Il governo, ma anche le opposizioni, non abbandonino l’italiano all’inglese o farà la fine dell’indonesiano.

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Dichiarazione di Giorgio Pagano

Ieri il New York Times pubblicava un lungo articolo in cui si descriveva la drammatica situazione della lingua indonesiana a causa della scelta folle ed insensata della classe dirigente indonesiana di usare l’inglese a livello d’una seconda lingua madre. Non so come si faccia ad avere due madri, ed infatti la prima, l’indonesiano, come ci conferma l’articolo di ieri “As English Spreads, Indonesians Fear for Their Language”, sta morendo.
E’ una conferma autorevole, insospettabile come fonte anglofona, di quanto denunciato da anni dall’ERA: le politiche di Berlusconi, Moratti e Gelmini (e non solo) d’insegnamento dell’inglese come prima ed unica lingua straniera, in competizione diretta con l’italiano, al punto che vengono insegnate materie curricolari e attivati interi corsi di laurea in lingua inglese, sono politiche demenziali e autolesioniste per il Paese e la sua identità. 
Dall’articolo si evince, soprattutto, che l’italiano non è meno a rischio dell’indonesiano. Al contrario, ciò che nel paese asiatico è frutto d’una scelta scellerata di una classe dirigente per sé ed i propri figli, in scuole private e molto costose, rispetto alla quale comunque il governo di Giacarta sta cercando di correre ai ripari, in Italia è un’imposizione a tutto il Paese da parte di Governo, Regioni e Università pubbliche attraverso leggi e regolamenti che si attuano nelle scuole pubbliche. 
Di fronte a questi effetti dirompenti e distruttivi per il Paese non comprendo nemmeno il silenzio di Bersani o Vendola che dinanzi a queste leggi di tipo quasi razziale, ispirate ad una sorta di “Manifesto sulla superiorità della razza anglofona”, sembra che nulla abbiano da dire. O forse concordano?

Roma, 1 agosto 2010




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