Il fascino discreto dell’eurodemocrazia

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IL fascino discreto dell'eurodemocrazia

di TIMOTHY GARTONASH
MEZZOGIORNO di fuoco abruxelles, ma nessuno si presenta. Lo sceriffo Barroso ha detto che gli serviva più tempo per riflettere sulla sua commissione. In agguato alla ferrovia un membro tedesco della banda ha mormorato «siamo tutti fiduciosi di trovare una soluzione». Poi Hans-Gert Pbttering ha tracannato minaccioso un altro sorso di acqua Perrier. Intanto, a Washington, due uomini armati fino ai denti avanzano a grandi passi sulla strada principale, tutti e due si sentono Gary Cooper di fronte al bandito assassino Frank Miller. Di sicuro ci sarà una sparatoria martedì prossimo a mezzogiorno. Mettiamo a confronto lo spettacolo della democrazia a Washington e a Bruxelles.
Sul lato destro dello schermo abbiamo il più grande western del mondo. Centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta osserveranno Kerry e Bush andare l'uno contro l'altro. li cast è familiare a tutti: un ruppetto di grandi, intensi personaggi, moti dei quali hanno l'aspetto e l'incedere da star del cinema. Questo è un kolossal di Hollywood: circa 100 milioni di dollari verranno spesi in pubblicità elettorale nell'ultima settimana, forse addirittura un miliardo di dollari per la campagna nel complesso. I protagonisti sono gli uomini più potenti del mondo, accanto alla guerra, al sesso, a Dio e alle bugie. E uno spettacolo che ci coinvolge tutti. «Sono teso pensando a martedì», mi ha detto uno studente pakistano, «anche se non è il mio paese». Quale regista potrebbe chiedere di più? Sul lato sinistro dello schermo abbiamo l'euro-dramma postmoderno, tratto dal canale franco-tedesco Arte, con sottotitoli. Il cast comprende centinaia di personaggi, molti dei quali totalmente sconosciuti alla maggioranza degli spettatori. (Pbttering? Ma chi è?) Parlano venti lingue diverse, o uno strano inglese. L'azione si svolge soprattutto dietro porte chiuse, ove complessi accordi si elaborano in sale asettiche. Invece di Dio, la guerra e le bugie, il protagonista tipico è il paragrafo 257b di una direttiva per regolamentare un qualcosa. Rocco Buttiglione, geniale personaggio uscito da uno spaghetti wester, è l'eccezione che conferma la regola. Eppure anche l'affaire Buttiglione sembra destinato a concludersi con un compromesso proprio sul più bello. E chi di noi pensa che questo davvero cambierà le nostre vite, come l'elezio ne americana? Nell'insieme quindi il peggior incubo di un regista.
La quasi totale assenza di uno spettacolo politico accessibile e avvincente è un punto debole della democrazia europea. In realtà è uno dei motivi per cui esitiamo a parlare di “democrazia europea” in cotitrapposizione ad un'Unione Europea composta di democrazie, che non è la stessa cosa. In origine la democrazia, nell'antica Atene, era costruita intorno ad una cultura di rappresentazione, nella vita politica come in teatro, in tribunale, nel ginnasio e nel simposio. Per quanto scaduto, lo spettacolo del question time alla Camera dei Comuni è un segno di vitalità della democrazia britannica. Ma immaginate di essere uno sceneggiatore al Parlamento europeo. Tuttavia i kolossal di Hollywood non sempre sono i film migliori, e questo grande successo americano difetta enormemente di democrazia. Non solo perché almeno la metà degli aventi diritto al voto non vota; abbiano lo stesso problema anche in Europa. Non solo perché un antiquato sistema elettorale fa sì che il candidato che ottiene il maggior numero di voti possa perdere, come è successo ad Al Gore l'ultima volta. Dopo tutto la Gran Bretagna, madre dei parlamenti, ha un sistema elettorale altrettanto iniquo. Non è solo per la prassi poco onesta e persino decisamente fraudolenta con cui vengono condotte le operazioni di registrazione degli elettori o per il modo in cui l'esito elettorale può essere determinato dall'abdità dei legali di entrambe le parti, come l'ultima elezione è stata decisa dallaCorteSuprema. No, la peggior deformazione sta nel ruolo giocato dal denaro stesso. Sembra ormai necessario essere plurimiliardari per candidarsi ad un'importante carica politica negli Usa. Non solo Bush e Kerry, ma Cheney, Edwards, il sindaco di New York Michael Bloomberg, e il govematore della Califomia Arnold Schwarzenegger, rientrano tutti nella categoria. Dato che un candidato alla presidenza deve raccogliere somme di denaro così elevate, una volta in carica avrà un debito di gratitudine con gli interessi specifici della grande impresa. L'amministrazione Bush ha reso il termine Halliburton sinonimo a livello mondiale di questo genere di politica, sostituendo il vecchio “Tammany Hall” con qualcosa di più grande e più spudorato. Washington è anche la mecca mondiale dei lobbyisti. Come indica Fareed Zakaria nel suo libro The Future offreedom, questi ultimi producono il curioso risultato di rendere impossibili i tagli a qualunque programma federale di spesa, per quantopalesementeobsoleto.Per definire il sistema politico americano di oggi si è tentati di rispolverare un termine semi-dimenticato: plutocrazia. Non che l'Europa sia innocente a riguardo. Bruxelles è un'altra mecca per i lobbisti, che si insinuano nella giungla dei comitati permutare la legislazione a vantaggio di particolari interessi. E un continente che ospita il monopolio mediatico di Silvio Berlusconi e la stampa euroscettica britannica dovrebbe mostrare un po' di ritegno quando si tratta di criticare l'orribile distorsione del dibattito politico americano da parte del dominio della destra sulle trasmissioni radiofoniche e della partigianeria nazionalista di Fox News in televisione. Eppure la politica in stile europeo ha la sua intensità e i suoi drammi segreti. Entrando nel meraviglioso sito web della Bbc, potete vedere un video dell'intervento al Parlamento europeo del nostro sceriffo di Bruxelles, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Nel suo inglese dalla leggera inflessione afferma che cercare di far approvare la sua attuale proposta di Commissione (con il cattolico conservatore Buttiglione responsabile per le libertà civili) non sarebbe positivo «per le istituzioni europee o per il progetto europeo». Sonoro applauso punteggiato da alcune esclamazioni critiche dell'assemblea, 'E meglio», dice sobriamente Barroso, «prendere tempo per far bene». Niente di esaltante ma se GeorgeW. Bush avesse seguito quel consiglio nella corsa alla guerra in Iraq, oggi ci troveremmo in una situazione molto migliore. Segue la risposta del presidente spagnolo del parlamento, in lingua spagnola. «Che torre di Babele!», sbufferete, ma si può anche dire che c'è qualcosa di audace e persino rivoluzionario nel cercare di farfunzionare un parlamento in venti lingue diverse. Mi ricorda unavolta, qualche hanno la, quando ho assistito ad unasedutadel Parlamento sudafricano ed ascoltato gli interventi in undici lingue diverse. Arduo, ma incoraggiante. Esaminando le biografie dei più di settecento membri di questo nuovo Parlamento troverete ex dissidenti, scrittori, studiosi, sindacalisti, economisti, giovani attivisti accanto ai soliti tediosi quadri di partito provenienti da venticinque paesi diversi. Un'insieme di persone infinitamente più variegato e interessante del Congresso Usa. Una sorta di antologia della storia europea dell'ultimo mezzo secolo. Da quella storia, e da questo complesso sistema politico, nasce una politica di negoziati pacifici, di consenso e compromesso, non di mezzogiorni di fuoco e di assi pigliatutto. Meno spettacolo, meno divertimento, certo, ma non necessariamente peggior qualità. Dovendo scegliere tra un Cheney e un Póttering, sceglierei Póttering in qualunque momento. Ecco quindi il “Fascino Discreto dell'Eurodemocrazia”, un film di Bunuel, non di Spielberg. Naturalmente guarderemo tutti il colossal americano martedì notte e pochi si sintonizzeranno sul film d'autore di Bruxelles. La vita vera è un'altra cosa. Ci piacciono i polizieschi ambientati a Los Angeles ma p referiamo vivere in Provenza.
(Traduziorie di Emilia Benghi )

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