Il Papa: 10 anni di Esperanto. Ma a chiesa, scuole e università cattoliche non importa.

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Il Papa: 10 anni di Esperanto. Ma a chiesa, scuole e università cattoliche non importa.

Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione radicale Esperanto.

Esattamente nel 1994, dieci anni fa, il Partito Radicale, in occasione di una grande Marcia di Pasqua per l’abolizione della Pena di morte del mondo organizzata da Nessuno Tocchi Caino, e l’associazione radicale Esperanto con una manifestazione in Piazza San Pietro, chiesero al Santo Padre d’utilizzare l’Esperanto per la consueta Benedizione “Urbi et Orbi”.

L’obiettivo era, ed è, grazie all’autorità di quella Voce tentare di porre al mondo l’attenzione su una lingua giusta (perché non c’è Pace senza giustizia, anche linguistica) che, se globalmente adottata, eviterebbe ben altri assassinii e genocidi: quelli di lingue e culture.

La scomparsa di quest’ultime segnano la morte d’interi popoli che, privati della loro lingua e cultura, divenuti senz’anima, assurgono a pure entità geografiche, conquistati così senza sparare un solo colpo di fucile.

Da allora, per dieci anni consecutivi, la Guida del mondo Cattolico ostinatamente da’ i Suoi auguri e la Sua benedizione “urbi et orbi” a Pasqua e a Natale in Esperanto.

Che l’Esperanto sia, con tanta costanza ed ostinanzione, tra quelle poche decine di lingue che vengono utilizzate dal Pontefice tra le migliaia del mondo è senz’altro segnale e Simbolo importante.

Non di questo avviso sono state e sono però la Chiesa, le Università, le scuole cattoliche che, in dieci anni, non un convegno, non una cattedra hanno impegnato rispetto ad una tale, importante e reiterata attenzione ponteficale.




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