Alto Adige: battaglia continua sulle lingue della toponomastica

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Il governo a Bolzano: via i cartelli in tedesco o lo facciamo noi.
Ultimatum di Fitto: 60 giorni per farli sparire. Si rischia di riaprire un altro fronte nell’annosa questione «etnica».
Sarà che gli «italiani» del Tirolo hanno perso la pazienza. O forse perché il ministro s’è innamorato delle montagne dell’Alto Adige («Ci vado ogni anno da quando sono diventato papà», ha dichiarato al Corriere dell’Alto Adige). Fatto sta che il ministro per le Regioni, Raffaele Fitto, ha deciso di passare ai fatti: «In Alto Adige, i 36 mila cartelli in montagna scritti solo in lingua tedesca devono sparire». Se non lo farà la Provincia autonoma di Bolzano, provvederà lo Stato. Fissato il tempo per sostituirli: 60 giorni. Parole dure. Che rischiano di aprire un altro fronte nell’annosa questione «etnica» del Tirolo, tra italiani e comunità tedesca. La querelle non è nuova. Da anni si combatte una vera e propria battaglia sulla «toponomastica ».
Da una parte la minoranza tedesca, rappresentata soprattutto dai partiti che stanno alla destra della Svp (il partito di maggioranza relativa) che spingono per una «germanizzazione » dei nomi di vie, piazze e sentieri. Dall’altra gli italiani, che denunciano il sopruso. E il pericolo. Quale? Di andare in montagna e rischiare di cadere o perdersi perché le scritte sono solo in tedesco. In Alto Adige, il «Cai» versione tedesca si chiama «Alpenverein », finanziato dalla Svp. Sono loro che piazzano i cartelli scritti solo in lingua tedesca. Il Landeshauptmann (il presidente della provincia di Bolzano), «re» incontrastato della Svp, Luis Durnwalder, dice di non saperne nulla: «I cartelli della Provincia sono tutti bilingui. Quelli contestati sono stati installati da terzi che non spettava a me come gestirli». E per la prima volta, ieri, ha risposto in modo durissimo all’ultimatum del ministro: «Me ne frego».
Luis, come lo chiamano tutti, non è un estremista ed è molto amato dal suo popolo. Ha avuto un leggero appannamento d’immagine solo quando è stato lasciato dalla moglie: s’era messo con una donna di Monaco molto più giovane di lui (particolare omesso in un libro Der Luis, edito da Athesia, che ha fatto finire la sua biografia al 1998 proprio per non ricordare il divorzio). Il suo «me ne frego» si spiega con la politica tutta interna alla comunità tedesca. La Svp negli ultimi anni ha perso consenso elettorale, a favore dell’aggressivo Die Freiheitlichen, una forma di opposizione antitaliana e degli Schützen, il movimento indipendentista capeggiato da Eva Klotz, che vorrebbe ritornare ai nomi precedenti al periodo fascista e che dalla Corsica commenta: «Fitto? Faccia pure, faccia pure…». Così Luis per non perdere contatto con il suo popolo (che riceve fuori orario d’ufficio, tutti i giorni, a partire dalle 6 del mattino) ha virato a destra.
La guerra dei nomi delle vie s’inquadra in questa logica. Due anni fa italiani e tedeschi s’erano azzuffati per un outlet: alcuni imprenditori austriaci avevano osato chiamare al confine un centro commerciale con il nome italiano «Brennero ». Per i tedeschi c’era una «o» di troppo (in tedesco è Brenner). Alla fine, su pressioni della Svp, la «o» era stata rimossa. Sulla questione ha esternato pure il procuratore capo Guido Rispoli: «La soluzione è semplice: basta mettere davanti a tutti i nomi via, malga o rifugio. Applicare la legge è l’unica cosa sensata».

Il Corriere della Sera in rete,
Agostino Gramigna
23 luglio 2010
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CDM: RIMUORE 36.000 CARTELLI SOLO IN TEDESCO
(22-07-2010)

Il Ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione territoriale, Raffaele Fitto ha illustrato del corso del Consiglio dei Ministri la questione relativa alla cartellonistica dei sentieri di montagna nella Provincia autonoma di Bolzano.
Il Consiglio dei Ministri, concordando con le iniziative sin qui adottate dal Ministro Fitto e su proposta dello stesso, ha ritenuto necessario dare inizio alla procedura di attivazione del potere sostitutivo prevista dall’art. 120 della Costituzione. A tal fine, pertanto, il Ministro Fitto diffiderà il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano a provvedere alla rimozione dei circa 36.000 cartelli esistenti in versione monolingue tedesca.
Nei giorni scorsi l’intenso lavoro finalizzato alla stipula di un’intesa tra Governo e Provincia non aveva sortito gli effetti sperati affinché fosse ripristinata una corretta applicazione del principio del bilinguismo o trilinguismo ove previsto.
«Sono rammaricato di non essere riuscito a raggiungere un’intesa ragionevole con il Presidente Durnwalder- ha commentato il Ministro dopo la decisione del Cdm- . Il Governo ha però inteso riaffermare il principio del rispetto del bilinguismo».
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Roma a Bolzano: “Via i cartelli scritti solo in tedesco”
La Provincia: alcune parole sono intraducibili

Era assai difficile che si capissero. E infatti si sono capiti meno di zero. Il ministro Raffaele Fitto, pugliese di Maglie, in Consiglio dei ministri ordina perentorio: «Via dalla provincia di Bolzano i 36 mila cartelli turistici scritti nella sola lingua tedesca». Il presidente della provincia autonoma Luis Durnwalder, nato a Falzes, studi a Vienna e Innsbruck, potente esponente della Sudtiroler Volkspartei, da Bozen dice «nein», proprio non si può: «Quei cartelli sono stati installati da altri. La decisione spetta comunque alla Provincia. Certe parole non so nemmeno come si direbbero in italiano. Al massimo si potrebbe lasciare il nome originario tedesco e tradurre l’indicazione, precisando che la strada porta a un “lago” prima indicato solo come “see”».
Sembra una guerra di campanile, ma è molto di più da qualunque parte la si guardi. Visto da Roma il ministro per i Rapporti con le Regioni e la Coesione territoriale – una chimera anche nel centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, sembra di capire – colpisce con un diktat questa parte del Paese che si chiama Alto Adige. Visto da Bozen-Bolzano potrebbe essere inteso come l’ennesimo tentativo di prevaricare la storia e le tradizioni secolari del Sud Tirolo. Alto, basso. Nord, Sud. Le faccende di sempre, in questo geografico stivale molto più lungo che unito. Il ministro Fitto è pronto ad impugnare l’articolo 120 della Costituzione italiana – «Il governo può sostituirsi a organi locali quando lo richiede la tutela dell’unità giuridica» – ma assicura di dolersene: «Sono rammaricato di non essere riuscito a raggiungere un’intesa ragionevole con il presidente Durnwalder. Il governo ha però inteso riaffermare il principio del rispetto del bilinguismo».
Pure il presidente Durnwalder se ne duole, ma le parole in bocca a lui hanno un suono assai diverso: «Io non ho il potere di rimuovere quei cartelli. Il ministro Fitto non ha il potere di intervenire. La decisione spetta alla sola Provincia di Bolzano. Spero comunque che si trovi una soluzione che non pregiudichi la buona convivenza». Il fatto è che le indicazioni stradali ufficiali in tutta la regione sono già bilingue. Quelle turistiche invece no. Un’anomalia che si potrebbe spiegare con un bilinguismo decisamente imperfetto: a Bolzano città si parla di più italiano, nei dintorni molto meglio il tedesco. Il tentativo di livellare in modo millimetrico le due lingue, lascia il tempo che trova. Ammette il presidente della Provincia autonoma di Bolzano: «In dieci anni ho già cercato due volte di portare il problema in Consiglio. La destra di lingua tedesca e la destra di lingua italiana lo hanno sempre impedito con migliaia di emendamenti. La prima sostiene che basta il tedesco. La seconda si batte per la predominanza dell’italiano».
Difficile immaginare – Fitto o non Fitto – che si possa trovare una sintesi. Anche perchè Luis Durnwalder mette più di un paletto: «I nomi propri tedeschi o che appartengono alla storia tedesca non si toccano». Verrebbe da chiedersi se cambierebbe qualcosa se al posto del pugliese ministro Fitto, ci fosse a Roma un politico del Nord, magari della Lega, a fare questa battaglia per i cartelli in doppia lingua parallela. Luis Durnwalder giura che il problema non è quello: «Non c’entra che il ministro Fitto sia pugliese. Quanto ai politici della Lega: dicono sempre di battersi per le autonomie, ma poi votano anche altro con il governo. Noi l’autonomia locale la pratichiamo davvero. C’è la stessa differenza che passa tra il dire e il fare». C’è così differenza che ogni battaglia sul bilinguismo da queste parti – dall’insegnamento nelle scuole agli atti negli uffici pubblici – diventa oggetto di giganteschi fraintendimenti quando va bene. Tanto che capirsi mica sempre è facile. Anche se il presidente Durnwalder qualche concessione la fa più che volentieri: «Tutti mi chiamano Luis. Ma io all’anagrafe sono registrato come Alois».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSez … girata.asp

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Sul tedesco l’inutile guerra all’Alto Adige

di SEBASTIANO VASSALLI

Due notizie nello stesso giorno. A Milano, il consigliere comunale Salvini chiede al sindaco che venga stabilita con un’ordinanza «l’obbligatorietà anche della lingua italiana negli annunci economici, immobiliari» eccetera, destinati all’affissione nei luoghi pubblici. A Roma, il ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto intima alla Provincia autonoma di Bolzano di «provvedere alla rimozione dei circa 36.000 cartelli esistenti in versione monolingua tedesca», su strade e sentieri di montagna.
In caso contrario minaccia, nientemeno, di «dare inizio alla procedura di attivazione del potere sostitutivo prevista dall’art. 120 della Costituzione». Una dichiarazione di guerra. Il modesto parere di chi scrive è che, nonostante le cannonate a salve e gli squilli di tromba, nella realtà cambierà poco. A Milano in via Paolo Sarpi continueranno a vedersi i cartelli scritti soltanto in cinese, e in Alto Adige sui sentieri alpini continueranno a esserci indicazioni scritte soltanto in tedesco. Forse non proprio dappertutto; qualche abuso più macroscopico verrà corretto, com’è del resto nell’interesse di una regione che ha nel turismo una delle sue maggiori fonti di ricchezza; ma la tendenza continuerà a essere quella, con buona pace dei ministri italiani e del rispetto delle regole in materia di segnaletica stradale. E allora? La questione dei toponimi e dei cartelli stradali, in Alto Adige, è una questione antica e apparentemente semplice, che però ne implica cento altre; forse non è la questione delle questioni, ma in qualche modo la riflette e la simboleggia. Se, in questi caldi di luglio, si torna a parlarne, significa che i rapporti tra potere centrale dello Stato e Regione autonoma attraversano un momento di particolare difficoltà; e dati i presupposti, per così dire, «storici», tra Roma e Bolzano, il pensiero corre immediatamente alle questioni di bilancio. Ai soldi. Può darsi che mi sbagli, ma i cartelli sui sentieri di montagna vengono riproposti alla pubblica attenzione con questi toni concitati perché all’orizzonte ci sono questioni di soldi. Un’autonomia come quella altoatesina non si regge sui cartelli stradali: per quelli, basterebbe il buon senso. Si regge su ben altro e (forse) è proprio su quello che si litiga.
(Da La Stampa, 23/7/2010).
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VIA LA SEGNALETICA IN TEDESCO

E polemica a Bolzano sull’ultimatum di Fitto
Continua a far discutere la decisione del governo di far rimuovere 36 mila cartelli scritti in tedesco e posizionati sui sentieri dell’Alto Adige. E in particolare fa discutere l’ultimatum lanciato dal ministro per le Regioni, Raffaele Fitto, affinché la sostituzione con insegne in lingua italiana avvenga entro 60 giorni. Il
presidente della provincia, Luis Durnwalder, ha respinto quello che ha chiamato un «diktat arrogante».
Il ministro Fitto, secondo Durnwalder «sbaglia due volte», perché chiede di eliminare i cartelli e poi minaccia di passare alle vie di fatto. «Se medita di fare azioni di forza ha detto il presidente – prevedo azioni altrettanto determinate. E potrebbe finire male». Parole cui Fitto ha risposto nel corso di un’intervista
a Radio 24-11 Sole 24 Ore: « È molto grave che un rappresentante delle istituzioni faccia questo tipo di minacce». Il ministro ha anche proposto a Durnwalder un’intesa che prevede la sostituzione graduale entro due anni dei cartelli monolingue su suolo pubblico, per ripristinare il principio statutario del bilinguismo. «La verità – ha concluso il ministro – è che il presidente Durnwalder ritiene che in Alto Adige
possano esserci dei cartelli su suolo pubblico con indicazioni esclusivamente in tedesco, ma questo non è più accettabile». Parole di solidarietà a Fitto sono giunte da diversi esponenti del Pdl e dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
(Da Il Sole 24 Ore, 24/7/2010).
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Durnwalder: nessuno vuole la guerra dei nomi
«Sulla toponomastica nessuno vuole la guerra, né il ministro Fitto, né il governo, né tanto meno io». Così, il governatore altoatesino Luis Durnwalder ha smorzato lo scontro che si era aperto nei giorni scorsi con il ministro
per i Rapporti con le regioni Raffaele Fitto sulla segnaletica dei sentieri solo in lingua tedesca.
«In questi giorni – ha aggiunto Durnwalder – ognuno ha detto cosa pensava con le sue parole, ora però dalle parole dobbiamo passare ai fatti e fare di tutto per risolvere la questione della toponomastica». «La convivenza non è in pericolo». Durnwalder ha annunciato che, non trattandosi di un decreto o di una disposizione, non ci sarà nessun ricorso contro la diffida ministeriale. In attesa dell’atto formale del governo, invierà una risposta alla lettera del ministro Fitto.
Il partito Svp ha intanto elaborato per il consiglio provinciale un disegno di legge con l’obiettivo di regolamentare una volta per sempre la questione che da decenni causa polemiche. «Dobbiamo riportare il dibattito nelle istituzioni, ovvero in consiglio provinciale che ha la competenza in merito», ha detto il capogruppo della Svp, Elmar Pichler Rolle, che non ha voluto anticipare i contenuti del ddl. Secondo il quotidiano Alto Adige, è stata accantonata la vecchia proposta di Durnwalder, criticata dai partiti italiani, di un sondaggio in loco per verificare l’uso reale dei toponimi italiani. Ad esprimersi sui dubbi dovrebbe essere invece una commissione d’esperti.
(Da Il Sole 24 Ore, 27/7/2010).




3 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

AUTONOMIE A RUOTA LIBERA Scontro sui nomi delle località <br />
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L’Alto Adige fa la guerra all’italiano <br />
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Il presidente della Provincia Durnwalder vuole cambiare 300 cartelli stradali per usare solo il tedesco <br />
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di Roberto Bonizzi <br />
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Lui si chiama Alois,ma gli italiani lo chiamano Luis. È nato a Pfalzen (che sulle mappe <br />
si trova come Falzes), in frazione Hofem (detta anche Corti). Dumwalder è presidente, <br />
da 22 anni e mezzo, della Provincia di Bolzano e proprio non ne vuole sapere dei cartelli della sua zona storpiati in italiano. La questione è sottile e pure parecchio complessa. <br />
Come sottolineato dal Italia Oggi, tutto parte dai 1.526 toponimi tutti in tedesco installati dall’Alpenverein, il club alpino in lingua germanica e ladina dell’Alto Adige. Una commissione ad hoc ha stabilito che il 10% delle indicazioni dovrebbe restare in tedesco, mentre un 45% dovrebbe essere interamente bilingue e un altro 45% avere in italiano almeno l’indicazione generica come lago o monte. Tutti in versione bilingue anche i nomi dei rifugi. Ma Durnwalder non ci sta. <br />
E sui nomi dei rifugi preferirebbe solo il nome originario dei vecchi tempi asburgici. <br />
In totale erano 620 le indicazioni in italiano da salvare, ma il presidente ha fatto la sua <br />
contro-lista. Che conteneva prima 100, poi 225, quindi 300 toponimi italiani da eliminare. <br />
La metà. Un piano che il leader della Svp conta di discutere con il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, che ha fatto rotta su Renon (a 16,4 chilometri da Bolzano) per un po’ di vacanza. Ma ad aspettarlo troverà un presidente, magari in divisa da Schútzen, con propositi bellicosi. «Questa lista non è frutto del caso - spiega Dumwalder - Il primo principio è che le organizzazioni private possono assegnare il nome che vogliono a una loro proprietà, e ciò vale anche per i nomi dei rifugi». Il secondo riguarda la denominazione di località che si trovano su suolo privato. «Ci sono alcune malghe - continua - che hanno nomi legati al maso nella cui proprietà ricadono: questi non dovrebbero essere tradotti. L’esempio più concreto è Malga Sasso, un nome di fantasia: dovrebbe chiamarsi Malga Stein perché è sul terreno privato del Maso Stein». Per aggirare la polemica la Svp aveva pensato anche a una nuova segnaletica con cartelli su cui verrebbe riportato soltanto un pittogramma (una casetta per la malga) più il nome specifico, solo in tedesco. <br />
Ma il Cai non è d’accordo e resta fermo sui cartelli bilingui. Durnwalder, che sulla manovra appoggia il governo («Noi siamo in prima classe, ma è ovvio che se la nave affonda affoghiamo anche noi. Accetteremo sacrifici e risparmi»), sui nomi è irremovibile. E sta preparando il terreno per bocciare la lista dei 620 toponimi. <br />
È già in subbuglio il Pd, al governo in Provincia con la Svp. «Su un tema così importante - dice il segretario Antonio Frena non saranno i singoli a decidere, nemmeno autorevoli come Durwalder». Ma Alois, quinto di undici figli di una famiglia contadina della Val Pusteria, non è dello stesso parere e si sta spianando la strada. Per finirla con la pantomima dei doppi nomi studiata da Ettore Tolomei, il geografo di epoca fascista che «ribattezzò» in italiano tutti i luoghi dell`Alto Adige. Dopo che la sua tomba fu devastata più volte dai terroristi al grido di«becchino del Sud Tirol» oggi la sua opera potrebbe sparire dai cartelli. E lui riprendere a rivoltarsi nella fossa. <br />
(Da Il Giornale, 17/8/2011).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Cartelli per indicare i sentieri in Alto Adige<br />
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Bolzano e la querelle sui cartelli in tedesco i pm archiviano: "Ma fu pulizia etnica" <br />
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di ANDREA SELVA <br />
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Un’operazione di «pulizia etnica» della micro-toponomastica italiana. Ecco come la procura di Bolzano ha definito la sostituzione di 35mila cartelli di montagna lungo i sentieri dell’Alto Adige utilizzando solo il nome tedesco delle località (invece di affiancarlo con la traduzione italiana). Ma non ci saranno conseguenze penali, poiché l’inchiesta si è conclusa con una richiesta di archiviazione: troppo generiche le indicazioni che la Provincia autonoma di Bolzano aveva affidato all’Alpenverein (l’associazione alpinistica locale), raccomandando semplicemente di utilizzare le denominazioni «conosciute dalla gente del luogo». Detto fatto: sui sentieri (troppo) spesso erano comparse le indicazioni esclusivamente in tedesco. Ma nessun abuso: secondo la procura infatti non c`è la prova che i volontari dell’Alpenverein abbiano agito con la consapevolezza di violare le norme. <br />
Di certo c’è che la segnaletica ogni estate suscitale proteste dei turisti italiani che frequentano i sentieri dell’Alto Adige. E sul tema è ancora in corso una trattativa serrata sulla necessità di integrare i cartelli con i nomi italiani: malga per «alm», lago per «see», sentiero per «weg», Una questione anche di sicurezza, talvolta affidata al fai-da-te: scritte italiane (in pennarello) improvvisate sulla segnaletica ufficiale. Per l’installazione dei cartelli di montagna contestati la Provincia autonoma aveva speso 3 milioni e 800 mila euro.<br />
(Da La Repubblica, 29/7/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

ALTO ADIGE IL MINISTRO: ESAMINEREMO LA NUOVA LEGGE PROVINCIALE<br />
Bolzano, lite sui cartelli Giarda: le lingue sono due<br />
di Francesco Alberti <br />
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Italiani che gridano alla «pulizia linguistica» e si preparano a dare battaglia, a costo di arrivare alla Corte costituzionale. Tedeschi che agitano antichi fantasmi: «Ecco che torna lo spirito fascista, lo stesso di 90 anni fa». Lingue bollenti in Alto Adige, dove di lingue ce ne sono almeno tre (italiano, tedesco e ladino) e dove da quasi mezzo secolo il pendolo delle varie comunità, a dispetto dell' obbligo al plurilinguismo previsto dallo Statuto d' autonomia, non ha ancora trovato un assetto definitivo. Figurarsi ora che è stata varata dalla giunta provinciale di Bolzano, dopo quasi mezzo secolo, la nuova legge sulla toponomastica (grazie all' asse Svp-Pd): testo «d' indirizzo», come lo chiamano, ma dalla valenza oggettivamente storica, visto che in queste vallate ancora sopravvive, seppur affiancato da toponimi tedeschi e ladini, il famigerato Prontuario stilato nel 1923 dall' irredentista Ettore Tolomei sotto l' ombrello nazionalista del governo Mussolini. Benedetta dal grande capo della Svp, nonché potente presidente della Provincia, Luis Durnwalder, la nuova normativa, che affida a una commissione paritetica composta dai 3 gruppi linguistici il compito di valutare i toponimi di monti, torrenti, malghe e frazioni, ha scatenato le ire di Pdl e Fli, che hanno denunciato l' ennesimo tentativo di penalizzare il ruolo della comunità italiana («Un grave passo indietro che rischia di portare alla scomparsa di tutti i toponimi della nostra lingua»). A rendere gli animi ancora più bollenti ci si è messo pure Durnwalder, che, durante la conferenza stampa di presentazione della nuova legge, ha affermato (parlando in tedesco): «È chiaro che migliaia di toponimi verranno ripristinati nella loro forma originaria», aggiungendo poi che «solo le grandi frazioni dei Comuni» resteranno bilingue. Parole interpretate come un de profundis per i toponimi italiani. A nulla è poi valso il tentativo del presidente della Provincia di rasserenare gli animi: «Ora serve buon senso: non guardiamo cosa manca, ma che cosa è stato raggiunto». Ormai le trincee erano scavate. Ieri il caso è approdato alla Camera sull' onda di un' interrogazione dei deputati pdl Giorgio Holzmann e Michaela Biancofiore, che, accusata «la maggioranza tedesca di comportarsi come quel Tolomei che combattono da sempre», hanno puntato il dito contro la composizione delle comunità comprensoriali che dovrebbero avanzare le richieste di revisione alla commissione («Organismi nei quali gli italiani sono minoranza»). La risposta del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ha lasciato aperta la strada a chi spera di poter impugnare la normativa davanti alla Corte costituzionale: «La nuova legge verrà attentamente vagliata» ha assicurato l' esponente di governo, facendo capire che non potrà sottrarsi a quel principio di bilinguismo sancito dalla Costituzione. I vertici della Svp ostentano sicurezza: «La legge reggerà ad eventuali impugnazioni». E si sentono a un passo da una storica vittoria: «Finalmente vengono riconosciuti come primari i nomi tedeschi e ladini». Ma Pdl e Fli: «Presenteremo ricorso al Tar caso per caso». La guerra dei nomi. <br />
(Dal Corriere della Sera, 20/9/2012).

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