Il «discorso» del beluga

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E’ UN CASO UNICO NEL REGNO ANIMALE. MA LA TENDENZA SCOMPARE CON L’ETÀ ADULTA

E il beluga imparò a parlare come gli umani

Il «discorso» del beluga

di Carola Traverso Saibante

E’ un caso che pare unico nel regno animale: una specie che può e vuole imitare i suoni del linguaggio umano e non dopo un percorso di apprendimento, ma di propria spontanea volontà. E’ il caso dei beluga, le balene bianche.

IL SUB E LA BALENA – «Chi mi ha chiesto di uscire?» chiese il sub riemergendo dalla vasca dove stava nuotando. Nessuno. O meglio: qualcuno aveva effettivamente parlato, ma non era stato uno dei suoi compagni umani. Era Noc, una balena bianca. Sono passati tanti anni da quel giorno, tanti anni di studio, che ha confermato ciò che quel sub udì: le balene bianche possono emettere vocalizzazioni che imitano i suoi umani, e lo fanno spontaneamente quando decidono loro. Noc quel giorno aveva ripetutamente imitato il suono «Out!», «Fuori!» udito dal sommozzatore. Non era la prima volta che scienziati che si occupano di questi cetacei li sentivano emettere suoni che assomigliavano a quelli umani, in mare aperto o negli acquari. Per la prima volta, però, è stato possibile condurre uno studio così approfondito. I risultati di anni di ricerca e registrazioni da parte degli scienziati della National Marine Mammal Foundation di San Diego sono ora stati pubblicati nella rivista scientifica Current Biology.

UN ESERCIZIO COMPLICATO – Le balene beluga sono dette «canarini del mare» proprio per le frequenti vocalizzazioni in toni acuti che emettono per comunicare. Lo studio in questione è il primo che riesce a dimostrare come questa specie possa apprendere spontaneamente a imitare i suoni di un’altra specie, quella umana, utilizzando a proprio piacimento le vocalizzazioni copiate. I suoni emessi dagli esseri umani – e magistralmente riprodotti dalla balena bianca – sono di parecchi ottavi più bassi di quelli normalmente utilizzati dal beluga per comunicare con i membri della sua specie. Per riuscire a riprodurli, Noc riusciva ad gestire la pressione nelle sue cavità nasali – dove vengono prodotti i suoni – ed effettuare altri complessi aggiustamenti anatomici, come gonfiare il sacco vestibolare dello sfiatatoio. «Le nostre osservazioni suggeriscono che la balena doveva modificare i suoi meccanismi vocali per riuscire a imitare il nostro linguaggio» ha spiegato Sam Ridgway, presidente della National Marine Mammal Foundation. Non solo i suoni, ma anche le pause (e l’armonia complessiva dei fonemi emessi) combaciavano perfettamente con quelli del linguaggio umano.

UNA STORIA NON FINITA – Altri animali, in particolare i delfini tra i cetacei, e i pappagalli, sono in grado di imitare suoni umani in stile e durata, ma questo processo è il frutto dell’apprendimento, dovuto all’insegnamento dell’uomo. Anche Noc, dopo la casuale scoperta, per alcuni anni durante la sua gioventù si è prestato ai ricercatori, rispondendo alle imbeccate vocali degli scienziati che hanno così potuto studiare a fondo come l’animale riusciva ad imitarli. La balena bianca, però, una volta raggiunta la maturità sessuale ha smesso di parlare agli umani: forse come loro crescendo ha perso alcune delle meravigliose capacità che aveva da piccolo. O forse da ‘ragazzo’ era semplicemente più interessato ad altre cose… Noc è morto cinque anni fa, ma le sue giovani, prodigiose vocalizzazioni resteranno nella storia.
(Da corriere.it, 23/10/2012).




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