Il New Deal di Ferragosto

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Un articolo di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini su la Repubblica di domenica 10 agosto 2014

Tutto è pronto: nel mese di settembre “la madre di tutte le riforme” diventerà realtà. Ormai è scattato il conto alla rovescia per il più grande piano di investimenti pubblici che l’Europa abbia mai concepito. Dopo anni di paralisi, i Paesi dell’euro hanno deciso di fermare il declino economico e politico del Vecchio Continente. Finalmente si è preso coscienza che la riduzione del debito pubblico e la stabilità del sistema bancario dipendono dall’espansione dell’economia e cioè dalla crescita del reddito e dell’occupazione.

All’inizio di settembre il Fondo Salva Stati metterà a disposizione dei paesi della moneta unica 500 miliardi di euro che erano congelati in investimenti finanziari a basso rischio. Questi fondi saranno associati a quelli della Bei per finanziare gli investimenti in infrastrutture, ricerca e istruzione, energia verde e una domanda pubblica per veicoli ecologici, materiali biodegradabili, ristrutturazione del patrimonio edilizio, efficienza energetica, salvaguardia e risanamento del territorio. Si stima che le risorse pubbliche metteranno in movimento un ammontare equivalente di investimenti privati: il totale potrebbe superare di gran lunga i 1.000 miliardi di euro. L’impatto sull’occupazione sarà di milioni di nuovi posti di lavoro che genereranno nuovi consumi trainando l’espansione della produzione e gli investimenti delle imprese private e il credito bancario ricomincerà ad affluire nell’economia reale amplificando la ripresa. Più in generale, la nuova domanda pubblica farà crescere la fiducia nel Vecchio Continente e farà cambiare le aspettative dei consumatori, delle imprese e del settore finanziario.

La Commissione Europea avrà un ruolo fondamentale poiché dovrà gestire i fondi concedendoli ai governi che presenteranno i progetti d’investimento, mentre il Parlamento Europeo dovrà vigilare affinché i soldi siano utilizzati correttamente e valuterà l’impatto degli investimenti sul reddito e sull’occupazione. La Banca Centrale Europea si preoccuperà di garantire il funzionamento dei canali di trasmissione della politica monetaria mantenendo i tassi d’interesse ai minimi per tutti i Paesi della moneta unica.

Siamo di fronte ad un colossale piano di “lavori pubblici” come quelli che furono realizzati ai tempi del New Deal di Roosevelt e nella Germania nazista sotto la guida di Schacht e, in tempi recenti, dall’Amministrazione Obama, che nel 2009 varò un piano di stimolo pari a circa 800 miliardi di dollari. Grazie a questo massiccio e tempestivo intervento di stampo keynesiano, accompagnato da una intelligente politica monetaria espansiva della Federal Reserve, gli Stati Uniti sono usciti rapidamente da una crisi finanziaria che rischiava di trascinarli nel baratro.

Il piano europeo di investimenti pubblici rappresenta il compimento del grande progetto politico rivolto a costruire un’Europa solidale e federale come l’avevano immaginata i Padri fondatori.

E’ proprio vero: il sole di Ferragosto può fare brutti scherzi.




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