Il Ministro Giannini e la crisi della Stranieri di Perugia, l’ateneo di cui è stata rettrice per nove anni (fino al 2013) e docente per ventidue.

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La scuola siamo noi.

di Corrado Zunino.

Il Ministro Giannini e il declino della “sua” università.

La crisi della Stranieri di Perugia, l’ateneo di cui è stata rettrice per nove anni (fino al 2013) e docente per ventidue.

Il ministro più osteggiato d’Italia, Stefania Giannini, 55 anni, responsabile della scuola e pure della Buona scuola, ha serie colpe per lo stato boccheggiante in cui oggi versa la “sua università”, la Stranieri di Perugia di cui è stata rettrice per nove anni, fino al 2013, e docente di glottologia per ventidue. Affidandoci ai risultati, oggi la Stranieri di Perugia è in classifica il terzo ateneo per stranieri su tre presenti in Italia, nonostante sia il più antico (1921). Nell’ultimo anno accademico preso in esame – il 2013-2014 – l’università ha perso altre quattro matricole, di centoventi che ne aveva. E sono solo ventiquattro gli studenti che, nello scorso mese di maggio, hanno autonomamente raggiunto la segreteria di Palazzo Gallenga, un deserto. L’Università per stranieri di Reggio Calabria, una non statale nata otto anni fa, nel 2014 era già a quota 134 iscritti certificando così il sorpasso su Perugia. La stranieri di Siena in una stagione accademica ha preso novantun matricole toccando quota 435, quattro volte Perugia.

Sul fronte degli iscritti è una Waterloo: nell’ultima stagione certificabile l’università speciale perugina ha perso un quarto dei suoi frequentanti. Erano 1.104, nel 2013-2014 sono diventati 843: meno 261. Su questo fronte è l’ateneo in maggior arretramento dopo la telematica della Sapienza di Roma, l’Unitelma. Il confronto è reso impietoso dal fatto che le due pari missione, Siena e Reggio Calabria appunto, sono cresciute con forza: quinta e sesta nelle elaborazioni fornite dallo stesso ministero. Uno sguardo allo “storico” degli iscritti schiaccia il presente, e il passato prossimo dell’attuale ministro dell’Università, su una realtà fallimentare: nella stagione 2002-2003 (l’ultimo anno prima della nomina a rettrice di Stefania Giannini) gli studenti dei corsi di laurea erano 2.700. Più del triplo rispetto al 2013-2014. Il novennato Giannini ha smagrito aule e segreterie perugine, e questo nelle stagioni in cui l’italiano è diventato la quarta lingua più studiata al mondo.

Se si prendono in esame i laureati, il tonfo diventa un crollo. Nel 2014 Perugia ha perso il 41 per cento di chi è arrivato a discutere la tesi: 106 in meno. Alla UnistraPg, 35 docenti in servizio, sono arrivati in fondo solo 153 studenti. Nove ordinari, ventisei associati (la Giannini è in aspettativa): ogni “prof” ha laureato quattro ragazzi in un anno, da farsi cadere l’ernia per lo sforzo.

La disastrata Stranieri di Perugia è in fondo – dati ministeriali – anche alla classifica della valutazione della qualità della ricerca. Recenti abilitazioni di insegnanti senza curriculum né pubblicazioni, ma strettamente connesse a Stefania Giannini – parliamo di Lidia Costamagna, direttrice dell’Alta scuola per l’insegnamento e la promozione della lingua e cultura italiana, candidata sconfitta al rettorato in successione alla stessa Giannini -, hanno contribuito a deprimere il livello della “Vqr”. Sulla qualità della ricerca Perugia stranieri è diciassettesima su 27 “piccoli atenei”. Componenti dell’attuale Consiglio di amministrazione spiegano come la pessima reputazione della ricerca interna sia costata nelle ultime due stagioni 800 mila euro in finanziamenti dal Miur.

Sul piano finanziario l’ateneo minore di Perugia è in fase di lento risanamento. Ancora nel 2013 il deficit era a quota 510.000 euro, nel 2014 si è ridotto a 150.000 euro. Sì, ai tempi della Giannini andava tutto peggio, anche se le ferite aperte allora non sono state fin qui cauterizzate. In diverse note componenti del Cda hanno verbalizzato come l’attuale ministro quando si insediò come rettore aveva a disposizione un tesoretto di 9 milioni di euro e quando ha lasciato l’avanzo di bilancio era sceso a 2,5 milioni. Come li ha spesi questi 6,5 milioni, la Giannini?

Gli attuali gestori dell’università perugina spiegano che nelle stagioni della glottologa al potere non si sono coltivati i rapporti con le università extra-italiane, in particolare con quelle cinesi, e ricordano che soltanto adesso – il prossimo 24 giugno – si torna a organizzare un convegno dei direttori degli Istituti di cultura italiani e nel mondo dopo che l’ultimo, nel 2005, fu un assolato disastro: niente ministro degli Esteri, pochi gli intervenuti. Dopo l’epopea Giannini i successori hanno tagliato alcune consulenze, diversi servizi inutili. Tra questi sono rientrati i 20.000 euro versati ogni anno a una società di videoproduzione che realizzava immagini dell’università per il Tg regionale. Ora il Tg se le produce in proprio, quando ne ha bisogno. I nuovi amministratori hanno scoperto che solo le utenze (riscaldamento, acqua ed energia) costavano 90 mila euro l’anno: sono bastati minimi accorgimenti – luci e aria condizionata spente la notte, regolatori d’erogazione – per far scendere i costi. Il nuovo cda ha messo in discussione anche gli imponenti lavori di ristrutturazione fatti al rettorato senza gare d’appalto e ha iniziato a passare al radar l’uso dell’auto di servizio del penultimo rettore, che era solito essere accompagnato dall’autista dell’ateneo, il fine settimana, nella casa di Lucca e in quella al mare di Marina di Pietrasanta, quindi riportata a Perugia il lunedì.

Sull’era Giannini all’Università per stranieri di Perugia, ora, sta passando il setaccio la Corte dei Conti locale, ispirata dalle segnalazioni del collegio dei revisori, in particolare del magistrato contabile Antonio Buccarelli, lui insediato alla Corte dei conti di Roma. Prima la procura contabile di Perugia ha citato in giudizio l’ex rettore Giannini per i mancati introiti dell’ateneo (420.000 euro) derivati dall’affitto di alcuni locali a una Scuola internazionale di cucina italiana mai partita, il processo è previsto per il prossimo novembre. Quindi, ha aperto un fascicolo sul volo privato, un Falcon 20, affittato a spese dell’ateneo per consentire a Roberto Benigni e al suo staff di tenere una lezione dantesca al Parlamento europeo l’8 novembre 2011. Qui la cifra contestata dalla Corte dei conti è pari a 22.000 euro totali. Una terza vicenda sollevata dai revisori dell’Università per stranieri di Perugia riguardava l’inutile acquisto per 2,5 milioni di un palazzo della Provincia da parte dell’ateneo.

Esprimendosi sull’ultimo bilancio sotto la responsabilità di Stefania Giannini – il 2013, chiuso con 510.000 euro di disavanzo – il Collegio dei revisori dei conti si espresse con durezza: “È a rischio l’equilibrio economico e finanziario dell’ateneo e dovrebbe a tal fine essere predisposto un piano strategico che, alla luce della riduzione dei ricavi e dell’andamento dei costi, conduca perlomeno verso un sostanziale pareggio di bilancio”. Lo stesso Collegio aveva evidenziato come il bilancio 2013 e quello di previsione 2014 si fossero chiusi “con una sensibile erosione dell’avanzo di amministrazione quale fenomeno critico tendenziale che interessava le finanze dell’ateneo da oltre un quinquennio” (la dilapidazione del tesoretto, appunto). La chiosa era stata corrosiva: “La fiducia è un elemento imprescindibile nell’offerta formativa di un’università ed essa si acquisisce anche attraverso la chiarezza della sua contabilità”. Ancora: “Siffatto modo di comunicare è opaco e non corretto: la diminuzione dell’assegnazione del Fondo di finanziamento ordinario dell’università rispetto al 2012 non è direttamente connesso con la crisi economica nazionale, ma è frutto del risultato negativo della valutazione per il periodo 2004-2010. È da sottolineare che tra gli enti a ordinamento speciale l’Università per stranieri di Perugia è la sola ad aver subito un taglio”. Infine: “Sulla diminuzione dei finanziamenti ordinari incide la bassa intensità, capacità e propensione progettuale e di ricerca dell’ateneo. Si segnala il carattere doveroso di una seria e approfondita analisi delle cause del declino e delle possibili iniziative per evitare che esso divenga irreversibile”.

Il declino, all’Università per stranieri di Perugia, è stato frenato. Il rettore Stefania Giannini, nel frattempo, è diventato ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
(Da repubblica.it, 3/6/2015).

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