Il momento d’oro dei dialetti

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Il momento d'oro dei dialetti



Un momento d'oro per i dialetti. Protagonisti: il siciliano, il napoletano, il piemontese. Un momento che 'passa' dalle comunità regionali all'estero.Da Bruxelles la proposta di L'Altra Sicilia, al servizio dei Siciliani “al di qua e al di là del Faro” per l'introduzione: “dello studio della lingua, della letteratura e della civiltà siciliana nelle scuole siciliane di ogni ordine e grado; introduzione del bilinguismo nella legislazione, nel linguaggio della pubblica amministrazione e nelle insegne rivolte al pubblico; istituzione di un servizio radiotelevisivo pubblico regionale che dedichi un numero minimo di ore di programmazione alla lingua siciliana” (La nostra progenie che lingua parlerà? News ITALIA PRESS N° 19 del 29 gennaio 2007). Proposta che viene portata avanti soprattutto attraverso i siciliani all'estero. Dal Piemonte, dall'Associazione Gioventura Piemontèisa, la proposta “di legge di iniziativa popolare che rispetti il diritto alla lingua e all'identità del popolo piemontese“, che dai piemontesi all'estero vorrebbe appoggio. Da Napoli la proposta dell'insegnamento “della lingua napoletana nelle scuole medie” da parte del Consigliere provinciale napoletano Luigi Rispoli condivisa dal Consiglio regionale e nel contesto del quale si ricorda come gli emigrati “con tutte le contaminazioni dei vari casi specifici, continuano a parlare in dialetto napoletano e non italiano“.

Il Presidente del Consiglio Regionale della Campania, Sandra Lonardo Mastella, e il vicepresidente, Salvatore Ronghi, in un incontro con il Consigliere provinciale di Napoli, Luigi Rispoli e di docenti, storici e cultori della lingua napoletana, si sono impegnati a sollecitare la VI commissione cultura del Consiglio, “affinché venga approvata, in tempi brevi, la legge per l'insegnamento della lingua napoletana nelle scuole medie“. L'iniziativa partita del capogruppo di Alleanza Nazionale, Luigi Rispoli fu presentata il 22 marzo scorso al Consiglio Provinciale ottenendo il massimo consenso dell'assemblea. Dal mese di maggio il disegno di legge è fermo. Al pari dello studio di lingue 'morte' come il latino ed il greco – ha dichiarato Rispoli “di cui giustamente nessuno contesta la validità dell'impegno perché rappresenta un modo per avvicinarsi alle civiltà di cui quei sistemi linguistici erano espressione e di cui noi oggi siamo eredi, allo stesso modo lo studio della lingua napoletana può rappresentare un modo per fare riscoprire, soprattutto ai nostri giovani, le nostre radici“. La Presidente Lonardo, nel dimostrare il suo interesse per un patrimonio dell'intera Regione che va tutelato, si è impegnata, a portare l'argomento all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo al fine di far giungere il provvedimento all'esame dell'aula sin dalle prossime riunioni del Consiglio Regionale. Nel convegno svoltosi, nell'autunno scorso a Santa Maria La Nova, il Presidente della Provincia di Napoli, Dino di Palma, ricordò come i nostri emigranti, con tutte le contaminazioni dei vari casi specifici, continuano a parlare in dialetto napoletano e non italiano, conservandone la musicalità“. Nel progetto di legge, è prevista l'istituzione dell'Accademia della Vicaria Vecchia e “per le altre Province è auspicabile un punto di riferimento per la tutela e conservazione di testimonianze locali, come la conservazione di elaborati, ricerca storica e linguistica, percorsi formativi, preparazione di una grammatica e un vocabolario, archivi sonori e videocinematografici“.

La Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici del Ministero italiano della Pubblica Istruzione, per il quarto anno consecutivo, ha approvato un piano d'interventi e di finanziamenti per la realizzazione di progetti nazionali e locali nel campo dello studio, delle lingue e delle tradizioni culturali. Rientrano in questo piano, la lingua sarda, friulana, arbereshe, croata, ladina, slovena, germanica, francese-occidentale-franco/provenzale, un ricco patrimonio a rischio estinzione.

L'auspicio dalla Campania è che, “come per la lingua arabesche che si parla a Greci in provincia di Avellino e molti paesi del Molise, anche per la lingua napoletana la Regione Campania, approvi al più presto, una legge per la difesa dell'idioma partenopeo“.

Gioventura Piemontèisa ha allo studio la proposta di legge di “iniziativa popolare“. “Dopo trentasette anni di battaglie la lingua piemontese merita una protezione legislativa in sintonia con le raccomandazioni dell'Unione Europea, immune dagli attentati all'autonomia democratica. Una legge di tutela e di valorizzazione delle potenzialità di una lingua che oggi identifica prodotti di altissima qualità, iniziative caratterizzate dalla serietà e dalla competenza, garanzie di originalità, trasparenza e genuinità. Queste saranno le caratteristiche della nostra proposta di legge che presenteremo alla Regione Piemonte – perché la competenza in merito è della Regione, anche se essa finge di non saperlo e lascia il compito al governo centrale. Prossimamente tutti i nostri referenti locali si incontreranno per completare l'organizzazione ed approvare il testo che attualmente è allo studio dei nostri consulenti legali. Dopo sarà la Primavera della lingua piemontese” dicono dall'Associazione.

Questo messaggio è stato modificato da: Fabio_Oliva, 06 Feb 2007 – 05:05 [addsig]




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