Il latinorum dei suv

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I Padroni dei Suv Vittime del Latinorum

di Isabella Bossi Fedrigotti

L’ultimo modello di Chevrolet Captiva, Suv a sette posti («per la famiglia europea») che supera i duecento chilometri orari e costa intorno ai 38mila euro, è annunciato da insistenti inserzioni che specificano nel logo: «La cattiveria non è mai stata così attraente». A parte il fatto che il nuovo cattivismo degli spot ha ampiamente fatto il suo tempo e tanto nuovo, per l’appunto non è più (vedi le donne che, da buoni dieci anni ormai, nelle pubblicità, continuano a tirare pugni e calci e a fare la faccia feroce), e a parte anche il fatto che un grande e grosso Suv, magari anche nero, decantato per la sua cattiveria, potrebbe infine indurre a proibirli – secondo il desiderio di molti – nei centri delle nostre città, il problema è il latinorum: che non quadra. Gli americani che hanno battezzato il nuovo potente mezzo potrebbero essere innocenti perché il latino non è previsto dai loro programmi scolastici e, dunque, non hanno probabilmente idea che, quel nome, a chi invece sa il latino, anche solo un resto infimo di latino, non suggerisce affatto – come forse a loro – un’affascinante, misteriosa e grintosa signora, bensì una povera prigioniera. Assai meno innocenti sembrano, però, i pubblicitari nostrani che, orecchianti di professione, hanno semplificato, traducendo, appunto a orecchio, captiva in cattiva. In buona o in mala fede: non è chiaro, infatti, se siano ex alunni regolarmente rimandati a settembre nella lingua di Cicerone oppure zelanti promotori di nuova ignoranza, convinti che, tanto, la maggioranza ormai si beve tutto quel che loro suggeriscono, anche che la prigioniera sia malvagia.

(Dal Corriere della Sera, 13/10/2007).

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