Il Partito nonviolento è più di casa a Tunisi che in quest’Europa sfederata?

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27-07-2011
Il Consiglio generale del Partito Radicale a Tunisi e l’attentato a Oslo negli stessi giorni sono due eventi che non sono collegati solo da una coincidenza temporale. Il popolo tunisino ha dato una lezione sulla nonviolenza difficile da scordare. Il popolo norvegese è stato scosso da un feroce attentato terroristico.

Cadono qui due luoghi comuni. Il primo è quello, come è stato detto e ripetuto, che gli arabi non sono pronti per la democrazia. Il secondo è il preconcetto che vuole il terrorismo ad appannaggio esclusivo del fondamentalismo islamico.

La nonviolenza è un concetto che l’Europa ha importato dall’India. Gli interessi economici e l’ascesa degli estremismi al potere hanno portato a un ritorno del fondamentalismo, in contrapposizione con gli ideali di rifiuto dei conflitti su cui il continente si è riedificato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Come Radicali, non possiamo non ammettere, a meno di voler negare gli eventi, che il Partito nonviolento fosse più di casa a Tunisi che nell’Unione Europea.

Sarà stato pure un pazzo. Il problema è che Anders Breivik era un pazzo armato, con regolare porto d’armi. In un’Europa davvero democratica e contraria ad ogni forma di violenza, uno psicolabile non andrebbe in giro con un fucile automatico regolarmente registrato.

Grazie all’iniziativa di Marco Pannella, dei cui primi due mesi di sciopero della fame i principali quotidiani si sono guardati bene dal parlare, e alle violenze dei No Tav, l’Italia ha scoperto una volta di più un regime che premia la violenza con il massimo della visibilità e censura il più possibile la nonviolenza.

Giorgio Pagano
Segretario dell’Associazione Radicale “Esperanto”.
Non è tutto. Nella Capitale, il sindaco Alemanno ha pensato bene di dotare i vigili, che non sono minimamente addestrati, di un’arma da fuoco. I vigili stessi si sono ribellati a quest’alzata d’ingegno. Il punto però è che l’Europa intera sta viaggiando in una direzione opposta a quella della nonviolenza.

Il sostegno ai popoli del Nord Africa, che si sono ribellati in modo nonviolento in nome di ideali democratici, è stato pressoché nullo. L’Italia si è distinta per le dichiarazioni civili del ministro Umberto Bossi a proposito dell’immigrazione tunisina, esortando i rifugiati ad andarsene “fuori dalle palle”.

La resistenza armata in Libia ha invece ricevuto il “pronto soccorso” della NATO, che sta spargendo sangue di civili innocenti e impantanandosi come di consueto, come faceva notare il compagno parlamentare congolese Okitundo.

La nostra capacità di prevenzione della violenza non va meglio. I governi europei rilasciano porti d’armi e riempiono le città di telecamere e, infatti, abbiamo tantissime immagini della strage di Oslo: peccato siano a tragedia consumata però!

Per quanto riguarda le dichiarazioni di Borghezio, siamo abituati a non commentarle. Notiamo però che, stavolta, si tratta di quasi un centinaio di morti in una delle zone più tranquille d’Europa, e Borghezio, che lo si creda o no, è un europarlamentare.

La realtà è che tutti i pregiudizi su cui si è retto l’imperialismo occidentale stanno crollando in modo troppo rapido e palese per poterlo controllare. Non esistono banche troppo grandi per poter fallire, non esistono regimi troppo funzionali per poter cadere, non esistono popoli immaturi per la democrazia né copyright islamici sul terrorismo.

Ogni tragedia offre uno spunto di riflessione. Se lo si lascia sfuggire, ci si prepara per una nuova tragedia; cogliendolo, la si previene. E’ tempo che l’Europa guardi concretamente alla gestione nonviolenta dei coinflitti e alla nonviolenza, promuovendola presso le scuole, dando visibilità alle forme di disobbedienza civile, ritirando i porti d’armi dati indiscriminatamente e senza attente selezioni psicoattitudinali, sostenendo le neo-democrazie nordafricane e dando vita a un esercito europeo della nonviolenza.

La rivoluzione dei gelsomini è un’occasione per noi, anziché esportare pace con la guerra e democrazia con l’imperialismo, d’importare, una volta tanto, freschi ideali democratici e presupposti concreti per un rilancio effettivo della nonviolenza.

E’ anche un’importante occasione per i tunisini però che, aiutando se stessi, possono aiutare a far crescere la dimensione mediterranea dell’Europa e, l’adozione unilaterale dell’Euro, come ha fatto il Montenegro, ritengo sia il primo passo per aprire una nuova via africana all’Europa. Poi, se lo riterranno, potranno passare alla fase ASA (Accordo di Stabilizzazione e Associazione) ma, intanto, questa mossa dischiuderà loro nuovi orizzonti, subito, e non solo economici.

Giorgio Pagano

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