Il mondo salvato dall’Europa

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6/11/2004

Il mondo salvato dall'Europa
Il nuovo libro dell'americano Jeremy Rifkin, economista visionario e futurologo concreto.

Il sogno americano è a un passo dalla crisi e la speranza per il futuro dell'umanitа и oggi riposta in un altro continente, l'Europa, e nel suo progetto di integrazione sociale, responsabilitа collettiva e sviluppo sostenibile. Parola di un americano, Jeremy Rifkin.

Il presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, autore di libri come L'era dell'accesso, La fine del lavoro e Il secolo biotech, mette insieme, in un nuovo volume intitolato Il sogno europeo, una gran mole di dati statistici e sondaggi e ne ricava una visione ardita relativa non solo al nostro futuro economico, ma anche politico e culturale. E dedica il suo lavoro “alla generazione di studenti Erasmus delle universitа europee”, eletti a simbolo di un fervido processo di integrazione.

La riflessione di Rifkin parte dalla constatazione dei vicoli ciechi in cui si и infilato il pianeta sotto la guida degli Stati Uniti: “Agli americani, che hanno fatto ogni sforzo possibile per avere successo e poi si sono trovati piщ e piщ volte messi in ginocchio da un'economia di mercato e da una societа che gli si и rivoltata contro, il 'sogno' puт apparire come una beffa crudele, un mito senza alcuna vera sostanza”.

In Europa invece Rifkin individua i semi di un processo fruttuoso. A cominciare dalla Costituzione Ue che “èun fatto nuovo nella storia dell'uomo: per quanto sia farraginosa e a tratti goffa e non abbia l'eloquenza, ad esempio, di quella francese o americana, èil primo documento del genere a elevarsi a un livello di consapevolezza globale, individuando diritti e responsabilitа che riguardano la totalitа degli esseri umani sulla terra”.

A sostegno della tesi sul declino degli Usa, l'autore fa anche alcune riflessioni sullo stile di vita dei suoi connazionali. In America il sistema di ammortizzatori sociali è estremamente fragile: zero tutela della maternitа, una o due settimane di ferie l'anno contro le quattro europee, il 17% dei cittadini sotto la soglia della povertа contro il 7,5 in Germania, l'8 in Francia, l'11 in Spagna e il 14 in Italia. Alla lente di Rifkin non sfuggono neanche il piщ alto livello di criminalitа o le pessime abitudini alimentari.

Cosa succede invece sul nostro lato dell'Atlantico? Sulla base di una serie di statistiche, l'economista nota innanzitutto che i lavoratori europei sono molto piщ produttivi di quelli americani o giapponesi grazie anche alla riduzione dell'orario di lavoro (le famose 35 ore in Francia, pari a 1562 ore l'anno, contro le 1877 degli Usa e le 1840 del Giappone). Questo elemento, insieme ad altri, fa sм che il Pil dell'Ue sia maggiore di quello degli Usa (10.500 miliardi di dollari contro 10.400).

C'и poi una lunga serie di fattori sociali. In Europa, ad esempio, la qualitа della vita и molto migliore che negli Usa, assicura Rifkin elencando una valanga di dati che prendono in esame infiniti aspetti della quotidianitа, dalla distanza casa-ufficio, alla lunghezza media della vita, dal tempo libero al rapporto genitori-figli e al grado di istruzione.

Anche ideali e aspirazioni sociali degli europei sono più”elevati” di quelli dei cittadini americani. “Una solida maggioranza in ogni paese europeo afferma di credere che sia più importante un governo che garantisca che nessuno si trovi in stato di necessitа rispetto alla libertа dell'individuo di perseguire i propri obiettivi senza interferenze da parte dello Stato”. Il 70% della popolazione ritiene che alle nazioni povere debbano essere concessi maggiori aiuti economici, il 69% che la protezione dell'ambiente sia un problema grave e urgente, il 56% che sia necessario cambiare radicalmente il nostro stile di vita e di sviluppo.

Una coscienza che, se non sembra sempre presente allorchè gli elettori europei si presentano alle urne dei singoli paesi, è rispecchiata nel testo della Costituzione Ue.
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