 2015 lasciando ai governi il compito di decidere su integrazione bancaria, fiscale ed economica non è un certo un buon segnale. Questo vuoto rischia di essere riempito da progetti molto simili al «fiscal compact» o da pericolose scorciatoie prive di legittimità democratica come l`idea tutta tedesca di un bilancio centrale dell`eurozona con risorse finanziarie incerte, assenza di governance sovranazionale e disprezzo del principio «no taxation without representation». Se la strada dell`elezione diretta dell`assemblea costituente fosse inesorabilmente sbarrata, occorrerebbe iniziare un percorso che ci conduca ad attribuire al Parlamento europeo che sarà eletto nel giugno 2014 un ruolo costituente ispirandosi alle idee di Altiero Spinelli e ricordando che il neo-deputato europeo Willy Brandt era convinto che esso fosse un`assemblea costituente permanente. Gli innovatori europei dovrebbero avviare una riflessione e poi un`iniziativa urgente su questo percorso che potrebbe seguire o la strada solitaria imboccata dall`Italia con il referendum consultivo del 1989 o le assise interparlamentari sul futuro dell`Europa preconizzate da Frarmis Mitterrand alla vigilia della caduta del Muro di Berlino e poi svoltesi a Roma nel novembre 1990 o la Convenzione prevista dal Trattato di Lisbona con il compito limitato alla definizione politica del quadro costituzionale su cui dovrà poi lavorare il Parlamento europeo eletto nel 2014.

(da L’Unità, 3-10-2012)




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.