Il fiorentino dei nonni

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“Gergo nostro brutalissimo”

di Leopoldo Gori

Trovandosi, linguisticamente parlando, ai limiti del territorio fiorentino, la sua posizione di confine gli ha permesso di mantenere una serie linguistica schiettamente antifiorentina. E’ interessante scoprire, infatti, che a pochi chilometri da Firenze “racchio” significa “grappolo senza acini”, che “covaccino” vuol dire ancora “schiacciata” e che li’, per gli anziani, la voce “santina” sta ancora per “fettunta”. Si tratta della parlata di Travalle, antico centro abitato fra Firenze e Prato dove vive ancora un dialetto molto conservativo e ce ne parla Silvia Calamai nel libro tutto toscano: “Nel gergo nostro brutalissimo”. Ben 170 pagine di ricerca linguistica e di tradizioni, accompagnate da storia,immagini e folclore a cura di Francesco Ruchin e corredate dalle belle foto su antichi ambienti scattate da Aldo Covelli. Il singolare volume non presenta un’indagine solo per gli addetti ai lavori, ma si propone di raggiungere il pubblico piu’ vasto ed eterogeneo mettendo in luce (prima che scompaiano nella notte dei tempi) quelle preziose e colorite espressioni dialettali usate a Travalle dai nonni dell’ interland fiorentino. E Silvia Calamai, laureata in dialettologia italiana presso l’universita’ di Firenze, sa far molto bene da tramite fra il lettore e la parlata che a Travalle e’ scherzosamente definita “brutalissima”. Da La Nazione, 22/6/2003.

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