Il dialetto napoletano non piace più

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Il cantautore rifiuta le generalizzazioni

Peppino Di Capri: “E’ vera soltanto una cosa

Il nostro dialetto, oggi, non piace più”

di Nino Femiani

Peppino Di Capri, c’è un nesso tra dialetto napoletano e criminalità organizzata?

“E’ una sciocchezza. Il mondo, l’accento e la musica partenopei sono anni luce lontani dalla violenza. Due mondi distanti”.

Peppino Di Capri, uno degli interpreti musicali più innovativi della canzone napoletana, non difende i napoletani a prescindere. “Non conosco con esattezza le parole della segretaria dei Radicali, ma mi sembra ingeneroso accomunare alla camorra chi parla napoletano. Le generalizzazioni sono sempre sbagliate, così come è sbagliato sottovalutare il problema della malavita”.

Fino a pochi anni fa, il dialetto napoletano faceva tendenza nella musica e nello spettacolo. E ora?

“Ora non funziona più: è vero, la magia è finita. Purtroppo il ‘verbo’ napoletano non stimola più la fantasia e si finisce per avvicinarlo solo alle storie più squallide. Io cerco ancora di usarlo in maniera sentimentale e nella mia canzone, ‘Guaglioni’, invito i ragazzi a guardare alle cose belle della vita”.

Resta l’immagine di una comunità spesso accusata di essere più sensibile al fascino dei cattivi che dello Stato.

“E’ un luogo comune, quello di un napoletano rassegnato alla violenza. La verità è che i napoletani sono sognatori e come tali sono filosofi, un po’ rassegnati a subire le ingiustizie. Qualche volta ci ridiamo su, ma è sempre sbagliato identificare il Sud e Napoli con la malavita”.

Sarà perché negli ultimi tempi l’immagine della città ne è uscita a pezzi…

“Sì, ma sono momenti. E i politici, che devono aiutare nella risalita, non dovrebbero poi essere i primi ad accusare”.

(Da La Nazione, 18/8/2007).

Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 06 Set 2007 – 18:50 [addsig]




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