Il maestro longevo e combattivo

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Arezzo Turiddo Guerri, 99 anni appena compiuti, usa disinvoltamente la posta elettronica

Il maestro centenario che difende l’italiano

di Federico D’Ascoli

Turiddo va per i cent’anni, ma risponde al telefono di casa con voce squillante. L’udito, però, tradisce il “quasi secolo” di vita. E allora il maestro elementare che ha insegnato a scrivere e a far di conto a intere generazioni della Valtiberina chiede una cortesia che spiazza: “Alle sue domande risponderò per iscritto, me le mandi in posta elettronica”, altro che analfabetismo informatico. “Bene, allora le scrivo subito un’“e’mail”…” rispondo senza esitare. Inglesismo dal sen fuggito, errore da matita blu, se Tutiddo Guerri da Anghiari, 99 anni compiuti il 15 febbraio, fosse ancora dietro una cattedra. Si prende ancora una pausa e ribatte con bonaria severità: “Lo so che sono un Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento, ma ci provo lo stesso: cominciamo a usare posta elettronica anziché e-mail, o magari p.e. che è ancora più breve…”.

Eh già, Turiddo, come il quasi omonimo della “Cavalleria Rusticana”, combatte da tempo sul filo della tastiera un duello passionale. Ma non c’è il disonore di una donna da vendicare come nella novella di Verga, c’è da difendere l’italiano: “E’ una nuova invasione barbarica – assicura Guerri – la mia passione per l’italiano è innata, poi corroborata dall’ammirazione per mio zio Domenico, noto dantista che mi chiamava spesso a leggere le bozze del testo critico della “Divina Commedia” poi pubblicato nel 1993. L’italiano va tutelato: una volta esisteva l’Accademia d’Italia, rimettiamone in vita un’altra…”.

La sua “chiamata alle armi” in difesa dell’idioma italico è partita proprio da queste pagine: “‘La Nazione’ è il mio giornale da sempre perché è il più nazionale di tutti i nostri quotidiani. Perciò spero che voglia farsi promotore di una campagna in difesa della lingua italiana riducendo al minimo l’uso di parole straniere”. Guerri indica anche l’esempio da seguire: Padre Dante che nel suo “Convivio” si avventò contro la miseria intellettuale di quanti disprezzavano il proprio volgare e ammiravano quelli stranieri. “Tutti questi cotali che sono li abominevoli cattivi d’Italia che hanno a vile questo prezioso volgare, lo quale, s’è vile in alcuna cosa, non è se non in quanto elli suona ne la bocca meretrice di questi adulteri” gridava Dante sette secoli fa. “Se ne avessi i mezzi – assicura l’ex maestro – farei stampare l’invettiva in milioni di volantini e li farei spargere con un aereo su tutte le città italiane, come fece D’Annunzio su Vienna”.

La sfida è lanciata: chi ama l’italiano si schieri al fianco del combattivo Turiddo. Ma senza usare l’“e-mail”.

(Da La Nazione, 26/2/2010).

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