Il multilinguismo fa bene al cervello

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Secondo uno studio condotto da un team internazionale di ricercatori, parlare diverse lingue migliora la capacità di controllare processi intellettuali complessi. I risultati, basati sulla macro-analisi di diversi studi, indicano che il multilinguismo potrebbe ritardare il deterioramento mentale legato all’invecchiamento. Lo studio è stato svolto su richiesta dalla Commissione europea.

Oltre al fatto di rallentare la demenza, i ricercatori individuano altre aree importanti su cui il multilinguismo sembra avere un impatto positivo, tra cui l’apprendimento, il pensiero complesso e la creatività, le relazioni interpersonali, la flessibilità mentale e le capacità comunicative.

Prove scientifiche interessanti indicano inoltre che le funzioni della memoria traggono vantaggio dalla conoscenza e dall’uso di più lingue. “È ovvio che una maggiore memoria può avere un impatto notevole sulla funzione cognitiva”, dice David Marsh dell’Università di Jyväskylä in Finlandia, coordinatore della ricerca. Marsh aggiunge che questo potrebbe essere una delle ragioni per cui gli individui multilingui di solito riescono a gestire le problematiche complesse meglio delle loro controparti monolingui.

Inizialmente si riteneva che questo potesse essere valido soltanto per le persone realmente bilingui o trilingui, ovvero quelle che padroneggiavano le loro lingue a un livello molto avanzato. Studi più recenti sembrano tuttavia suggerire che i processi che cambiano l’attività elettrica del cervello vengono attivati anche quando iniziamo ad imparare una lingua nuova. “Ciò dovrebbe iessere un incentivo per chiunque abbia l’opportunità di imparare o mantenere viva una lingua in più”, ha detto Marsh.

Per questo motivo, i ricercatori ritengono che le loro scoperte vadano al di là dell’ambito meramente linguistico. “La conoscenza di più lingue potrebbe rivelare forme di valore aggiunto che oltrepassano le lingue stesse e conducono alla ‘multicompetenza’,” conclude la relazione. “Le implicazioni riguardano moltissimi campi. Se la conoscenza di più lingue offre vantaggi cognitivi e comportamentali, allora occorre un’analisi di come questo potenziale possa essere realizzato per sfruttarne al massimo i benefici”.

Più avanti, la relazione suggerisce che il multilinguismo dovrebbe essere riconosciuto come una “leva per la crescita economica e la coesione sociale”, piuttosto che come uno svantaggio. Il valore delle lingue dovrebbe essere comunicato e il loro sviluppo sostenuto attraverso la politica e l’istruzione.

“L’insieme di prove appena descritte suggerisce che il multilinguismo è una risorsa in grado di rivestire un ruolo nella risposta alle sfide presenti e future”, conclude la relazione. “Si tratta di una risorsa esistente, che probabilmente andrà ad alimentare i processi creativi emergenti, i quali aiuteranno le persone ad aumentare le loro opportunità individuali e sociali”.

Lo studio è stato svolto tra maggio 2008 e giugno 2009 nei 27 Stati membri dell’Unione europea, in Norvegia e in Turchia. Esso è basato sulla letteratura scientifica europea e extraeuropea e sui contributi di 30 esperti dei paesi studiati e di un gruppo scientifico centrale.

L’analisi è stata confrontata con cinque ipotesi avanzate precedentemente dalla Commissione, che suggerivano il collegamento tra multilinguismo e creatività: il multilinguismo favorisce l’accesso alle informazioni e offre modi alternativi di organizzare il pensiero e di percepire il mondo circostante. Infine, si è ipotizzato che apprendere una nuova lingua favorisca la capacità di pensare in maniera creativa.

http://cordis.europa.eu/fetch?CALLER=IT_NEWS&ACTION=D&SESSION=&RCN=31382[addsig]




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