Il maestro senza cattedra

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La morte del grande linguista

Addio a Semerano maestro senza cattedra

E’ morto all’età di 94 anni Giovanni Semerano, studioso la cui ricerca è stata indirizzata a ritrovare le origini linguistiche, e quindi culturali, della nostra civiltà. In lunghi anni di studi sull’etimologia del greco, del latino e del sanscrito, Semerano aveva infranto miti ormai consolidati della ricerca, contestando l’esistenza dell’indoeuropeo e individuando invece nell’accadico-sumero la madre di tutte le lingue.

di Franco Cardini

… Aveva letteralmente rivoluzionato e distrutto il concetto anassimandreo di “àpeiron”, dimostrando che il suo vero e intimo significato – derivante dal semitico “apar” – è non “infinito”, bensì “polvere” e dimostrando che da Platone ad Heidegger tutti hanno equivocato: l’uomo non proviene dall’infinito e ad esso ritorna, ma – come si dice nel rituale del giorno delle Ceneri – è polvere, e destinato a tornar polvere. Il suo rivoluzionario studio sul concetto di “àpeiron” nasceva – come quello dedicato alla cultura e alla lingua degli etruschi – da ricerche pluridecennali, poi fuse nel monumentale lavoro edito da Olschki – durante le quali egli aveva sconvolto certezze consolidate ormai da quasi tre secoli dimostrando come la protolingua cosiddetta “indoeuropeo” non sia mai esistita, e tutti gli idiomi usati nel mondo eurasiatico mediterraneo siano in realtà derivati dall’accadico parlato nella Mesopotamia dei tre-quattro millenni prima della nascita di Cristo.

Le ricerche di Semerano conducono a conclusioni molto simili a quelle difese dall’archeologo Colin Renfrew, il quale sostiene che la grande rivoluzione agricola affermatasi nella Mesopotamia dopo l’ultima glaciazione (avvenuta una decina di millenni or sono) ha condotto tra Asia e bacino mediterraneo alla diffusione non solo di tecniche, ma anche di uomini, di lingue e di culture. Dopo Giovanni Semerano l’intero edificio accademico inaugurato dalla filologia germanica del Settecento, quindi le basi stesse sulle quali poggiano illuminismo, cultura neoclassica e romanticismo, è crollato dalle fondamenta e deve essere ricostruito. Dimostrare che l’indoeuropeo è un’inconsistente astrazione – come ha fatto Semerano nell’ultima monografia “La favola dell’indoeuropeo” (Bruno Mondatori) – significa, fra l’altro, assestare un colpo mortale a una mitopoietica culturale che ha avuto anche conseguenze e responsabilità pesantissime sul piano politico. Orfani del mito indoeuropeo e del concetto d’infinito, tutto il mondo classico ci è crollato addosso. Quel che già Rohde e Nietzsche avevano intuito, Semerano l’ ha trasformato in verità. Ora siamo più uomini, consci che l’esser tali non equivale a posseder certezze, bensì a cercarle nella fatica e nel dubbio, con timore e tremore, pronti ogni momento a morir per loro se si mostreranno vere, ad abbandonarle se non reggeranno alla prova.

(Da La Nazione, 22/7/2005).

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