Il nuovo anno dell’Europa che parla male le sue lingue

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di LINDA ROSSI HOLDEN*

L’ANALISI

Il 26 settembre, come tutti gli anni dal 2001, nell’Ue si celebra la Giornata europea delle Lingue, densa di eventi, iniziative, convegni volti a promuovere il multilinguismo in un’ottica di apprendimento durante tutto l’arco della vita (lifelong learning programme). È una Giornata che permette di accendere i riflettori su un tema di fondamentale importanza per la comunicazione e lo scambio tra paesi diversi, ma da qui in poi cosa accadrà?

Europa. La Commissione europea per il multilinguismo è costantemente al lavoro per favorire l’apprendimento/insegnamento delle lingue, divulgando linee guida e direttive che in Italia hanno sempre trovato forti resistenze nonostante l’urgente necessità di interagire con paesi stranieri per ragioni politiche, culturali, sociali, economiche, occupazionali. Pietro Petrucci, portavoce per il multilinguismo della Commissione europea, ci risponde così: “Per noi, la Giornata corrisponde a un’intera settimana di lavori per coinvolgere tutti i cittadini europei, non avendo questa Commissione alcun potere legislativo se non quello di sensibilizzare l’opinione pubblica in modo sistematico.

In questa circostanza ci stiamo occupando di temi a largo spettro e a lungo termine come l’apprendimento precoce delle lingue in ambito educativo, la realizzazione della piattaforma permanente “Languages mean Business” in ambito commerciale, il forum sulla comunicazione linguistica in ambito sociale, il convegno sulle nuove tecnologie di traduzione in ambito professionale.” E a tal proposito sembra più che mai attuale la provocatoria affermazione di Umberto Eco: “La lingua d’Europa è la traduzione”; non è dunque un caso se la Commissione europea ha da poco inaugurato la rete universitaria: “Master europeo di traduzione”, sull’onda del successo ottenuto e rilanciato con il concorso diffuso nelle scuole superiori dell’Ue: “Juvenes Translatores”.

Italia. Il Ministero dell’Istruzione fa sapere che: “Nella riforma della scuola secondaria di II grado tutto l’insegnamento delle lingue è stato potenziato: è stata inserita la seconda lingua in molti dei percorsi degli Istituti tecnici e professionali e, a parte lo Scientifico e il Classico, anche in molti dei percorsi liceali. Nell’ultimo anno delle secondarie superiori è anche prevista l’introduzione di una disciplina veicolata da una lingua straniera (CLIL). Naturalmente, per rendere possibile il “CLIL”, occorrono insegnanti preparati e perciò, durante questo anno scolastico saranno attivate iniziative di formazione specifiche affinché gli insegnanti di materie curriculari possano utilizzare questa efficace metodologia. Inoltre, sui fondi della Legge 440 sono previsti 3 milioni di euro a cui vanno aggiunti i fondi della Unione europea e i Fondi PON per le Regioni del Sud. Con tali contributi le attività di formazione dei docenti dovranno necessariamente iniziare entro l’anno in corso, anche per sviluppare le competenze in inglese di migliaia di insegnanti della scuola primaria rimasti esclusi dai precedenti corsi”.

Eni. Esiste un’altra realtà al di fuori del panorama istituzionale che si è concretamente posta l’obiettivo di facilitare l’apprendimento dell’inglese con la prospettiva di creare dei cittadini del mondo aperti al dialogo interculturale, alla coesione sociale e professionale. Si tratta dell’Eni, da sempre impegnata nello sviluppo sostenibile e nel miglioramento delle società in cui opera, consapevole che la conoscenza delle lingue è un’imprescindibile chiave di accesso per poter comunicare a livello internazionale e in modo trasversale.

Per queste ragioni è nato “SmartEnglish”, un programma linguistico-didattico-metodologico che privilegia gli interessi dei ragazzi (edutainment) e che consiste in un “approccio motivazionale” da sviluppare in classe e sul web nell’ambito dell’autonomia scolastica, a integrazione del percorso curricolare e come supporto per il recupero dei debiti in lingua inglese. Attualmente soltanto 10 scuole secondarie di II grado hanno la possibilità di sperimentare questo modello di “best practice” basato sulle Raccomandazioni del Gruppo ad alto livello sul Multilinguismo – Commissione europea. Ma, in seconda battuta, l’intento è quello di generare una disseminazione del progetto a fronte di un’auspicata validazione da parte del Ministero.

Di fatto, c’è da augurarsi che questo tipo di iniziativa inneschi un circolo virtuoso che vada ad affiancare i curricoli scolastici ancora troppo lacunosi e scarsamente soddisfacenti in termini di profitto, interesse e applicazione delle lingue straniere da parte di milioni di studenti italiani.

*linguista

(26 settembre 2009)

http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/lingue-europa/lingue-holden/lingue-holden.html[addsig]




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