Il disegno della vecchia Europa

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Il disegno egemonico della vecchia Europa

La tesi della sinistra, che attribuisce la sconfitta di Durao Barroso sia alla linea seguita da Rocco Buttiglione di fronte a una commissione del Parlamento europeo, sia alla designazione dello stesso Buttiglione da parte di Berlusconi è infondata e ( …)

(…) mistificante. Per cui risulta altrettanto falsa la tesi che sarebbe stata tutta la politica estera del governo di centrodestra a creare un sentimento anti-italiano in Europa che ha trovato in Buttiglione il capro espiatorio. Commentando su questo giornale la vicenda al suo primo manifestarsi, il 12 ottobre scorso, scrivemmo che «il primo dato che emerge è lo scontro istituzionale tra Commissione e Parlamento» e che «il secondo dato che emerge è il consolidamento dell'asse Madrid-Parigi-Berlino». I commenti più seri, quelli meno condizionati dalla polemica interna italiana, hanno messo in evidenza questi aspetti. Già il 18 ottobre l'International Herald Tribune scriveva che il braccio di ferro tra Commissione e Parlamento sollevava il problema dell'equilibrio dei poteri in seno all' Unione Europea e scorgeva nel Parlamento un'istituzione ancora giovane che lottava per espandere il suo controllo sulle altre istituzioni della Ue in vista dell'eventuale nascita dello Stato federale europeo. In particolare, il quotidiano sottolineava che lo scontro metteva in evidenza la lotta tra chi sostiene questo tipo di Stato e chi invece vuole conservare spazi di autonomia agli Stati nazionali. In altre parole, tra il modello franco-tedesco (e ora anche spagnolo), nel primo caso, e quello britannico, cui sono vicini, tra gli altri, l'Italia, la Polonia, lo stesso Portogallo e la Spagna finché è stata guidata da Aznar.
Tale contrasto era emerso già in sede di Convenzione e di redazione finale del testo della Costituzione, che è un compromesso aperto sia su uno sviluppo federale eurocentrico (o ad egemonia franco-tedesca, da sempre sostenuto da Prodi) sia su uno sviluppo euroatlantico. La battaglia culminata ieri nel ritiro della Commissione da parte del suo presidente designato è un episodio di questa nuova – ma per fortuna incruenta – nuova guerra civile europea.
Non dimentichiamo che il nocciolo duro socialdemocratico che ha costretto Barroso al ritiro è stato appoggiato dagli eurodeputati comunisti, ovvero da quelle forze che hanno sempre auspicato un'Europa «terza forza», eufemismo per indicare un'Europa sempre più sganciata dagli Stati Uniti, e destinata di fatto ad essere egemonizzata dalle potenze europee più forti. Parigi e Berlino, ovvero Chirac e Schrider, hanno condannato la politica estera americana in Irak, non tanto per smisurato amore per questo Paese e una soluzione politica (intesa come pacifica), alla quale il terrorismo ha dichiarato guerra con i fatti e non con le parole, bensì per affermare la loro linea come la linea dell'intera Unione Europea. E proprio due giorni fa, a Berlino, i due leader hanno dato la loro approvazione all'apertura del negoziato con la Turchia, dopo che la Commissione-a Leva presentato un rapporto dello stesso tenore il 6 ottobre, facendo capire che è il loro parere quello che conta.
Quindi, sul caso Buttiglione, è stata giocata una partita sull'orientamento generale dell'intera Unione Europea (politica estera e politica economica), che ha trovato il Parlamento pronto ad approfittarne per affermare la propria supremazia nei confronti della Commissione e, indirettamente, anche sul Consiglio europeo che aveva scelto Barroso, rispettando quella volontà maggioritaria di centrodestra espressa dai cittadini europei nelle elezioni dello scorso giugno. Risulta perciò del tutto mistificante sostenere che sia stata la scelta di un «cattolico confesso» a scatenare la crisi.
Ma anche la più velenosa accusa, che consiste nell'attribuire la responsabilità di tutto quello che è successo alla politica estera di Berlusconi, che avrebbe così svelato il suo autentico euroscetticismo, cade. Perché il disegno franco-tedesco (lo confessò lo stesso ex cancelliere Willy Brandt nelle sue Memorie) di creare un'Europa indipendente dagli Stati Uniti (che poi significa dipendente da alcuni Paesi europei, i più forti) è molto più antico.
Una sola e più che sufficiente prova. Prima pagina, articolo di spalla del Corriere della Sera del 10 gennaio 1980: ovvero di oltre 24 anni fa. Titolo: «Giscard e Schmidt studiano una ricetta “made” in Europa diversa da quella di Carter». (E Carter era un presidente democratico: avviso per chi pensa che con Kerrv la linea Usa cambierebbe). Oggetto dell'articolo, a firma di Alberto Cavallari, la posizione da prendere verso l'Urss che aveva invaso l'Afghanistan. Secondo Cavallari, di cui la sinistra conserva un buon ricordo, «Francia e Germania hanno ormai stabilito una “linea” che non coincide con quella di Carter e che cercheranno di farla diventare una linea europea».
Il disegno egemonico viene da molto lontano, ed è un disegno che sta alla base del Trattato di Maastricht e della moneta unica, che in buona parte sono responsabili della perdita di flessibilità e quindi di competitività dell'Europa, e della stessa Costituzione, che tuttavia conserva, come detto, la possibilità di una duplice evoluzione. In ogni caso, Berlusconi e la sua politica estera non c'entrano come causa della crisi culminata ieri. Ma c'entrano come ostacoli a quel disegno, e che come tali sono stati colpiti.
Ovviamente è stato un errore impostare la difesa -di.Ruttiglione su posizioni personalistiche, ancorché fondate, mentre si sarebbe subito dovuto denunziare almeno lo scontro istituzionale e la volontà del Parlamento di prevaricare nei confronti della Commissione e del Consiglio dei ministri. Ma questa è un'altra storia.

Alessandro Corneli
Il Giornale, 28.10.2004, p. 1

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