IL CUPIO DISSOLVI DELL’EUROPA

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Il Riformista, 14 maggio 2005

IL CUPIO DISSOLVI DELL'EUROPA

di Biagio de Giovanni

Le classi dirigenti europee si trovano dinanzi a una responsabilità enorme, che riguarda la possibilità di sostanziale emarginazione del continente dai punti alti dello sviluppo economico mondiale. Non si tratta affatto di allarmismo, ma di orizzonti assai concreti e prevedibili se qualcosa non cambierà nel profondo del modello di sviluppo del continente e nell'azione responsabile delle sue classi dirigenti. Fra non molti anni, America Cina India guideranno lo sviluppo mondiale, e all'Europa sarà riservato un posto assai più ridotto, e neanche all'Europa come tale, ma a singoli paesi con una potenzialità dissolutiva della stessa convergenza che i trattati (e la costituzione in via di ratifica) in qualche misura cercano di garantire.

Il 29 maggio dei francesi è importante anche da questo punto di vista, giacché senza una costituzione ciascuno Stato sarà spinto ancor più a fare da sé (nei limiti possibili oggi) e a ridurre il campo delle solidarietà e ad accentuare quel conflitto economico intraeuropeo di cui poco si parla, ma che non sta affatto solo nelle pieghe della realtà, e che è uno dei veri paradossi della moneta unica. A quel punto, si potrebbe verificare una previsione che negli anni trascorsi fu abbastanza ampiamente discussa soprattutto fra gli analisti americani (ma non solo), che cioè la moneta unica lungi dallo sviluppare le sue potenzialità politiche finisse con il ridursi entropicamente a un mero e dunque rischioso segnale “monetario”, addirittura con possibilità di ritorni all'indietro in direzioni non prevedibili. Con le ulteriori conseguenze (anche esse non difficilmente calcolabili) di un ulteriore allontanamento della Gran Bretagna dal processo europeo (una situazione di stallo già si intravede oggi) e di una disaffezione dei paesi entrati da poco, che hanno molto fondato sul carattere di quella che pareva fino a un po' di tempo fa la promessa di uno sviluppo impetuoso. Ricordiamo la previsione di una Europa che avrebbe superato i tassi di sviluppo degli Stati Uniti in pochi anni?

Solo moneta

Di tutto questo, non mi sembra vi sia vera consapevolezza in giro, a cominciare dai sindacati nazionali ed europei, soggetti che dovrebbero sentirsi toccati fin nel profondo dal tema indicato, ed è una delle ragioni che lasciano assai perplessi sulla forma e sui limiti del dibattito pubblico intorno ai temi indicati. L'assenza dell'Europa dallo scenario economico mondiale può avere conseguenze assai negative, accentuando terribilmente squilibri anche politici , ma non è su questo che intendo metter l'accento, anche se va aggiunto che quella assenza renderebbe subito obsoleta l'idea di Europa «potenza civile» oggi assai in corso con notevole aggiunta di retorica.

La cosa che più colpisce, in questo scenario tutt'altro che ipotetico e lontano, è che, di questo, le classi dirigenti europee (di qualunque colore politico, per la verità) non sembrano veramente interessate a discutere, come se l'attuale mancanza di solidarietà intraeuropea su tanti temi avesse innescato una sorta di cupio dissolvi, o di vivere alla giornata, in attesa non si sa di che cosa. Si parla d'altro: difesa a oltranza di un mitico modello europeo che coesiste paradossalmente con un pentitismo che tocca la storia dell'Occidente, attacco a un preteso liberismo selvaggio che pervaderebbe la costituzione (e i trattati esistenti), attacco al tema stesso della competitività non di rado definito spregiativamente come il «mito» della competitività.

Intanto, le cose vanno nella direzione indicata, e nulla sembra fare ostacolo al corso delle cose. Il vero dramma dell'Europa sta anzitutto in questi dati.

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