Il linguaggio di Leonardo

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Leonardo, le parole del genio

Archibuso e vituzza nel Glossario

Raccolta la nomenclatura delle macchine nei Codici

di Olga Mugnaini

Anche a lui a volte mancavano le parole. Le macchine che immaginava, sperimentava, rivoluzionava avevano bisogno di nuovi lemmi che sintetizzassero i concetti che andava mettendo a punto. Che tenessero il passo delle sue invenzioni e dessero l’idea dei congegni che andava immaginando. E’ così che Leonardo comincia a prendere in prestito il gergo tecnico dei cantieri, delle botteghe e lo riadatta a spiegare la sua meccanica. E quando non basta, inventa nuove parole.
Uno studio approfondito sulla terminologia utilizzata dal genio di Vinci è stato realizzato da Paola Manni, professoressa di storia della lingua italiana nella Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze, insieme a Marco Biffi, ricercatore di linguistica italiana nell’Ateneo fiorentino. E dopo anni di lavoro, con la consulenza tecnica dell’ingegner David Russo, ne è uscito un volume edito da Olschki, dal titolo “Glossario Leonardiano”. Da “archibuso” a “vituzza”, passando per “cardo”, “incatenatura” e “puntello”, si analizzano più di 350 parole che per la prima volta vengono riunite in un dizionario e che offrono un ulteriore versante di studio per interpretare i segreti di Leonardo ingegnere.
Principalmente sono stati passati al vaglio i Codici di Madrid e Atlantico, studiando la terminologia alla luce dei più aggiornati strumenti oggi disponibili sia in campo leonardiano. Ciascun lemma è oggetto di una trattazione particolareggiata, che ne precisa il significato, i contesti d’uso, l’insieme delle occorrenze, oltre al quadro delle corrispondenze reperibili in altre fonti di epoca tardomedievale.
“Certamente Leonardo inventa nuovi termini – spiega la professoressa Manni – ma essenzialmente il suo linguaggio affonda le radici nella cultura della sua epoca, evidenzia quanto fosse legato al suo contesto storico e quanto la sua lingua avesse riscontri coevi, ferma restando la sua grande originalità. Spesso riutilizza, magari con nuove accezioni, parole già adoperate dai suoi colleghi artisti – ingegneri, quale ad esempio Francesco di Giorgio Martini. In ogni caso colpisce il lessico sempre appropriato, vivace, arricchito, articolato. Questo linguaggio è rimasto nei suoi manoscritti ed è fondamentale per capire la nascita e la formazione del lessico utilizzato anche in seguito dalla meccanica”.
Il “Glossario” Olschki consente quindi di delineare il sistema terminologico su cui Leonardo fonda la sua trattazione delle macchine e dei congegni meccanici. E rappresenta anche un valido modello per indagini future in altri settori degli studi leonardiani, da quelli anatomici, prospettici, matematici.
(Da La Nazione, 10/2/2011).




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