IL DISTACCO DI LONDRA

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IL DISTACCO DI LONDRA

L'incontro Merkel- Sarkozy ha allargato la frattura con la Gran Bretagna che si era prodotta al vertice di dicembre, quando Cameron rifiutò di sottoscrivere il Trattato sull`Unione economica rafforzata. Questa volta il cuneo che rende la Manica più larga è la decisione di introdurre la Tobin tax tassando le transazioni finanziarie. Sarkozy ha annunciato che laFrancia è pronta ad adottare la tassa unilateralmente, sulla base delle proposte avanzate dalla Commissione europea.
La Gran Bretagna, che ospita la più grande piazza finanziaria della Ue, non ne ha mai voluto sentir parlare, e il premier Cameron ha appena confermato che metterà il veto su ogni decisione comunitaria al riguardo. Ieri, dopo l`incontro conil presidente francese, la Merkel ha confermato la disponibilità tedesca a varare la tassa, purché sia condivisa almeno dai paesi della zona euro. Nella Ue le decisioni in materia fiscale si prendono all`unanimità. Questo significa che l`annunciato veto britannico rende impossibile adottare la Tobin tax a livello comunitario. Ma l`insistenza francese, e la risposta tedesca, lasciano capire che si va verso l`approvazione della tassazione delle transazioni finanziarie con una cooperazione rafforzata a livello dei diciassette Paesi dell`eurozona, con la probabile aggiunta di quanti già si sono detti disponibili a sottoscrivere il nuovo Trattato senza la GranBretagna. È probabile che già alla riunione dell`Eurogruppo del 24 febbraio i ministri delle Finanze della zona euro sottoscrivano una dichiarazione di intenti in cui si dicono favorevoli alla introduzione della tassa.
Dopo il Trattato sulla disciplina di bilancio senza gli inglesi, si va dunque verso una intesa sulla tassazione che pure escluderà Londra. Ma su questo punto, gli interessi di Cameron e quelli di Sarkozy-Merkel sono inconciliabili. Il premier conservatore britannico vuole ad ogni costo tutelare la City, di cui si pone come referente politico, dal rischio che la Tobin Tax inneschi una fuga di capitali verso Paesi extra-europei che non la applicano. Sarkozy, che è ormai in piena campagna elettorale, intende invece dare un segnale che soddisfi quella grossa fetta dell` elettorato francese (enon solo) che considera la finanza il principale responsabile della crisi e chevorrebbe vederla in qualche modo sanzionata. La Merkel è d`accordo. Da tempo la cancelliere tedesca insiste sulla necessità di riaffermare il primato della politica contro l`apparente strapotere dei mercati finanziari. Ma deve procedere con cautela perché il piccolo partito liberale tedesco, che appoggia la sua coalizione, si è dichiarato finora contrario all`adozione unilaterale di una tassa sulle transazioni. Ieri però, al Parlamento europeo, i liberali tedeschi si sono schierati a sorpresa conia stragrande maggioranza dei deputati che si dicono favorevoli all`introduzione della Tobin tax nella zona euro entro il 2014.
Dopo molti anni di dibattito assolutamente infruttuoso, sembrerebbe dunque che l`idea lanciata nel'72 dal premio Nobel per l`economia James Tobin possa tramutarsi in realtà, almeno per i Paesi della zona euro. E che Londra sia destinata a compiere un ulteriore passo fuori dall`Europa. Ma queste due novità di portata storica non sarebbero state possibili senza il contributo determinante di Mario Monti. È stato il presidente del Consiglio italiano, infatti, a ribaltare di 180 gradi la posizione di Berlusconi rispetto alla tassazione delle rendite finanziarie. Fino all`autunno, l`Italia sosteneva la tesi britannica che la Tobintax potesse essere varata solo sulla base di un accordo unanime del G20. Questo, di fatto, rendeva impossibile proporre una cooperazione rafforzata a livello europeo tra i membri dell`Unione monetaria.
Monti, che è stato allievo di James Tobin, ma che viene accusato dall`estrema destra e dall`estrema sinistra di essere «l`uomo delle banche e della grande finanza internazionale», ha ribaltato la posizione di Berlusconi e ha dato il consenso dell`Italia al varo della nuova imposta. Una scelta che il premier italiano ha probabilmente confermato a Sarkozy nel corso del loro incontro a Parigi la settimana scorsa. Il presidente francese si è dunque sentito abbastanza forte per premere sulla Merkel e ottenere il suo consenso a procedere anche senza la Gran Bretagna. Si assiste così al paradosso che il presidente del Consiglio italiano, pur dicendosi determinato a riportare Londra nel consesso europeo, finisce inevitabilmente per accelerane il distacco. È accaduto al vertice di dicembre, quando Monti fu tra quelli che più decisamente respinsero le pretese di Cameron di ottenere privilegi per la City in cambio del via libera al Trattato. Ed è accaduto ora con la Tobin tax. Questo non semplificherà l`imminente viaggio del Professore a Londra. Ma di certo renderà più credibile il prossimo vertice di Roma con Merkel e Sarkozy che dovrebbe sancire definitivamente l`ingresso dell`Italia nel direttorio franco-tedesco.

di ANDREA BONANNI

la Repubblica, pag 1 segue a pag 41
10/01/12




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