Il paradosso dell’Europa

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Il paradosso dell'Europa

Il 1° maggio l' Europa diventerà più grande e almeno sulla carta più importante. Ma nessuno può ancora dire come il continente, formalmente «riunificato», reagirà nell'insieme all' appuntamento del 30 giugno quando, circostanze permettendo, il governatore Bremer passerà le consegne al governo provvisorio di Baghdad..Fra i tanti paradossi che segnano l'inizio procelloso del secolo ce n'e uno che l'acutizzarsi della crisi irachena ha posto in primo piano: il paradosso di un'Europa che, proprio nel momento in cui sta per ingrandirsi, per assumere le dimensioni di un continente imperiale con 454 milioni di abitanti, appare l'anello debole della coalizione guidata dall'America in un Iraq sempre più virulento e imprevedibile. C'e indubbiamente, nell'Occidente e nel mondo, una crescente domanda d'Europa, di un'Europa intesa come autonoma entità planetaria, come contrattare equilibratore della solitudine elefantiaca degli Stati Uniti; ma la risposta europea, nonostante l'allargamento alle porte, e risultata e risulta ancora debole, confusa, divisa, contraddittoria.L'Italia e perfino la Gran Bretagna, che pure aveva partecipato in qualità di cobelligerante alla guerra irachena, fanno oggi la figura di comprimarie frastornate a fianco di un'amministrazione proconsolare americana che non da l'impressione di saper unire alla potenza militare una sagacia politica altrettanto ferma e lineare. La Spagna, ricattata con la dinamite, ha di fatto compiuto una spettacolare ritirata dal blocco filoamericano, Al tempo stesso il controcanto antiamericano dispiegato dalla Francia e dalla Germania si è affievolito, si è anzi diversificato, isolando la prima in seno all'Europa dei Venticinque e relegando la seconda in una indistinta e ininfluente zona grigia. In realtà Parigi e Berlino hanno dimostrato di non essere in grado, anche rendendo esponenziali le loro politiche combinate, né di contrapporsi quali rivali credibili alla superpotenza, né di esercitare un'attrazione o pressione egemonica sul resto d'Europa: in particolare su quella dell'Est. Non a caso de Villepin, azzimato discendente di Asterix, è stato sostituito subito dopo la disfatta chiracchiana al referendum delle regionali.Dovremo tenere conto del fatto che l'antiamericanismo non è moneta corrente in un'Europa centrorientale che ha conosciuto per quasi mezzo secolo il knut russo. Per quanti errori possa aver commesso l'America, sola e gendarmeresca per fatalità storica più che per vocazione politica,essa continua a riscuotere nonostante tutto la fiducia e la simpatia delle frustrate popolazioni europee dell'Est postcomunista . Di questo ha dovuto prendere atto anche un presidente polacco come Alexander Kwasniewski, formatosi nei ranghi comunisti, il quale nei giorni caldi delle dispute sulla guerra preventiva aveva schierato la Polonia contro la Francia a fianco degli Stati Uniti e aveva inviato, poi, un contingente militare in Iraq. Il nuovo ruolo di un'antica nazione slava di 38 milioni che, dopo aver insediato un grande pontefice a Roma, esige un trattamento di parità in Europa, accetta di buon grado l'alleanza con l'America e decide di consolidare la sua rischiosa presenza in Medio Oriente, e una delle maggiori sorprese internazionali emerse dal travagliato dopoguerra ira-cheno. Sulla stessa linea politica si trovano anche le altre tre nazioni slave, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, che si preparano a entrare non dalla porta di servizio nell'Unione. Completeranno la squadra dell'Est i non slavi dell'Ungheria e dei tre Paesi baltici. La trasfusione di questo sangue più fresco nel corpo di un'Europa stanca e anemica,incapace di prendere ancora coscienza del proprio ruolo unitario nel mondo, darà una sferzata di vitalità al vecchio continente perduto nelle diatribe sull'euro, sui prodotti lordi, sui patti e ricatti di stabilita? Costituirà una spinta al varo della Costituzione e all'inizio di un processo federatore che vada oltre le ovvie e rituali affermazioni in difesa delle virtù democratiche e dei diritti umani? All' Europa dei sogni e delle buone intenzioni, sotto la cui magniloquente copertura dilagano zuffe minimalistiche sui fondi strutturali e sulle sovvenzioni agricole, vedremo nascere alfine un'Europa d'ampio respiro politico?L'allargamento a Est ha due facce, due possibilità. O lo stallo in una ristagnante zona di libero scambio, alla lunga priva di sbocco nell'epoca della mondializzazione imperniata sui giganti asiatici, oppure la costruzione di un organismo sovrannazionale che possa stare alla pari o quasi con gli Stati Uniti, la Russia e la Cina. Non solo. Ma che, nell'interesse generale dell'Occidente, possa moderare e correggere gli errori unilaterali degli Stati Uniti riportandoli nell'ambito di una multilateralita razionale, lucidamente elaborata e collegialmente coordinata nell'era del geoterrorismo e delle guerre libanizzate. Insomma: o dividere per venticinque i resti di un banchetto crepuscolare, o risorgere in ven-ticinque per darsi un futuro di dignità e di presenza attiva e pacificatrice nel mondo.

LA STAMPA .11/04/03 p.1

Enzo Bettiza

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